Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Torri del Quartiere “Falchera Nuova”

Le sedici torri della “Falchera Nuova”, realizzate per mezzo di sistemi di costruzione prefabbricata all’inizio degli anni Settanta, svolgono un efficace ruolo di nuovo margine della città verso la campagna e le infrastrutture, concludendo l’espansione del quartiere.


VIA DEGLI ULIVI 15

Costruzione: 1971 - 1973

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  • condominio | torre | abitazione

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  • trasform

Il quartiere di Falchera nasce come caso pilota della “legge Fanfani” (1949) e del «Piano incremento occupazione operaia case per lavoratori»; pensato per seimila abitanti, è collocato all’estremità nord del territorio comunale, isolato e “autosufficiente”. Si sviluppa lungo Via degli Ulivi (numeri civici 15, 17, 19, 21, 23, 29,  31, 33, 35, 37, 106, 108, 110, 112, 114, 116). L’impianto urbanistico del 1951 – di Giovanni Astengo, Sandro Molli-Boffa, Mario Passanti, Nello Renacco e Aldo Rizzotti – modellato su esempi nordeuropei, prevede un impianto “a fiore”, variamente articolato, che disegna spazi complessi e con caratteri di “domesticità”, con edifici di tre piani.

Il quartiere viene ampliato verso nord tra gli anni ‘60 e i primi anni ‘70 – su disegno ancora di Rizzotti (capogruppo), Mario Bianco, Sergio Nicola e Augusto Romano – facendo ricorso a sistemi di prefabbricazione. Il limite esterno della Falchera viene spostato verso la campagna per mezzo di edifici in linea di quattro piani dalla disposizione planimetrica che si richiama, con differenti dimensioni e qualità architettonica, all’impianto originario, e concluso (1971-73) dall’inserimento di sedici torri di dieci piani (civici 15-29: Amedeo Albertini, Nello Renacco, Sergio Nicola; civici 31-116: Francesco Dolza, Guido Barba Navaretti). Gli edifici a torre, strettamente vincolati dalle richieste Gescal e Iacp, sono molto simili tra loro e con uguale orientamento; a pianta quadrata, presentano facciate piane, soltanto leggermente articolate alle rientranze delle logge, e coperture a quattro falde (un po’ più complesse nel caso delle cinque torri più a nord, opera del gruppo di Albertini). A dispetto di soluzioni architettoniche fortemente condizionate da costi e tecnologie, l’allineamento delle torri della Falchera segna con efficacia il margine della città verso la campagna e le infrastrutture.

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