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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Castello di Mirafiori

Nel 1585 Carlo Emanuele I di Savoia avvia i lavori per la costruzione del castello di Mirafiori, conosciuto anticamente anche come Millefiori. La residenza sorta sulle rive del Sangone diventa così parte della cosiddetta Corona di delizie di casa Savoia. Demolita nel corso del XIX secolo, ne rimangono oggi solo poche tracce e l’utilizzo del toponimo per indicare l’intera zona circostante.


Lat: 45.01012549835644 Long: 7.635805875052029

Costruzione: 1585

Distruzione: XIX Sec. (1800-1899)

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  • Su un terrazzamento naturale nei pressi del fiume Sangone, Jacopo di Savoia-Nemours acquista nel 1581, da Emanuele Filiberto Pingone, la tenuta della Spinetta e vi costruisce una villa denominata Pellegrina. Quattro anni dopo l’edificio e il terreno circostante passano al duca Carlo Emanuele I di Savoia, che nel 1585 ne fa dono alla giovane moglie Caterina D’Asburgo, secondogenita di Filippo II di Spagna. In onore delle origini spagnole della consorte il possedimento prende il nome di Miraflores, ovvero “guarda i fiori”.

    Nessun documento attesta con certezza il nome di chi progettò questa delizia; è tuttavia probabile che i lavori siano stati diretti da Carlo di Castellamonte, all’epoca architetto ufficiale di corte.

    Nel cantiere di Mirafiori, grande importanza viene data anche alla sistemazione del parco e, per conferire maggior spazio ai giardini, tra il 1587 e il 1627, vengono realizzati numerosi interventi finalizzati alla deviazione del Sangone.

    Nel 1636 il castello diventa dimora di Maria Cristina, sorella del re di Francia e moglie del principe ereditario Vittorio Amedeo I, e nello stesso anno ospita la regina Cristina di Svezia in visita a Torino.

    Il lento declino della residenza comincia nel 1640 quando è bombardata dall’esercito francese, durante la guerra di successione detta dei Due Cognati. Nel periodo successivo la corte sabauda perde gradualmente interesse per la tenuta di Mirafiori, dando inizio alla costruzione di nuove e più fastose residenze: Carlo Emanuele II decide di investire la maggior parte delle risorse economiche nel cantiere di Venaria e, in seguito, Vittorio Amedeo II ordina la costruzione della palazzina di caccia di Stupinigi, non lontano da Mirafiori.

    Ormai priva della sua funzione di luogo di delizie, nel 1741 la residenza viene riadattata a manifattura di tabacco e, infine, nel 1753 re Carlo Emanuele III la vende all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Dopo vari passaggi di proprietà, nel 1866 la tenuta viene ceduta a Rosa Vercellana, futura moglie morganatica di Vittorio Emanuele II, che da questo momento acquisisce il titolo di contessa di Mirafiori e Fontanafredda.

    Il castello, oramai in pessime condizioni a causa delle frequenti inondazioni del Sangone, viene completamente demolito a fine secolo, lasciando come traccia del proprio passato solo pochi resti del parco.

    A testimonianza dell’antico splendore della residenza rimangono fortunatamente alcune incisioni dell’epoca e la descrizione conservata nel Theatrum Sabaudiae:

    “Il Castello di Millefiori, residenza suburbana del duca di Savoia, che sorge a circa tre miglia da Torino, è veramente degno del suo nome, perché permette di godere le gioie della primavera e le delizie di Flora, data la meravigliosa varietà dei suoi fiori […]Da una parte si gode una vista amplissima sulle selve e sui prati sottostanti; da un’altra si osserva con animo gioioso la vasta pianura che si estende in basso […] su boschetti con alberi disposti in bell’ordine, sui campi ubertosi coperti di fiori, su vigneti, su grandi distese di prati: ovunque si stende insomma un vero labirinto di delizie.

    Nel cuore di questa reggia di bellezza si eleva il Castello, degno della regale magnificenza del Principe. Tutte le sue parti, distribuite con arte mirabile, affascinano talmente lo sguardo, che non sai se ammirare di più la grandiosità degli edifici dovuti al fasto principesco, oppure lodare la geniale abilità dell’architetto nel creare una così maestosa bellezza. Vi si aprono immensi saloni, sui quali lunghe serie di stanze comunicanti si schiudono in fuga via via che ci si addentra. Le pareti e i soffitti brillano per preziose tappezzerie, o per eleganti pitture, o per oro profuso qua e là con sovrana non curanza”.

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