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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Piazza San Giovanni, le tre chiese della cattedrale

Dopo il rinnovo degli arredi liturgici del IX secolo, si deve al vescovo Landolfo (1010-1039) la ristrutturazione delle tre chiese che componevano la cattedrale di Torino: le testimonianze archeologiche confermano e precisano le notizie scritte.


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1. Il rinnovo dell’arredo liturgico e l’istituzione della canonica del Salvatore

A partire dalla seconda metà dell’VIII secolo, ma in prevalenza durante la prima metà del IX, le tre chiese del gruppo episcopale vennero dotate di nuovi arredi liturgici. Ci è pervenuta una serie di elementi scultorei tra le più notevoli dell’Italia settentrionale, composta da lastre e pilastrini in marmo decorati con un ricco repertorio di motivi a intrecci geometrici e di origine vegetale, di omogenea e alta qualità esecutiva. I circa 80 pezzi conservati appartengono a recinzioni presbiteriali, amboni (pulpiti, tribune per la liturgia della parola), e forse iconostasi (elementi divisori tra il presbiterio e le navate, costituiti da serie di colonne sormontate da un architrave). I marmi furono raccolti in tempi diversi a partire dalle demolizioni quattrocentesche delle basiliche, poi negli scavi del 1909 e ancora nelle indagini recenti, ma nessuno è stato ritrovato al suo posto originario, in quanto le ricostruzioni degli inizi dell’XI secolo ne avevano già smontato, riutilizzato e disperso tutti gli elementi. Le datazioni di queste opere sono state recentemente oggetto di revisioni, ma infine ricondotte ai decenni dell’episcopato di Claudio (818-827) e dei suoi successori, entro la prima metà del secolo IX. Fu questo un periodo di intensa vitalità ecclesiastica e culturale per la Chiesa torinese, in stretti rapporti con la corte di Aquisgrana. Anche l’importante istituzione della canonica del Salvatore, attribuita al vescovo Reguimiro, risalirebbe alla metà del secolo IX.

2. Il testamento di Landolfo

Nell’atto di fondazione dell’abbazia di S. Maria di Cavour, del 1037, il vescovo di Torino Landolfo (1010-1039) traccia un bilancio del suo lungo episcopato e ricorda le numerose opere edilizie da lui intraprese. Tra queste spicca per importanza la ricostruzione della cattedrale, definita come chiesa madre di tutta la diocesi. Il termine ecclesia usato nel documento non va tuttavia riferito alla sola chiesa di S. Giovanni, sede della cattedra vescovile, ma all’intero complesso delle tre basiliche dedicate al Salvatore, a san Giovanni Battista e a Maria che fin dal VI secolo componevano il gruppo episcopale torinese. Già gli scavi del 1909 avevano identificato la fase di radicale ricostruzione del S. Salvatore, ma allora fu attribuita all’età carolingia sulla base del gruppo di marmi del IX secolo rinvenuti nel corso degli scavi. Le indagini riprese dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici in piazza S. Giovanni dal 1996 e proseguite fino al 2008 durante le fasi di restauro della chiesa inferiore del Duomo, permettono invece di assegnare questo intervento, e la creazione di entrambe le cripte di S. Salvatore e di S. Maria, ai primi decenni dell’XI secolo e quindi alla committenza di Landolfo attestata dalle fonti scritte.

3. La ricostruzione della chiesa del Salvatore

La parete nord della basilica paleocristiana fu ricostruita quasi dalle fondazioni, mentre gli antichi colonnati che separavano le navate furono sostituiti da pilastri di sezione quadrata con cadenza più spaziata. L’area interna all’abside fu scavata ricavandovi una cripta “a oratorio”, alla quale si scendeva tramite due scale accessibili dalle navate laterali. Sia le nuove strutture della chiesa, sia la pavimentazione della cripta risultano costruite con materiali di età romana e altomedievale recuperati dalla precedente fase edilizia. Anche la sola colonna di supporto delle volte della cripta rimasta al suo posto e ritrovata negli scavi del 1909 era un miliario romano. Al di sopra della cripta si estendeva il presbiterio, rialzato di alcuni scalini rispetto al pavimento delle navate.

4. Il chiostro

Tra la metà dell’XI secolo e gli inizi del XII, nell’area esterna a nord della chiesa di S. Salvatore, già da tempo utilizzata come cimitero, si impostò il primo chiostro per i canonici, poi ricostruito in età gotica e infine trasformato e incluso nei fabbricati del “Palazzo vecchio di San Giovanni”. Durante le demolizioni di fine Ottocento del Palazzo, destinato in ultimo agli uffici dell’Amministrazione della Real Casa, emersero strutture medievali delle arcate gotiche del chiostro e i resti più antichi di una bifora, che – recuperata – è oggi visibile nel Museo di Arte Antica di Palazzo Madama. La finestra si apriva in origine in una parete che separava la manica porticata orientale del chiostro dagli ambienti della canonica: di questa parete si sono ritrovate le fondazioni durante le ultime campagne di scavo. Un disegno assonometrico edito nel 1941 da Eugenio Olivero, illustra le scoperte e gli scavi tra la fine dell’Ottocento e il 1909 e ne ricostruisce la posizione.

5. La cripta di Santa Maria

Nello stesso cantiere di rinnovamento degli edifici della cattedrale promosso da Landolfo, rientra anche la realizzazione della cripta della chiesa di S. Maria. Dai resti rimessi in luce sotto la scalinata secondaria meridionale del Duomo (all’ingresso del Museo Diocesano), si ricostruisce una cripta “a oratorio”, divisa in tre navate da colonne romane di recupero sulle quali ricadevano le volte a crociera che sostenevano il pavimento del presbiterio soprastante. Si tratta dell’identica tipologia architettonica adottata nella cripta del S. Salvatore e – come in quel caso – l’accesso avveniva dalle navate laterali della chiesa scendendo due rampe di scale. Analogo è il massiccio reimpiego di materiali antichi sia per i sostegni delle volte, sia negli inserti lapidei nei pavimenti, che accostano elementi romani a pezzi provenienti anche dallo smontaggio delle transenne e degli altri arredi liturgici del IX secolo delle tre chiese. Nel pavimento in cocciopesto sono inseriti grossi frammenti di un sarcofago di marmo a impreziosire – e rafforzare contro l’usura – il percorso centrale che conduceva all’altare. Si tratta di un manufatto di pregio, commissionato da un facoltoso personaggio, forse prodotto a Ravenna nel III secolo d.C., come suggerisce il motivo decorativo embricato (a squame) dei frammenti del coperchio.

6. Il mosaico del Salvatore

Alla fine del XII secolo l’area del presbiterio fu estesa verso ovest e pavimentata con un mosaico di grande pregio in tessere bianche, nere e particolari in rosso, raffigurante la Ruota della Fortuna e la mappa del mondo. Al presbiterio si accedeva dalla navata centrale salendo la scala ancora in buona parte conservata e si era accolti da una scritta di monito a riflettere sulla vanità delle cose terrene. Al centro della composizione si trova infatti la Fortuna nell’atto di far girare la ruota che regola le sorti dell’uomo, prima innalzato e poi fatto precipitare; la scena è circondata da tondi decorati con figure di animali, a loro volta racchiusi nella fascia circolare ondulata dell’Oceano, con le isole settentrionali (Britannia, Scozia, Orcadi e Tule). Le personificazioni dei venti soffiano dagli angoli del quadrato in cui si inscrive la complessa mappa del mondo, corredata di numerose scritte esplicative, tratte dalle Etymologie e dal De natura rerum di Isidoro di Siviglia (VI-VII secolo). Al momento della scoperta, avvenuta casualmente nel 1909, il mosaico era già incompleto e danneggiato dallo scavo delle tombe dei secoli XV e XVI. Strappato al termine delle indagini, fu trasferito due volte, di cui la seconda in Palazzo Madama, dove fu alterata la posizione dei frammenti per adattarli alle dimensioni della sala che lo ospitava. Nuovamente rimosso nel 1989 per l’avvio dei lavori di ristrutturazione del Palazzo, è stato restaurato e disegnato tessera per tessera al fine di ricomporre il disegno originario dell’opera e di rimontarne correttamente le parti. Oggi il mosaico è visibile dalla piazza, sotto il lucernario vetrato a nord del Duomo, ricollocato nella posizione in cui fu ritrovato.

7. Il cimitero medievale

Avviatosi a partire dalla seconda metà del VII secolo (650-700), il cimitero della cattedrale si estese progressivamente lungo la fiancata nord del S. Salvatore e a ovest, davanti alle facciate delle basiliche. Le posizioni adiacenti alle pareti delle chiese, più ambite e prestigiose perché più vicine alle reliquie custodite negli altari, determinarono un serrato sfruttamento dello spazio e la sovrapposizione di più strati di tombe a cassa in muratura, coperte con mattoni romani di recupero disposti a doppio spiovente, destinate inizialmente a personaggi di elevato rango sociale. Con il passare del tempo il cimitero accolse i cittadini comuni, sepolti in semplici fosse scavate nella terra. L’indagine delle aree cimiteriali che circondavano le tre basiliche ha interessato oltre 500 sepolture, databili dalla metà del VII secolo al XVI, quando già era stato costruito il Duomo nuovo. I resti umani sono stati tutti analizzati antropologicamente al fine di ricavare preziose e fondamentali informazioni demografiche sulla popolazione torinese in un lungo arco di tempo, sulla qualità della vita, sulle malattie e anche sulle morti violente di alcuni personaggi, che possono essere messe in relazione ai disordini e agli scontri avvenuti in città tra Torinesi e Savoiardi alla fine del Quattrocento.

Cronologia

Fine IV-VI secolo – Formazione del complesso paleocristiano delle tre basiliche della cattedrale;

IX secolo – Rinnovo dell’arredo liturgico e istituzione della canonica del Salvatore;

Primi decenni dell’XI secolo – Ricostruzione del complesso episcopale e creazione delle cripte;

Fine XII secolo – Ampliamento del presbiterio di S. Salvatore e composizione del mosaico.

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