xvin
PREFAZIONE .
e il pane delle durate prigionie, delle ca sematte, delle fortezze, delle città assediate. –
E fra i segni dell e s tragi e delle rovin e le lettere calde, confidenti, delle donne amorose,
delle figlie, delle madri.
Ne lle forme più svariate, r ecano il loro contingente patriottico, le fotografie , le
incisioni, le medagli e. - E anc he la musa ca nta negli spazi di queste molt epli ci
memor ie, in mezzo a ques ta che par e disordinata suppellet tile; vi canta dal palagio , dal
tugurio, dall a prig ione, dall' esilio, dal trivio.. - La sa tira nobile e la plebea sc rive,
br uciando e facendo sanguina re le carni . - La letteratura vi si insinu a e trova il
ge rgo del dire e del non dire, pure facendosi intendere ; destreggiandosi con le luc–
ciole per far sco rge re le lanterne , e facen do ta lvolta illuminello per accennare all a
fiacco la ardente del vero .
La scienza non potendo far di meglio, suscita qualche scintilla dalle pile elettriche,
da ll'accademia e dalle università custodite dai corpi di guardia. Rie sce a munirsi di pa s–
saport o e si fa girovaga ed ambulante; bandisce ed apre congressi in tutte le direzioni.
La cari ca tura vi fa la lanter na magica e scorre sbriglia ta su tutta lo, sua gamma –
ride per non piange re -
È
tragicamente burlesca, a ristocratica, borgh ese, popolare, plebea,
oscena - non si fa più scrupolo di nulla - la generos ità fa la r idda colla vendetta
-'- é
spietata, inesorabile, - Adopera tutte le lingue, tutt i i dialetti , tu tti i segni,
tutt i i simboli, tutte le figure, tutte le immagini - gl i uomini, i padroni e gli schiavi,
gli oppressori e gli oppressi - ogn i an imale, ogni fiera , ogni augello, per combattere,
per ferire, per uccider e - e strazia anche i mor ti, beffegg ia e schernisce l' au tori tà
umana e divina - sco nvolge alla sua man iera la terra e bestemmia il cielo.
E quanti altri r icor di. - E tutt o ha una sto ria, una tradizione -
è
una catena
di mi\le ane lli, una serie di mille dr ammi - ombre e sfolgoreggiamenti ad un tempo . –
E quanti alt ri oggetti - quanti a ltri nonn ulla prezios i - una ricca cirnelioteca - una
colluvie enorme di cose, se non fosse un sacrario - un
bazar,
una fiera morta senza
capo né coda, se non fosse un tempio e un camposanto.
Ma tempio o sacrario, fiera o bazar, dav anti a questo spettacolo, tra il sac ro e il
profano, inch iniamoci e leviamoci uomini.
Da questo caos
è
uscita la raggiante figura della pat ria intangi bile, immorta le.
È
il maggior monumento del nostro secolo.




