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Nella storia d i questo potente, vittim a delle proprie

p a cio n i in d iv id u a li, è simbolizzata la necessità che

l'uomo «i lib e ri dal p roprio meschino se stesso

per

cercare e per potere trovare nella patria il valore

vero della vita. N e ll'irre pa ra bile esilio di Krcole

Gola, nella sua mutilazione precoce, pare proda*

mata la necessità che spetti ad un giovane e ad un

puro intraprendere la celebrazione della patria

come m ito ideale e reale. «Fate voi — dice, par­

tendo. Krcole Gola a Piero Buondelmonti — ciò

che a me ed agli a ltri della mia generazione non

è stati» possibile fare».

Piero Buondelmonti è il protagonista de

I

m

/

miria

lontana.

Anch’ egli attraversa una irrequieta giovi-

uezza; giornalista come Ercole Gola. parte per v i­

sitare le colonie italiane «l’ America, ma anche e.

forse più. per seguire Giovanna. Sposata giovinetta

al professor Axerio. umanitario e demagogo, a ltre t­

tanto ricco di moralismo parolaio al di fu o ri quanto

povero di valori etici al di dentro. essa non aveva

conosciuto l'amore. Iu Piero, q u in d i, essa ama

I uomo intieri», ed è con lu i travolta nella pacione

e nella tragedia.

Oliaci a simbolizzare che fili antichi valori tlel-

I amore e della morte devono essere superati. Piero

passa attraverso l ’amore ed. oserei «lire, attraverso

la morte. È. in fa tti, s«do dopo essere stato in pro­

cinto d i morire per difendere la donna amata che

ejili si dà integralmente alla pr«‘dicazi«me nazio­

nalista.

♦ * ♦

Avevamo visto «’he arte e filoria, amore e morte,

erano Mate, per le fo rti tempre chiuse e soffocate

nella nullità d e ll'Ita lia rinunciataria, soprattutto

uno sfogo ed un risarcimento aU’ impossibilità «li

un'azione patriotticamente eroica. Se fosse stato

possibile porre la propria forte azione direttamente

al servizio della patria, anche Corrado Bram lo lo

avrebbe fatto. Come mai. qu indi, al Buondelmonti

poteva riuscire facile ciò «*he era stato im p on ib ile

agli a ltri?

In quel 1910, in cui il Corradini scriveva quest«i

romanzo conclusivo. l'Ita lia aveva forse cessato di

essere democratica? O il Buondelmonti si era ras­

segnato ad amare la patria come piaceva alla mag­

gioranza. di un amore piccolo horghe«e? Aveva r i­

nunciato per la nazione ad essere un superuomo,

aveva abdicato anche per lei, al sogno di grandezza

e di dom inio?

Nel 1910 qualche c«i«a era profondamente cam­

biato nel nostro popolo.

Nei prim i decenni post-unitari. democrazia aveva

voluto «lire trio n fo della mediocrità sull'eroismo.

Le fo rti personalità erano state cosi costrette ad

um ilia re od a collocare il loro aristocratico bisogno

di supremazia fra i dom ini astrali. O ra. da questo

ilemos

si erano levate voci «ii rivo luzionari e «li

vigorosi.

K la scoperta ch«‘ farà il Buondelmonti in America,

appena superata la

Mia

personale tragedia. Là. in

cospetto dei risu ltati meravigliosi del lavoro

ita­

liano. iu presenza «li tanti indiv i«ltii che. partiti

m iserabili d a ll'Ita lia , «piasi cacciati daH'iiisipieuza

delle nostre classi dirige n ti, avevano conquistato per

sé ricchezza e potenza, egli diviene più atto a com­

prendere «pianto si sarebbe potuto cou«|uistare per

l'Ita lia guidando nazionalmente queste native forze

di popolo. Là. egli incontra Giacomo Kuinmo che

gli parla per la prima volta del sindacalismo, «li

questa morale di popolo ma di popolo magnanimo.

ii

Bisogna credere aH*ascensi«me dei lavoratori»,

dice Giacomo Bulinilo a Piero Buondelmonti. » Tu

stesso per le tue idee nazionali, se avrai bisogno

della forza troverai in loro la forza, se avrai bi­

sogno della generosità troverai in loro la gene­

rosità ».

k

A llora avvenne il mutamento nella coscienza «li

P iero». Kssa fu «rinnovata e rifecondata». L'eroe

aristocratico, invece d i vedere nella f«dla la turpe

tirannia del numero e della nH‘diocrità, vi sente

l'eco potente che ingigantisce la stia parola. (Quella

che era stata una fugace intuizione d i Stelio Kf-

frena, diventa una gaudiosa certezza per Piero

Buondelmonti.

Quando Stelio Effrena. parlando alla folla dal

trono dei Dogi, si era accorto che vi era «nella

m oltitudine una bellezza riposta donde il poeta e

I eroe soltanto potevano trarre ba leni» , quando si

era accorto che « la parola del poeta comunicata

alla folla era un atto come il gesto d e ll’ eroe»,

quam lo si era accorto che « uu potere ignoto, abo­

lendo in lu i i confini della persona particolare, «*on-

ferivamo alla sua voce solitaria la concordia di un

coro» si era di questo «sentimento straordinario »

« stupito ».

Piero Buondelmonti. non nella fugace ebbrezza di

una serata teatrale ma nella ni«‘dilala elaborazione

del dolore cosciente, ha l'illum in a z io n e che l'unico

alleato nella sua campagna nazionalista sarà l'agi­

tatore sindacalista Giacomo B ulinilo. Kd egli for­

mula un programma gravido di avvenire: — Unire

le forze del sindacalismo e del nazionalismo, dare

al proletariato inquadrato nei sindacati I* ideale

non più dello sciopero generale e della «*on«piisU

di classe, ma <]ue!lo della guerra vittoriosa e della

conquista nazionale: sostituire alla lotta fra cla«si

proletarie e borghesi quella fra nazioni proletarie

e plutocratiche.-concepire tutto il d iritto dell'Italia

nel inondo,.come rivendicazione dei d ir itti del siM

popolo lavoratore. —

Aristocrazia e m oltitudine, avendo trovato l'una

ne ll'a ltra , reciproi-amente. il p ro prio uguale, reri*

primamente guariscono daU'unianarchUmo nieti-

schiano e dall'internazionalism o di classe, e in­

sieme costruiscono il valore individuale e colletti**

d e ll’eroe latino.

PAOLA M ARIA A ltC A I

M