Il IV lm n e . con il fittilo d e ll'o pe ra flit* lo portò
gnu a llib itilo alla fam a. diede veramente la parola
il ‘o riliu e flit* il se«*«»l«i decim niioiin lasciava al \«*n-
tesimo: tt il \alt»rt* tifila \ita ».
Se Ctilt,Mento democratico si guadagnò, proprio
al I*ni timo momento. la qualifica «li stupido é. f«»rse.
per tpie-ta sua disfatta finale. Partire ila tant«» itleo-
logico e razionale ottim ismo per finire eoli il chie
dersi: ma «piai è il \ al«»r«* «Iella \ ita? \\er«* «aeri-
tifato i sentimenti aH'edonistm». «issia alla felicità,
e poi a«‘corger'i che la felicità è un sentimento.
\\e re sacrificati» l<> 'ta to alla libertà dell *in«li\ i«luo.
e poi accorgersi ili a\ere «oppressa la libertà più
alta, quella per cui ru o tilo c spontaneamente Stati».
Avt*re. in nome tle lI*ii<inaglianza. tt accomunato
I eroe col cameriere >» per sentir gridare stridula
culi le sirene l'unica disuguaglianza superbite. anzi
trionfaiite. quella economica. \ eder sorgere una
reazione alla «li-uguaglianza economica, e sentirla
siibit«i di«os«ar'i e infra cid ire al coiitatto con le «le-
niofra/ie plutucratielle.
Eravamo. «luiique. a uno «li «piei tanti fallim en ti
della ragione file -i siiccfdono nella storia. Era-
vamii in uno di <pi«‘i momenti in cui. secondo I*im-
niagine del IVmcar«;. In spirito limam i sente «li es
sersi chiuso in ti li fastello razionale senza \ i«* «li
Uscita «• cerca aiisio»an:ente ili far hreccia nelle
mura, «li aprirsi m oram ente un vare»» sulla eterna
mutabilità della \ ita : cert a, iiisoinma. una nuova
in tu iziiiiie. A guardia del castello irremeabile, 'la
vami le vecchie generazioni, I.e giovani, ancora in
capaci «li spezzare le mura della «lottriuà tradizio
nale c«ui argomenti nuovi. agognavano, timorose
insieme e rib e lli, «li poter evadere guidate «la un
fantasma incorporeo. Mie origini del travaglio in
novatore stanno, «piindi, personaggi «li romanzi che
«qq»ong«mo ai ragi«»namenti «lei «l«»ttriuari una loro
iu ilivitiua Iità inconfondibile: a vidte. ««ime la vita.
c«mtra«littori. ma «empre. come la vita. rappre*en-
lativi «li reali esigenze.
Que-te caratteristiche «lei dramma europeo si rip e r
cuotono nelFarte nazionalista italiana. I personaggi
«lei primo C orradini •unii tu tti, come «pielli «lel-
I lh»en. reduci da una 'confitta do ttrinaria, dal-
I aver ereduto «li poter c«»n<pii>tare al mondo una
felicità ed una giustizia che inve«'e appariva sempre
più indeterminata e inafferrabile. I.a giovane ge
nerazione nazionalista, ci dichiara anzi l'O cchin i.
«adorò i personaggi dell'Ilisen... rivoltosi impo
tenti al pari di lei ». « individualità iufecomle. dan
nale al fallim ento dopo aver uhhidit«» alla voce «lei
dovere ».
Che cosa più impotente «lei dolore di Klena negli
S/n’ltri!
Dopo av«*r accettato, in nome «lei dovere
s«»ciale. una vita penosa nella sua casa tarata, essa
vetle niauifeslar'i inesorahilmenle nel figlio l'e f-
fetto dell»* colpe <
1**1
padre, (.he «‘osa più dannoso
dell'azione di \\ cric iu
Anitra svlrajifiia?
« Am
malaci «li una fe lilira acuta «li giustizia» egli «li'-
solve la fam iglia di H ialm ar. svelandogli il tra
dimento della moglie e provocando c«isi. seliliene
involoiitariam eiile. il siiiciiiio «Iella figlia. Che cosa,
infine, più disperaci delle esperienze «lei «hittore
in
l n nemico tiri
/\»/»o/o? Egli si accorge che le
ai*«pie termali della Mia città siimi impiinate. In u
tilmente sollecita rin te rv e n to delle autorità gover-
native prima, e delle f«»rze «li opposizione, poi:
«leve concludere che i veri nemici «Iella libertà e
«Iella g iii'liz ia s<mo un po' tu tti gli im m illi. Fin-
«lifferenza e la cupi«ligia della maggioranza.
Tutte «|ueste delusioni, «laile religiose, alle este
tiche. alle ptilitiche. alle fam ilia ri, sono competi-
diale e riassunte nel romanzo corradiniatm
La gioia
il cui titolo 'ta come un grido desolai*» e beffardo
verso l'impossihile.
Il
prolag«»nista \ ittore R«»«lia è acceso di a n
patia contro i ««fortunati che non vedono «pieliti
che vede liiiu : e i fo rtu n a ti som» la cugina \l«*'-
samlra.e il 'ilo fidanzato Marcello, doh’einente. in-
geniiamente felici nel loro amore. V ittore prova un
« profondissimo o«li«» contro «pici giovane «*«»si s«nl-
d i'fa tto nella »ua vita e della sua arte ». Preso dalla
libid ine del parad«»ss«>. egli non ha pace finché la
felicità «li «pici «lue mm «'* distrutta, perché a \ it-
t«ire Kotlia. come alla sua anima gemella nel ro
manzo. al fil<is<if«i Sciumniola. « la lihi«line soddi
sfatta del paradosso comunica un'elirietà salire'ca:
...e g li sente dentro «li sé (ulta la falsità e tutta la
malvagità delle Mie parole, ma più é spinto a p ro f
fe rirle ».
Che «lifferenza vi é fra il Werle dell'lhsen e il V it
tore Kodia del Corradini? Il H«idia é un Werle ri-
lle'so sii sé stef'«i. un ^ erle «‘he si é reso conto
«legli effetti perniciosi della sua fede «li giustizia e
che. «putidi, non ha più fede in nessun ideale:
nella 'ila affinità con il pers«»naggi«i deHTh«en ha
una sua in«
1
i\ idualità. che é l ‘ im liv i«lualità del
l'Ita lia .
l/llis e n é un moralista nordico tormentabi dalla
im pO "il»ilità di realizzare il pr«»prio itleale «li tiene;
il Corrailini é un latim» che mm può accettare come
vem ideale ciò che non é suscettibile di diventare
reale: per «|uesto lo scetticisin«i del Rodia ha an-
eh esso una sua grandezza, capace d i stare a lato
«li <|ii«*lla del giusto soccombente.
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