Table of Contents Table of Contents
Previous Page  1566-1567 / 1801 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 1566-1567 / 1801 Next Page
Page Background

Ma i poeti p u ri ebbero il grandissimo merito ili

tenere in mano il filo ili una tradizione am ichi--

«ima e bene intesa, giustamente interpretata. che si

rinnova o è ila rinnovarsi ili continuo: rivoluzione

elle eseguisce per conto »uo

i buon arti>ta.

Accanto a questa sorsero altre tendenze che po­

tremmo dire s im ili: le quali diedero qualche Imon

fru tto e molte foglie secche a seconda ilei modo

e da chi venivano interpretate (fu tu ris ti surrealisti

in a lic i...): si trattava sempre ancora di una pole­

mica. di una poetica: mentre nello stesso tempo si

ebbero poeti che senza proclam i, ma con una riv o ­

luzione di poesia (Campana. Montale. Grande) die­

dero delle belle pagine in cui naturalmente anche

la poetica \e n i\a trasformata; e sorgeva cosi una

nuova polemica, sempre Parte essendo accompa­

gnata. e anche neU'artista stesso da una polemica.

Che il decadentismo, come il romanticismo ecc..

siano tendenze sempre esistenti nello spirito umano,

è un fatto certo, anche se mutano aspetto col cam­

biare dei tem pi; ma nei tentativi poetici di m ol­

tissimi circola ancora tanto (tro p p o !) decadentismo,

e ci si può \eramente chiedere se sia effettiva-

mente una necessità dello spirito loro o non p iu t­

tosto un vizio, un'ahitudine. che for>e \ iene anche

da un'erronea interpretazione di Leopardi, il quale

quando scriveva non era afTatto gobbo. costoro in ­

vece scrivono da gobbi senza esserlo.

Il pensiero di Leopardi si era struggente, portato

come fu sino agli estremi lim iti, non il sentimento

silo, preponderante lim pido e fresco, che si e»pre«se

appunto cosi nelle sue m igliori canzoni.

A lcuni se la prendono ancora con le sopraddette

scuole d'avanguardia: si trattasse soltanto d 'un con­

gresso di avvocati o d i d ire tto ri delle Belle A rti

( tutto in maiuscolo!) non ci si stupirebbe; ma questi

ii alcuni » sono anche un fatto piuttosto anonimo

e patologico che intacca un po’ tu tti i sensihiloni

di una data epoca, senza che si possa stabilire come

perchè e chi.

Questi anziani di tutte le età hanno una vecchia

ruggine con le avanguardie: e quando s'illudono di

aver ritro va to

1111

po' di giovinezza ricom inciano a

prendersela con gli impressionisti. * coi p u ri... i

quali poi non sono nemmeno da superare per il

semplice motivi» che m ille volte e in m ille miwli si

sono già superati da se stessi, e anche quando, sor­

montando i lim iti programmatici, del resto neppure

sempre esistenti, giunsero aU‘ a>snluto: mentre que­

gli ii alcuni piagnoni» non posseggono — è logico!

— nè una vera polemica, nè un 'a rte tanto valida

da contrapporre a quella già « storicamente >» pro ­

vata.

I "iovani « che fanno»» sono ancora piuttosto legati

alle suindicate co rre n ti; e rimaniamoci pure, esse

essendo giuste. |>ermcttono in fin iti sviluppi, novità

continue, e non ostacolano effettivamente mai il pro­

cesso spirituale d e ll'in d ividu o .

Ma i giovani che valgono andranno avanti coi tempi;

guai se non fosse cosi, ma senza crearsi il vuoto die­

tro. sopprimendo cioè materialmente o nelle loru

menti quelle scuole che sono, almeno, lindispen-

saltile tiro cin io per giungere al compimento dell)

lor propria personalità. K costruiranno dei nuovi

monili con la loro nuova anima.

G li « alcuni piagnoni » a un tratto si erano purr

messi a dire che quell'arte era francesizzante, o non

sufficientemente italiana, dimenticando e le cate­

gorie dello sp irito , e come ogni tendenza di pen­

siero si acclimati, a seconda della nazione in cui

le opere sorgono: essi banalmente equivocava™

da veri in d iv id u i astratti come sono, gli scambi di

poetica,

con la

jn>esia.

che nasce appunto in un

luogo iu un'atmosfera bene determ inata: inunajd-

nare Leopardi senza Recauati è come immaginart

un figlio senza madre. K chi più del Pascoli p iù di

Pirandello più d i Montale p iù di Alvaro p iù di

Grande, espressero le v irtù della nostra splendida

terra? ('h i più di M arinetti la nostra fede nell Italù

eroica? Kroismo poi che oggi va inteso in modo par­

ticolare. fatto di arm i naturalmente, e di cuore t

cervello per il raggiungimento di uno Stato « so­

cialmente » m igliore, e di un'a rte che continui li

nostra grande tradizione, ma quella effettiva, quelli

dei Nievo dei Verga dei Coulissi», e non già inven

laudo nuovi t<pom pieri... >».

Il fascino maggiore di Leopardi fu quel suo mera

viglioso pensiero che nessun filosofo può anime!

tere come filosofia e che ci può sembrare la prt

parazìone. quasi, alle sue canzoni più belle e

et

senziali; iiisomma una qualità nativa in lu i, eh

darà le più ardenti concretizzazioni; come il fi

scino di certi artisti moderni e d'avanguardia

(1

il dono d'un sopramondo trovato nella sublima

zione di certe atmosfere attuali sia c u ltu ra li cfc

immediate; in cui la sofferenza degli um ili, o I

presupposta grandezza dei ricch i, o l'apparent

spensieratezza d i certi indiv id u i che sembrano tan*

poco u tilita ri e che invece sono utilissim i. — trova

vano il loro tono epico, e venivano di continuo p i

rifila ti d a ll'a rte del poeta stesso.

A ltre polemiche? Noi siamo stup iti a volte con

certe cose tanto vecchie si debbano ancora ripeter»

ma basti sulle poetiche : semmai sul mondo, per tea

tare d 'in g ra nd irci cioè di continuarci con nuo*

fon ti di canto, traendo magari esempio da quei

l'anima gigantesca intensa sublime che ebbe Le*

pardi, il quale soprattutto ci pare ancora moderi

perchè gli mancò fede nelle conseguenze della fili

sofia sistematica del suo tempo, intuì nella sua K

litudine nuovi m isteri, e con un mondo energia

che ebbe un 'im pronta inconfondibile, inaugurò

regno d i una nuova realtà.

I L PARADOSS0

Sonn evidentemente i sette anni « d i studio matto

edisperatissimo »>. testimoniati dal Leopardi al G io r­

dani iu una lettera famosa, i m uti custodi di un

segreto, da cui ebbe origine l'in fe licissim a vita del

Poeta. E se la fanciullezza e l'adolescenza rappre­

sentano per a ltri la primavera della vita , bisogna

lien dire che questa primavera leopardiana, fiorita

nel gelo «lei severi studi e n e ll'a ria polverosa di una

biblioteca, fu piuttosto sim ile a un sereno autunno,

a

1111

autunno tiepido e verde, ma già percorso dai

primi b riv id i de ll'imm inente inverno.

L'amore lo trad ì; la gloria lo deluse: g li studi lo

affaticarono e gli crebbero la tristezza. Quando il

prodigioso giovane di ventun anni si affacciò fin a l­

mente all esistenza tentando la fuga dalla prigionìa

recanatese, si trovò sulle spalle il fardello di una

giovinezza già consunta e spenta. Aveva camminato

sempre, da buon

figlio di famiglia

( l ’espressione è

sua), nel bina rio assegnatogli dalla volontà paterna

e materna; aveva aderito in buona fede, e anche

con un certo fervore, alla sua Religione; s'era se­

gregato dal commercio cogli uom ini, modello di

perseveranza, di volontà e d i tenacia. Eppure qual­

cosa nel suo animo si muoveva, qualcosa incapace

di acquietarsi negli schemi aridamente vissuti. Un

fermento di speranze e di sogni, un germe vivo e

fecondo privato della luce ove schiudersi. Non è qui

il luogo di analizzare ii decorso della sua vita in

quegl'anni; certo è che a un determ inato momento

quell irrequietezza si fa tempestosa, il germe soffo­

cato si gonfia ed esplode. Cadono tutte le costru­

zioni accettate e anche amate, il guscio troppo an­

gusto si frange, ed esce alla luce Leopardi, il nostro

Leopardi.

£ naturale che di un'uscita così repentina e vio-

lenia. avvenuta a costo di una dolorosissima d istru ­

zione di ideali venerati, egli dovesse recare le stim ­

mate per tutta la vita. Soltanto ciò che lentamente

mu >re. può veramente svaporare e sparire; ciò che

fug-’e d improvviso, sradicato dallo spirito quando

ani .ra vi affonda bene addentro le sue rad ici, lascia

*rc|>re un vuoto sanguinante. La Fede era stata

rps|>inta. la rinun zia all'amore compiuta, la gloria

niP'egata; ma per giustificare i suoi rifiu ti, una sola

par .la avrebbe potuto pronunziare il Leopardi: il-

lu«ione. Illusione la g loria : eppure, unica consola­

zione e rifu g io al repulso d'ogni altra gioia spon­

tanea e sincera. Illusione la v irtù : e nulla d i più

augusto, nulla di p iù generoso al mondo della tra ­

montata epoca degli eroi. Illusione l'am o re : unica

ergente di delizie capace d i dissetare per un attimo

1

pellegrini della v ita , splendore d ivino dischiudo

•gli occhi ottenebrati degli uom ini. E illusione so­

prattutto la Fede, contraddizione flagrante con la

LEOPARDIANO

funerea visione del Poeta, soluzione magica di ogni

suo tormento, risposta pronta a tutte le sue in te r­

rogazioni.

Respinti g li ideali della giovinezza, il grande in fe ­

lice non solo continuò ad alimentarne la fiamma nel

suo cuore — questa è osserv azione troppo immediata

e ormai usuale — , ma conservò una mentalità e una

sensibilità ad essi inform ata, e continuò a vedere

le cose nella loro stessa luce. Soltanto, era luce

ormai sbiadita e fosca; spenta la lo ro prima vampa,

le cose da trasparenti si fecero opache, e ciò che

prim a era sorgente di chiarezza, oscurava ora il

mondo in una notte greve e senza aurora.

Il Leopardi fu dunque, fondamentalmente, un c ri­

stiano decaduto. È vero che nella sua formazione

spirituale confluirono elementi d i letteratura e di

filosofia antica, di sensismo francese e di classi­

cismo contemporaneo. Ma questi affluenti laterali

non turbarono la composizione genuina della sua

anima: che fu quella di un cristiano disilK.

incapace d i ricostruire sulle rovine del passato un

nuovo edificio di idealità e d i passioni.

Scomparsa la presenza del d ivino nel mondo, l'u n i­

verso gli apparve derelitto e guasto, un arcano im ­

perscrutabile gridante d'ogni parie il suo dolore per

la perdita irrimediabile.

* * *

« Cristianesimo senza fede » : tale ci sembra la fo r­

mula più opportuna per abbracciare e definire la

personalità leopardiana. E tale è la formula difesa

dal Tonelli nel suo recente volume sul Leopardi

(L .

T

o n e l l i

,

Leo/tardi.

M ilano, Corhaccio, 1937-

XV). A noi sembra anche che in questa form ula si

condensi il m iglior succo del lib ro ; quattrocentot-

tantasei fittissime pagine, intese a scrutare l'anim a

del Recanatese nelle sue pieghe p iù m inute, e d i­

cendo l'an im a si intende anche l'a rte , il pensiero,

la vita pratica e morale. Uno studio veramente com­

pleto, dove ogni risultato im portante dei precedenti

studi leopardiani è riveduto, analizzato e corretto;

una ricchissima vendemmia critica , e chi pensi

quale vigna ricca d i grappoli gonfi d i umore e di

fr u tti acerbi il Tonelli avesse innanzi, può fa c il­

mente valutare la difficoltà della sua fatica. Della

quale il risultato più notevole, dopo centinaia di

pagine d i documentazione precisa e d i scrupolosis­

sime analisi, è senza dubbio il capitolo conclusivo:

« La personalità di Leopardi ».

La critica intorno ad un Autore — e peggio quando

si tratta di una critica centenaria — trasporta

sempre con

sè

innumerevoli detriti. A ogni tratto

ripullulano nuovi problemi, e ti dissolvono e

si

riformano un'altra volta, come bolle d'aria sulla

L O M N Z O MON1C

5 4