Ma i poeti p u ri ebbero il grandissimo merito ili
tenere in mano il filo ili una tradizione am ichi--
«ima e bene intesa, giustamente interpretata. che si
rinnova o è ila rinnovarsi ili continuo: rivoluzione
elle eseguisce per conto »uo
i buon arti>ta.
Accanto a questa sorsero altre tendenze che po
tremmo dire s im ili: le quali diedero qualche Imon
fru tto e molte foglie secche a seconda ilei modo
e da chi venivano interpretate (fu tu ris ti surrealisti
in a lic i...): si trattava sempre ancora di una pole
mica. di una poetica: mentre nello stesso tempo si
ebbero poeti che senza proclam i, ma con una riv o
luzione di poesia (Campana. Montale. Grande) die
dero delle belle pagine in cui naturalmente anche
la poetica \e n i\a trasformata; e sorgeva cosi una
nuova polemica, sempre Parte essendo accompa
gnata. e anche neU'artista stesso da una polemica.
Che il decadentismo, come il romanticismo ecc..
siano tendenze sempre esistenti nello spirito umano,
è un fatto certo, anche se mutano aspetto col cam
biare dei tem pi; ma nei tentativi poetici di m ol
tissimi circola ancora tanto (tro p p o !) decadentismo,
e ci si può \eramente chiedere se sia effettiva-
mente una necessità dello spirito loro o non p iu t
tosto un vizio, un'ahitudine. che for>e \ iene anche
da un'erronea interpretazione di Leopardi, il quale
quando scriveva non era afTatto gobbo. costoro in
vece scrivono da gobbi senza esserlo.
Il pensiero di Leopardi si era struggente, portato
come fu sino agli estremi lim iti, non il sentimento
silo, preponderante lim pido e fresco, che si e»pre«se
appunto cosi nelle sue m igliori canzoni.
A lcuni se la prendono ancora con le sopraddette
scuole d'avanguardia: si trattasse soltanto d 'un con
gresso di avvocati o d i d ire tto ri delle Belle A rti
( tutto in maiuscolo!) non ci si stupirebbe; ma questi
ii alcuni » sono anche un fatto piuttosto anonimo
e patologico che intacca un po’ tu tti i sensihiloni
di una data epoca, senza che si possa stabilire come
perchè e chi.
Questi anziani di tutte le età hanno una vecchia
ruggine con le avanguardie: e quando s'illudono di
aver ritro va to
1111
po' di giovinezza ricom inciano a
prendersela con gli impressionisti. * coi p u ri... i
quali poi non sono nemmeno da superare per il
semplice motivi» che m ille volte e in m ille miwli si
sono già superati da se stessi, e anche quando, sor
montando i lim iti programmatici, del resto neppure
sempre esistenti, giunsero aU‘ a>snluto: mentre que
gli ii alcuni piagnoni» non posseggono — è logico!
— nè una vera polemica, nè un 'a rte tanto valida
da contrapporre a quella già « storicamente >» pro
vata.
I "iovani « che fanno»» sono ancora piuttosto legati
alle suindicate co rre n ti; e rimaniamoci pure, esse
essendo giuste. |>ermcttono in fin iti sviluppi, novità
continue, e non ostacolano effettivamente mai il pro
cesso spirituale d e ll'in d ividu o .
Ma i giovani che valgono andranno avanti coi tempi;
guai se non fosse cosi, ma senza crearsi il vuoto die
tro. sopprimendo cioè materialmente o nelle loru
menti quelle scuole che sono, almeno, lindispen-
saltile tiro cin io per giungere al compimento dell)
lor propria personalità. K costruiranno dei nuovi
monili con la loro nuova anima.
G li « alcuni piagnoni » a un tratto si erano purr
messi a dire che quell'arte era francesizzante, o non
sufficientemente italiana, dimenticando e le cate
gorie dello sp irito , e come ogni tendenza di pen
siero si acclimati, a seconda della nazione in cui
le opere sorgono: essi banalmente equivocava™
da veri in d iv id u i astratti come sono, gli scambi di
poetica,
con la
jn>esia.
che nasce appunto in un
luogo iu un'atmosfera bene determ inata: inunajd-
nare Leopardi senza Recauati è come immaginart
un figlio senza madre. K chi più del Pascoli p iù di
Pirandello più d i Montale p iù di Alvaro p iù di
Grande, espressero le v irtù della nostra splendida
terra? ('h i più di M arinetti la nostra fede nell Italù
eroica? Kroismo poi che oggi va inteso in modo par
ticolare. fatto di arm i naturalmente, e di cuore t
cervello per il raggiungimento di uno Stato « so
cialmente » m igliore, e di un'a rte che continui li
nostra grande tradizione, ma quella effettiva, quelli
dei Nievo dei Verga dei Coulissi», e non già inven
laudo nuovi t<pom pieri... >».
Il fascino maggiore di Leopardi fu quel suo mera
viglioso pensiero che nessun filosofo può anime!
tere come filosofia e che ci può sembrare la prt
parazìone. quasi, alle sue canzoni più belle e
et
senziali; iiisomma una qualità nativa in lu i, eh
darà le più ardenti concretizzazioni; come il fi
scino di certi artisti moderni e d'avanguardia
(1
il dono d'un sopramondo trovato nella sublima
zione di certe atmosfere attuali sia c u ltu ra li cfc
immediate; in cui la sofferenza degli um ili, o I
presupposta grandezza dei ricch i, o l'apparent
spensieratezza d i certi indiv id u i che sembrano tan*
poco u tilita ri e che invece sono utilissim i. — trova
vano il loro tono epico, e venivano di continuo p i
rifila ti d a ll'a rte del poeta stesso.
A ltre polemiche? Noi siamo stup iti a volte con
certe cose tanto vecchie si debbano ancora ripeter»
ma basti sulle poetiche : semmai sul mondo, per tea
tare d 'in g ra nd irci cioè di continuarci con nuo*
fon ti di canto, traendo magari esempio da quei
l'anima gigantesca intensa sublime che ebbe Le*
pardi, il quale soprattutto ci pare ancora moderi
perchè gli mancò fede nelle conseguenze della fili
sofia sistematica del suo tempo, intuì nella sua K
litudine nuovi m isteri, e con un mondo energia
che ebbe un 'im pronta inconfondibile, inaugurò
regno d i una nuova realtà.
I L PARADOSS0
Sonn evidentemente i sette anni « d i studio matto
edisperatissimo »>. testimoniati dal Leopardi al G io r
dani iu una lettera famosa, i m uti custodi di un
segreto, da cui ebbe origine l'in fe licissim a vita del
Poeta. E se la fanciullezza e l'adolescenza rappre
sentano per a ltri la primavera della vita , bisogna
lien dire che questa primavera leopardiana, fiorita
nel gelo «lei severi studi e n e ll'a ria polverosa di una
biblioteca, fu piuttosto sim ile a un sereno autunno,
a
1111
autunno tiepido e verde, ma già percorso dai
primi b riv id i de ll'imm inente inverno.
L'amore lo trad ì; la gloria lo deluse: g li studi lo
affaticarono e gli crebbero la tristezza. Quando il
prodigioso giovane di ventun anni si affacciò fin a l
mente all esistenza tentando la fuga dalla prigionìa
recanatese, si trovò sulle spalle il fardello di una
giovinezza già consunta e spenta. Aveva camminato
sempre, da buon
figlio di famiglia
( l ’espressione è
sua), nel bina rio assegnatogli dalla volontà paterna
e materna; aveva aderito in buona fede, e anche
con un certo fervore, alla sua Religione; s'era se
gregato dal commercio cogli uom ini, modello di
perseveranza, di volontà e d i tenacia. Eppure qual
cosa nel suo animo si muoveva, qualcosa incapace
di acquietarsi negli schemi aridamente vissuti. Un
fermento di speranze e di sogni, un germe vivo e
fecondo privato della luce ove schiudersi. Non è qui
il luogo di analizzare ii decorso della sua vita in
quegl'anni; certo è che a un determ inato momento
quell irrequietezza si fa tempestosa, il germe soffo
cato si gonfia ed esplode. Cadono tutte le costru
zioni accettate e anche amate, il guscio troppo an
gusto si frange, ed esce alla luce Leopardi, il nostro
Leopardi.
£ naturale che di un'uscita così repentina e vio-
lenia. avvenuta a costo di una dolorosissima d istru
zione di ideali venerati, egli dovesse recare le stim
mate per tutta la vita. Soltanto ciò che lentamente
mu >re. può veramente svaporare e sparire; ciò che
fug-’e d improvviso, sradicato dallo spirito quando
ani .ra vi affonda bene addentro le sue rad ici, lascia
*rc|>re un vuoto sanguinante. La Fede era stata
rps|>inta. la rinun zia all'amore compiuta, la gloria
niP'egata; ma per giustificare i suoi rifiu ti, una sola
par .la avrebbe potuto pronunziare il Leopardi: il-
lu«ione. Illusione la g loria : eppure, unica consola
zione e rifu g io al repulso d'ogni altra gioia spon
tanea e sincera. Illusione la v irtù : e nulla d i più
augusto, nulla di p iù generoso al mondo della tra
montata epoca degli eroi. Illusione l'am o re : unica
ergente di delizie capace d i dissetare per un attimo
1
pellegrini della v ita , splendore d ivino dischiudo
•gli occhi ottenebrati degli uom ini. E illusione so
prattutto la Fede, contraddizione flagrante con la
LEOPARDIANO
funerea visione del Poeta, soluzione magica di ogni
suo tormento, risposta pronta a tutte le sue in te r
rogazioni.
Respinti g li ideali della giovinezza, il grande in fe
lice non solo continuò ad alimentarne la fiamma nel
suo cuore — questa è osserv azione troppo immediata
e ormai usuale — , ma conservò una mentalità e una
sensibilità ad essi inform ata, e continuò a vedere
le cose nella loro stessa luce. Soltanto, era luce
ormai sbiadita e fosca; spenta la lo ro prima vampa,
le cose da trasparenti si fecero opache, e ciò che
prim a era sorgente di chiarezza, oscurava ora il
mondo in una notte greve e senza aurora.
Il Leopardi fu dunque, fondamentalmente, un c ri
stiano decaduto. È vero che nella sua formazione
spirituale confluirono elementi d i letteratura e di
filosofia antica, di sensismo francese e di classi
cismo contemporaneo. Ma questi affluenti laterali
non turbarono la composizione genuina della sua
anima: che fu quella di un cristiano disilK.
incapace d i ricostruire sulle rovine del passato un
nuovo edificio di idealità e d i passioni.
Scomparsa la presenza del d ivino nel mondo, l'u n i
verso gli apparve derelitto e guasto, un arcano im
perscrutabile gridante d'ogni parie il suo dolore per
la perdita irrimediabile.
* * *
« Cristianesimo senza fede » : tale ci sembra la fo r
mula più opportuna per abbracciare e definire la
personalità leopardiana. E tale è la formula difesa
dal Tonelli nel suo recente volume sul Leopardi
(L .
T
o n e l l i
,
Leo/tardi.
M ilano, Corhaccio, 1937-
XV). A noi sembra anche che in questa form ula si
condensi il m iglior succo del lib ro ; quattrocentot-
tantasei fittissime pagine, intese a scrutare l'anim a
del Recanatese nelle sue pieghe p iù m inute, e d i
cendo l'an im a si intende anche l'a rte , il pensiero,
la vita pratica e morale. Uno studio veramente com
pleto, dove ogni risultato im portante dei precedenti
studi leopardiani è riveduto, analizzato e corretto;
una ricchissima vendemmia critica , e chi pensi
quale vigna ricca d i grappoli gonfi d i umore e di
fr u tti acerbi il Tonelli avesse innanzi, può fa c il
mente valutare la difficoltà della sua fatica. Della
quale il risultato più notevole, dopo centinaia di
pagine d i documentazione precisa e d i scrupolosis
sime analisi, è senza dubbio il capitolo conclusivo:
« La personalità di Leopardi ».
La critica intorno ad un Autore — e peggio quando
si tratta di una critica centenaria — trasporta
sempre con
sè
innumerevoli detriti. A ogni tratto
ripullulano nuovi problemi, e ti dissolvono e
si
riformano un'altra volta, come bolle d'aria sulla
L O M N Z O MON1C
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