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bonomia. Nei «G u lliv e r's Travels» esistono perso­

naggi elle potrebbero roti tutto loro agio parteci­

pare ai dialoghi leopardiani: " li uom ini, come li

concepisce Leopardi, sotto sempre molto

>111011

agli

Houvnis d e il'i'o la dei c a \a lIi.

K con questo si arriva al punto essenziale della

poesia leopardiana. do\e. messo da parte l'ambiente

clic riconosciamo per nulla simile ai paesaggi di un

Boekliu o di un Delacroix; riconosciuto che egli

non si adagia ili m iti nordici molto dolci (presso

lui nessuna

Ifalilka/wlle.

nessuna

Halkùre);

che

quello che presso i prim i romantici era motivo di

bacchica compiacenza (si pensa alla definizione

heiniaua : « \\ allusim i, der sicli klug gehiirdet.

Weisheit. vvelche iiherschnapt... »|. è invece per lu i

motivo di pessimistiche riflessioni sulle a ltitu d in i

umane; che quella natura fascinosa in cui Shelle\

e Byron tro \ avano pace, è per lu i invece matrigna,

che coopera a fa r scontare le umane condanne:

allora vediamo che già presso di lu i impera quello

che più ta rd i, in forma esclusivamente filosofica,

correrà l'E u ro p a : il Begriff. o meglio, come m ole

T ilgher. il BegrifTo.

IV r giungere alla pura espressione lirica di un pen­

siero puro, occorre avere su di se il peso o l espe-

rienza di una vita molto sofferta; o. proiettando la

propria coscienza artistica nella vita universale,

sentirsi l'esperienza di molle vite an terio ri molto

sofferte. (Questo senza bisogno di appoggiarsi su dot­

trine di reincarnazioni molto d iscu tib ili, ma sol­

tanto vedendone il risultato attraverso la realizza­

zione. Ora appunto quello di cui talvolta è stato

incolpalo il Leopardi è appunto il fatto d i esser

stato ora artista, ora filosofo. Ma la sua filosofia è

soltanto quella che può servire a lu i nel momento

preparatorio della creazione. Egli considera l ’ u ­

manità per le sue cadute ed i suoi dramm i: ma la

soluzione filiale , quella a cui un filosofo vorrebbe

e dovrebbe giungere, non l'interessa: l'interesse

della ricerca si esaurisce nella creazione. Dice bene

lo Hazard. nel suo

Leo/tardi:

« Il est psychologue

heaucoup plus que niétaphysicien ».

A questi» proposito, sempre in tema di contatti, si

è voluto vedere in Chateaubriand, il « mauvais

m aitre» del romanticismo, l'au to re di certo in ­

flusso verso il ripiegamento su se stesso e la scelta

di malinconici am bienti; ed in

M.me

de Staci lo

spunto per I abito riflessivo e la tendenza medita­

tiva. T u tto questo va molto bene, per quanto si sa

che non è molto difficile vedere pu n ti di contatto

quando si parla di grandezze; ed in fondo anche il

pensiero di grandi uom ini che sono considerati sco­

p rito ri di nuovi movimenti dello spirito, si aggira

su quei pochi temi fondamentali che sono alla por­

tata di tu lli gli uom ini, purché vi ferm ino il pen­

siero: I essenziale sta ne ll'a pp ro fo nd irlo e nel

condurlo a compimento di espressione. Quello

soprattutto che in Leopardi si deve vedere è il mo­

vimento drammatico del iiensiero: tanto che egli

stesso sentì spesso il bisogno della forma dialogira

per ottenere attraverso l'u rlo delle opinioni l'uscita

della sua. Dice il Kaiser, drammaturgo tedesco, die

«scrivere un dramma vuol dire pensare

1111

pen­

siero fino in fondo »». Fino a portarlo alle «uè

estreme conseguenze nella psicologia dei personaggi,

che sono il poeta, quando siamo in campo di grande

poesia. Ed il Leopardi popola la stia solitudine di

persone, figure eterne dei dissidi eterni tra la nostra

anima e l'un ive rso : egli

11011

si lim ita ad ascoltare

le voci della sua anima, della campagna, dei pae-

setti che circondano il natio borgo, dei fam iliari,

delle donne che ha intravisto e perduto:

11011

è tutta

qui. secondo me. la sua grandezza; ma è piuttosto

in quell'aver sentito e proiettato iu campo univer­

sale il tum ulto di cui egli sentiva una parte, un'eco,

nel suo in te rno : ed in questo momento egli

11011

ha

più bisogno di uu determ inato ambiente, romantico

o classico, tradizionale o rivo luzionario , patetico

0

forte ; perchè tutto quello che esprime è eterno, si

agita nello spazio, talvolta iu senso astratto, tal­

volta concretato, ma sempre vivo della sua vita

autonoma, che ha saputo trascendere il lim ite con­

sueto per usare luoghi forse non tu tti alla portata

dei le tto ri, forse talvolta perfino lontani dal poeta

stesso,

che in questo modo ci dà il lim ile delle sue

possibilità, e mostra il suo coraggio nel l'affrontare

un*espressione artistica che non sempre è compiuta,

appunto per questo suo sconfinare dal concreto

oggetto.

(lon questo siamo, come si vede. Usciti dal campo

degli Influssi del secolo su Leopardi; rimane ora

da vedere l'influsso di Leopardi sul secolo.

In grazia appunto di questa sua facoltà di percor­

rere piuttosto la via del pensiero, invece di crearti

ambienti, la sua maniera poetica avrà successo p ii

facilmente presso i pensatori che presso gli scrit­

tori in genere. l)n pensiero come il suo, gettato il|

mezzo alla cosiddetta sinistra hegeliana, può sem

dubbio ottenere onore di discussione e amplia-]

mento concettuale.

Ma se per i poeti del suo tempo egli appare pii

spesso filosofo, per i filosofi apparirà di preferem

poeta, o almeno psicologo. Q uindi si tratterà inerii

di un accettar* il suo atteggiamento di fronte all

vita, per trarne deduzioni più rigorosamente sciei

tifiche. Schopenhauer, nella prefazione alla tei

edizione del suo « Die VI elt als W ille lim i Yo

'te llu n g » . riconoscerà al Leopardi il merito di avi

iniziato quel nu»do di pensare. Più tardi. quan<

Nietzsche affronterà la risoluzione del suo attej

mento negativo di fronte al mondo, dovrà anci

ricordarsi d i Leopardi. Cosi questi, che in princi]

era entrato nella conoscenza dei tedeschi come fil

logo assai promettente, nella presentazione ai

rativa del N iehuhr. farà dimenticare quella

prirn

.1

attività, per merito d i una ben più viva e

profonda.

Ma era naturale che anche ci si ricordasse del poeta,

cotti* egli stesso avrebbe potuto desiderare. Non

voglio lim itarm i ad

1111

elenco delle traduzioni e

biografie e commenti, che si possono trovare presso

altri che hanno fatto un quadro ben più completo

intorno alla figura europea del Leopardi. Ricordo

di passaggio il recente articolo del Neri, che in una

riuscita analisi del mondo poetico leopardiano,

trova modo d i inserire un breve elenco delle testi­

monianze della fortuna del Leopardi a ll’ estero.

Voglio piuttosto vedere in breve quello che Leo­

pardi è riuscito a dare di sè agli uom ini e ai

poeti.

Fatto abbastanza notevole è questo, che è molto

maggiore il favore ottenuto da lu i presso i c ritic i e

i pensatori, che non presso i poeti. In fa tti d i lu i

non troviamo seguaci nel senso comune della pa­

rola. egli non è capo di scuola, come un Petrarca

0 111

d'A nnunzio. A parte questo, che egli stesso

non è collegato con scuole, la ragione vera deve

anche essere ricercata in quello a cui prima ac­

cennavo. della sua facoltà cioè d i ricavare il mas-

•imo possibile da una meditazione piuttosto che da

luna situazione psicologica o da un ambiente. Il pen­

siero è suo o rig in a rio ; l'espressione è connaturata

i»l pensiero in forma che

ioti potrebbe essere più

►canta e aderente: per

imitarlo occorre pensare

|<» -tesso p e n s ie ro ed

■primerlo nella medesi-

ia forma. Questo che

lico adesso non è un b i­

sticcio tra forma e pen-

■iero. che in campo a rti-

tiro «i identificano, come

utti suino, ma è p roprio

^pressione del passag­

gio dalla filosofia all'arte,

erciò egli può essere co-

•

• •

•iato. tna non im itato. -{

9

*

n fa tti tro v ia m o molte

olle eguaci del Leopar­

di <l«-i giovani agli in iz i

|ldla loro espressione poe-

ica: poiché sono in qu e l­

ita più portati ad impa-

jronirsi del modo di pen­

are che non del mondo

‘tiro ; ma appunto per-

•è Leopardi è tutto pen-

ro. quando si accor-

*0

d i dover esprimere

s e n tim e n to proprio,

rendono un 'a ltra via, e

non gli somigliano.

>t*to è il catto, ad e»..

di James Thomson, che dedicando la sua

Tonn

of tradirai Nielli

al

younger brother of Dante.

diventa lu i stesso, rispetto al movente filosofico

pessimista, niente p iù che un

younper brother of

Leo/tardi;

mentre per l'ispirazione generale e la

sceneggiatura potrebbe piuttosto ricordare Poe o

Baudlaire.

Lascio da parte m olti a ltri argomenti vecchi e nuovi

che sono p u llu la ti attorno al nostro poeta : pole­

miche che si accesero, ed ormai consideriamo sfu­

mate. nuove scoperte che non aggiungono n u lla alla

persona poetica del Nostro, la ti nuovi, forse tra­

scendenti le intenzioni e la portata dello stesso. Ora

poi, si è voluto scoprire in lu i ancora un valore

etico d i incitamento al coraggio e alla forza, alta­

mente morale, forse perchè il suo nome era un

tempo apparso abbinato ad un mondo « als W ille

und Vorstellung».

Ma nonostante il posto che occupa a mezzo tra la

storia del pensiero e quella della poesia (che, in

fondo, sono poi due facce del medesimo dramma),

è in u tile e forse per lu i dannoso cercare ad ogni

costo un significato etico della sua opera. Egli è

forte e coraggioso soltanto come sanno esser’

uom ini tris ti, a patto che siano grandi. È lontano

da ogni

rhauvinisme

, perchè è occupato a dar forma

al dolore d i tutta un'um anità che si rifle tte in lu i,

e nonostante i richiam i

classici e le espressioni

rivo lte alla Patria, egli

anche in q u e ll'is ta n te ,

pensa a sofferenze che

senza dubbio trascendono

quel determ inato momen­

to. I l suo pessimismo,

esente da cinism i perchè

elevato, è talmente rad i­

cato e saldo, che supera

perfino quella disperazio­

ne che potrebbe portare

al suicidio. Nel panora­

ma della letteratura eu­

ropea, la sua figura, sen­

za dubbio fra

le massime

e più significative, pre­

senta

delle caratteristiche

sì

varie e complesse che

rendono difficile il suo

inquadramento (che non

è poi necessario), perchè

esprime la somma di mol­

te aspirazioni deluse, il

risultato di molte espe­

rienze letterarie, il ver­

tice raggiunto da molte

correnti di pensiero.

PINO BAVA