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L E0 PA R1) I E L A CRI T I C

Per d ii ripercorra la sttiria della critica leopardiana

due >oii(i i filo n i più importanti cui è co*tretto r i­

portarsi. l'u n o determ inato dalla posizione che as­

sunse il De Sanctis. l'a ltro facente capo alla nota

rivalutazione polemica «lei Gentile.

Il prim o poco tempo prima di term inare la sua

opera di geniale storico della nostra letteratura

lasciò in quella m irabile analisi de ll‘ « In fin ito ». il

suo testamento lette ra rio : e per anni «piindi tu tti i

le tto ri ed i c ritic i leopardiani si polarizzarono «uiili

« Id illi » e proprie» in quel gruppo dei p rim i « Id illi »

risentirono l'au tenticità più profonda di Giacomo

Leopardi.

Ma mm m olti anni or

m iiio

Giovanni Gentile in una

edizione delle «Operette M ora li» spoetava iu un

ceriti senso

l"as«e

«Iella valutazione leopardiana ri-

p«»rtando in prim o piam i un unitivo clic era sempre

pars«i «l'intere>>e secondario: sgorgò cosi una riva ­

lutazione densa e piena di «pielle «t Operette » iu

prtisa che erano sempre state ritenute «iulla mag­

gioranza dei lett«iri come un'espressione un poco

ra re fa ta e molto letteraria del mondo e «Iella per­

sonalità del Letipardi.

P«issianiti «piindi affermare come «l«ip«i l'affacciarM

di «piesta seconda corrente. »i inizi un nu«i\o pe­

riodo nella storia della critica leopardiana e conte

anzi da «|uesta duplicità d'interessi siano \enute

man marni sgorgando interpretazioni sempre più

acute tendenti a sviscerare nella sua complessità un

|»«*co misteriosa «piest«i esasperato intim iti roman­

tico: e dalla contrapposizione «lialettica di «pteste

due correnti Canti-Operette morali. gli orizzonti

certamente si allargarom i e il clima eur«ipe«i di cui

la lirica leopardiana era impregnato cominciò a de­

lincarsi con una chiarezza inusitatamente nuova.

Diremo di più che la critica «‘ irre tì talmente

m i

«pieste punizioni che il Citanna nel suo « Roman­

ticismo e la Poesia italiana » affermo che in uu

ceriti seiis«i la vera pnisa poetica «-he tu tti avevano

sempre affermato consistere nelle «O perette» era

invece proprio «piella «lei Ganti perchè in «|uelle

mancava spessti la sp«»ntaneità e si sentiva «pialco-a

d artificiale. Notevole <|uesto ultimo punto di vi«ta

il «juale veniva da un criticai scaltrito qu au t'a ltri

mai dtipo che la corrente determinatasi col Gentile

era stata «lialettizzata con vigore ili-o lito «la pa­

recchi zelatori. In te re -an te ripeto «piesta presa di

ptisizitine del Gitanna il «piale era «tatti unti dei

prim i a risentire Le«ipardi con una motlernità d'ac­

cento e di visitine veramente singolare: «K g li sen­

tiva henissimo che le vecchie e rigide forme tecnù'he

d i ptiesia non erano adeguate al sito impuUtt di

espressione. La rima lo stanca col suo obbligatorio

rito rn e llo , la strofa lo esaspera col «uo viluppo lieti

disegnato. Kgli sceglie in fa tti la tecnica apparente­

mente meno inceppata, il versti sciolto e la canzone

libera. La canzone libera con le sue rime spesso

interne, con le sue assonanze e conMinanze senza

regola certa, è «piasi sim ile alle poesie senza metro

«lei modernisti. K col Leopardi si può affermare

cominci anche presso di im i «piella teiulenza della

poesia moderna a liberarsi da «igni legame «li me­

trica e ad esprimersi secondo un liberti ritm o "uleale,

realizzato con la prosa lirica. La canzone leopar-

diana è «piasi una canzone libera delle Laudi «lan-

u tiliz ia te ».

Analisi acuta e diretta a saldare «piell'uttello tra le

forine stilistiche «leH'Otlocent«i e «Iella contempo*

ranca letteratura cui s'aggiungeva una sagace de­

terminazione del mondo ideologico leopardiano e

«lei \al«»re intrinseco «li quelle idee per sè stanti

e«l iu relazione al um ililo fantastico ed artistico del

p«ieta stesso che è sempre stato il problema più

importante agitato «lai critic i di Le«ipardi a com in­

ciare «lai De Sanctis. Glie il parlare «li classicismo,

«li K jiitte h i e «l'Isocrate a pniposito «lei pessimismo

leopardiano, significhi non comprendere punto il

Le«ipardi è senz'altro una faccia del problema che

il Gitanna chiarì assai bene, eil anzi «piando ag­

giunse che « l'atteggiamento del Le«ipar«li rappre­

senta iiient altro che una faccia del prisma, cioè

«lelbi spirito europeo nel periodo idealistico e ro­

mantico. e «‘he la sua fu la più tremenda esaspera­

zione d e ll'io solitario» t«iccò uno «lei punti più vivi

della st«iria di «piesto spirito il quale ascende verso

il deferto dove il conato liric o si incontrerà in una

realtà logit'a da cui sprizzerà una vena di densa

irtinia e lo vedrenni allora « neghittos«i ed immobile

M ill'e rh a

ridere di tutto l'un ive rso» come più tardi

c«ui orizzonti molto più angusti e con un mondo

molto più immediato e meno nmsapevole il confra­

tello piemontese guarilerà anche lu i ad uu ipiadri-

foglio

che non raccoglierà.

Ma cercando di raccordare il nostro discorso verso

un centro costruttore diremo noi «lupo avere di

passaggio ahb«izzato questi diversi aspetti della c ri­

tica «‘he il meglio deH'anima di Leopardi è espresso

nei Ganti e che si ha il dovere di cogliere <]uesto

meglio che solo può dare la sintesi più vera di

quella pers«»nalitji.

lasciando

le «Operette» da un

lato «juasi opera minore come se per la nostra pace

potessimo cedere a «pie«to schematismi» di maggiore

e m inore che la giovane fìhihtgia e critica italiana

\ie n riprendendo da tante parti nella «iffensiva

quasi furio -a di seppellire una volta per sempre

quella « poesia e non poesia » che rimase l'incubo

per tanti anni della critica po»iti\ istica e dei suoi

piani ingenuamente classificatori ed empirici?

A questo proposito anzi è di ie ri una « Introduzione

al Leopardi ». del Petronio, il finissimo esegeta del