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Il Pare» Gerolamo Wayalaowai Pltclaa a colonia allota ra rla

\e lle tu li licenze s i nota ancora l'in fin sho del corso,

ow he se rido tto e atte m into quel suo carattere sistematico

t iucciso. Case p o p o la ri che occupano la rg h i tra tti d i

tra*persali: i ra ri c o rp i degli iso la ti collegati da cancelli;

fin ta re d 'a lb e ri m a gri c tap peti d i aiuole ad allietare in

jiin :io n r d i g ia rd in i in m in ia tu ra i m oti di i c o rtili. E

il", ju rtu tto (fui d in to rn o un'im pressione d i nettezza,

di igio, d i respiro

—

i p o rto n i d is ta n z ia ti, sequele d i

mii a inta tte, case d i pochi p ia n i

—

che disperde le

id i■ d i affollam ento, d i conglomerato, che formano

un

po' i l concetto essenziale del borgo.

' orso Racconigi ha mia diversa configurazione:

"fi are più intinto dei colori del borgo. Serre prern-

Un>mente alle necessità dei rifornimenti alimentari. Il

'innato qui si attenda in rari padiglioni, ha una sua

di* osizione ordinata e parallela; e tuttavia folto, bruli-

1ai te da una sensazione di ressa e di movimento.

1

questo punto quel che era un annunzio, un rago

pri sentimento

—

l'ossatura industriale della zona,

affilata ai segni labili ed incerti, un deposito, uno

"tu iilimento

—

si palesa e si consolida. Sbocchi di

traversali, Via Limone,

l’i#i

S. Bernardino mostrano,

•Atre le intelaiature e i castelli delle nuore costruzioni,

Ir

•

aspidi dei capannoni delle fabbriche; tettoie appa­

iono in lontananza a limitare l'ampiezza deWorizzonte.

E più in là, imboccando

I la

Montenegro,

l ’io

Ca-

raijiio, gli schieramenti delle mura, le coperture dei

Wf;

bassi, certi padiglioni di cemento e di retro, squa­

drati e geometrici,

Aonno un

sapore di scoperta e di

rirelazione, fi apparso il volto industriale del borgo,

gli elementi si raccolgono diffusi e sparpagliati sui

versanti della periferia.

Accompagnati da questi schermi sonori si incontrano

strade che svariano: inavvertitamente ci si trova sui

terreni aperti della campagna. Anche qui

è

diversità

di prospettire c varietà di panorami, con alcunché

di fantastica e di estroso. Un gassometro adagiato in

un prato accanto a un cascinale, orti ubicati in fondo ad

una scarpata cintati da una custodia di fili di ferro,

il verde superstite dei prati a contrasto col colore umido

e fresco della terra arata e pettinata, nel luogo di via

S. Paolo una casetta moderna modestamente denominata

osteria con ai lati le appendici di un giardinetto e

di un pergolato che mostra i suoi festoni di foglie ros­

sastre e rugginose. Il paesaggio si amplifica e distende,

rie e crocicchi compongono un'intricata scacchiera;

e si ha per un momento l'impressione d'essersi smarriti

e estraniati. Ma ecco Corso Trapani, giorane e campa­

gnolo, i suoi filari di alberi snelli che docilmente lo

accompagnano; ecco le radure, i recinti verdi, le colli-

nette, i sedili del parco principe Gerolamo Napoleone.

I fusti delle piante, le siepi di bosso allineati o disposti

a corona punteggiano lo sfondo ed assolvono ad un com­

pito di decorazione. Sull'altro lato è la traccia, lo scavo

limitare della scarpata della ferroria. Siamo ancora

in borgo S. Paolo: alle sue ultime propaggini: al suo

piccolo Valentino.

SALVATORI GATTO

*