LEOPARDI E LA POESIA EUROPEA
In qualunque pubblica biblioteca che si rispetti, lo
schedario, alla voce « Leopardi ». presenta una
schiera di opere di nom i illu s tri ed oscuri, tanto
che quasi dispiace di dover aggiungere a quelli ii
proprio oscurissimo, invece di lim ita rci ad una egoi-
Mica lettura. Un poeta come Leopardi ti s fu ^ e e
ti incanna, anche se ti presenti a lu i con togato r i
spetto; anzi, forse p iù in questo caso. Egli non
vuole esser collocato in questa o quella corrente,
questa o quella scuola : egli è fu o ri, piacevole o
triste, monotono o vario, coraggioso o disfatto. A
lu i non convengono tanto speciali aggettivi ine
renti alla critica, quanto qu elli (he possiamo ap
plicare alla umanità tutta «pianta nei ra ri momenti
in cui possiamo coglierla in atto di meditazione c
di ascesa.
Mai si può osare collocarlo pulitamente al centro o
alla periferia di un movimento artistico. E forse
anche per questo neppure lu i è potuto sfuggire al
cliché, retaggio degli uom ini illu s tri. I ragazzi, a
scuola, imparano che Leopardi è il poeta del dolore,
e lo ripetono sempre ad ogni interrogazione. Noi
sappiamo di lu i che era gran conoscitore di cose
classiche, scrisse molte e molte cose di vari argo
menti. già ai suoi tempi passava per uno dei più
profondi e colti ingegni (p iù che non del resto, ài
tene\a conto dell'erudizione), scrisse i Canti: e poi
alla fine pensiamo soltanto più a ll'in fin ito e a Silvia
e al Cantico del Gallo Silvestre, e questo ci basta,
ed è bene che sia cosi.
Ma quanto alla valutazione dei suoi tempi, soprat
tutto per gli in iz i, io credo che tanto Omero giovò
ad A chille col suo canto, quanto il G iordani nocque
al Leopardi colla sua piccola pubblicità. Così un
sol
uomo diede origine a tre diverse figure: per
alcuni fu
Venfant-prodige
che conosceva lingue e
letterature vive e morte e discuteva da pari a pari
coi p rin cip a li personaggi d e ll'O lim p o filologico; per
a ltri fu il filosofo pessimista. anticipatore di una
verdammte Welt;
per a ltri infine, i più , il poeta
del dolore.
Ora, si d irà , non è più il caso d i polemizzare, tutte
le possibili nebulosità sono state chiarite : e quasi
tu tti coloro che hanno scritto intorno al Leopardi
sono persuasi di aver detto, o con tribu ito a dire, la
parola definitiva. Ma se noi. ancor ora. vogliamo
raccogliere elementi per un omaggio a Leopardi,
e
dire ancora qualcosa intorno a lu i. dopo tutto quanto
è già stato detto, è p ro prio perchè
vogliamo met
tere la nostra sensibilità
moderna alla prova della
sua poesia, de* ?uo mondo; e quindi qualche volta
è
anche necessario andar contro all'opinione di
quelli che Baudelaire, che ne intendeva, chiamava
« ces Sphiux sans énigme, qui veillent devant le»
portes saintes de l'Ksthétique classique ».
Lascio ad a ltri il compito di dichiarare la poesia
leopardiana inquadrata nella storia dell'estetica,
per lim ita rm i ad un cenno sommario sulla posizione
«lei Leopardi nella poesia europea, o meglio, nel
pensiero. È bene, prim a di tutto, ad evitare equi*
voci, ricordare quel passo famoso del Croce, che
in fatto di teoria dell'estetica ha detto cose gran*
dissime. che dice: « I grandi a rtisti, le grandi
opere... non sono nè romantiche nè classiche...»
con quel che segue. K questo è necessario, perchè
quando si vuole parlare di letteratura europea della
prima metà del secolo xix. è inevitabile accennare
ai classici e ai rom antici e alle loro lunghe battaglie,
anche se la cosa, per certi aspetti, può sapere un
po' di stantio.
Il Leopardi visse p ro p rio nel tempo del romanti*
cismo, tra il suo sorgere ed il suo dileguare. Ma
alla solitudine in cui visse, questo non potè molto
arrivare come cosa viva, ma piuttosto come eco li*
bresco ed aria del tempo. Questo movimento d i rea
zione germanica contro la civiltà latina, che tendeva
a sostituire il W alhalla a ll’O limpo, l'agitazione al
l'e q u ilib rio , il sentimento alla rappresentazione, il
calore alla freddezza, per quanto si conviene abi
tualmente in linea generale; che invade la media
e la bassa Europa, con una fortuna che può deri
vare dàlia necessità del tempo e da una nuova co
scienza degli uom ini, come molte volte accade in
prin cip io d i secolo e dopo grandi rivo lgim en ti cul
tu ra li e p o litic i; questo movimento introducendosi
nelle varie regioni d'Europa acquista i caratteri di
esse, e muta indirizzo secondo le esigenze del luogo.
Il Romanticismo tedesco, che dopo il prim o
Sturai
iind Drang
della fantasia, si cambia in
Sturm uni
Drang
d i carattere po litico , e nascono i Deutsch*
th iim le r, i poeti della
/Mìlilische Tendenzpoesie
quello inglese, che è forse il meno dotato d i carat
te ri polem ici, e fa rinascere attraverso le nebbie
del medioevo una Grecia astratta che si bea del sen
timento della natura e della musica; quello fran
cese, che dopo tanto rumore degli in iz i, opera
ah*
bastanza rapidamente una fusione tra lo splendore
classico non. del tutto morto e il sentimento già ab*
bastanza vivo, e ci dà cose splendide per la seconda
metà del secolo; quello spagnuolo, che molto spessa
è un ricalco degli a ltri, e tenta di fa r rivive re
1
glorie medievali della terra iberica in un impoi
bile ottocento; quello italiano,
infine,
che
dopo
cune
pedisseque im ita zion i
del mondo nebuloso
sogni germanici, si
volge
tutto alia
poesia
pa
tira, e romantico
diventa
sinonimo di italiano, e
diluisce per tutto il secolo, fino alla conquista del
l'ut, dà d 'Ita lia , arrivando fino al P ra ti; tutto que
st» ;-nò anche servire, come ho detto p rim a, a creare
un iinhiente del quale è impossibile non accorgersi,
un’ iria che si deve respirare anche se ci si trova in
clima di opposizione o rin ta na ti in solitudine.
Del classicismo po i, non si può parlare come mo
vimento, perchè, virtualmente fin ito come tale, si
limita ad un abbrancarsi alla vecchia posizione con
servatrice, nel tentativo d i non perdere terreno, ma
non più capace d i esercitare un influsso decisivo
sulle opere e sugli artisti. Piuttosto, soprattutto nel
raso d e ll'Ita lia , si tratterà di un inevitabile retaggio
nostro, che. nello spirito, se non nella forma, può
esser vivo in qualunque tempo.
Conoscendo queste cose, è abbastanza facile vedere
i lim iti del debito del Leopardi verso il suo tempo.
Si è parlato, fra i tedeschi, di Goethe e del suo
Reineke Fuchs,
a proposito dei Paralipom eni: ma
questo è p iù parente d e ll’/Jffa
Troll
di Heine, po-
teriore alla produzione leopardiana. Piuttosto,
sempre per Goethe, sappiamo dell*impressione pro
dotta
sul Leopardi dal
Werther,
quest'opera della
seconda vita di Goethe in veste d i romantico, e del
proposito del Nostro di scrivere un romanzo dello
stesso
tono: romanzo che non fu scritto (e per que-
to
fatto elim ina già da sè la questione).
Quanto agli a ltri tedeschi, se pro p rio non è possi
bile ritrova re in Leopardi i m otivi rom antici della
i
erhtrne Kirche
, o della
uilde Jagd.
che sono un
po dappertutto diffu si nello spirito o nelle opere
del p rin cip io del secolo, è ancor meno facile sco
prire una parentela tra le poesie patriottiche del
Leopardi e quelle dei Deutschthiim ler : a parte il
fatto che nessuno degli epiteti dei poeti svevi
ifrisch
, /romm ,
frólich.
frei
)
conviene al Nostro,
ben
diverse sono le fonti
dell’
ispirazione: il Leo
pardi esprime
il
dolore di
una libertà
e
dignità na
zionale
perduta secondo
un modello tradizionale,
rhe può stare tanto nel-
Ottocento, quanto in
qualunque altro secolo di
«s^ervimento dell’ Italia :
incile senza tener conto
“ella maggiore o minore
in»-rità e forza d'ispira-
lione, è
ancor sempre la
Medesima voce dei nostri
trai.
di
che si lagnano del-
a servitù, sia che si chia-
no Dante o Petrarca,
chiavelli o Leopardi;
ntre la poesia sveva,
fa capo aU’Uhland,
quale viene continuato
molto minor degniti
f I
’T
'
di quanto non meritasse, ha il carattere di un
movimento collettivo d i rivendicazione nazionale,
fatto da parte di tutta una razza, poesia collettiva
su un medesimo argomento,
politisrhe Tendenz-
poesie
, forma quasi artistica destinata a caratte
rizzare tu tti i periodi d i transizione in attesa di
affermazione.
Quello che forse potrebbe avere punti maggiori di
contatto colla poesia leopardiana sarebbe ii roman
ticismo inglese, dotato d i un mondo poetico meno
caratteristico e p iù diffuso, e per ciò che rende pos
sibile una maggiore universalità della poesia, p u r
ché sia universale l'an im o del poeta che la crea.
Lo Zanella ha, per conto mio, mostrato una gran
buona volontà nell'adoprarsi a dimostrare la stret
tezza di rap po rti che esistono tra Leopardi e i ro
mantici inglesi, e particolarmente lo Shelley. Il
Leopardi conosceva l'inglese letterario e i poeti in
glesi; prova d i questo sono le espressioni poco lu
singhiere che egli indirizza al Byron, accusandolo
di sensibilità solo epidermica e ristrettezza di mondo
poetico. Partendo da Coleridge per arrivare allo
Shelley e Byron e Keats, notiamo anzitutto le so
stanziali differenze di mondo: questi maggiori poeti
partono da un sentimento o da un ambienta ner
arrivare all'espressione liric a di esso; il Leo|,......
parte da un pensiero ed arriva alla lirica attraverso
I esasperazione di questo. Nè Shelley nè Byron sono
filosofi. In Leopardi la filosofìa ha trovato forma l i
rica ed espressione compiuta; forse soltanto per
questo il De Sanctis, in un primo tempo, ha potuto
dire che da Leopardi non è uscita la lirica.
Per vedere i rappo rti tra l'opera del Leopardi e i
poeti inglesi, sarà necessario estendere la conside
razione a te rm in i cronologici più vasti, citare cioè,
come da alcuni è già stato
fatto , anche alcune figure
del Settecento inglese, e,
per essere più precisi, lo
Sw ift e lo Sterne. Questo
a proposito delle « Ope
rette m o ra li» , che sono
nell'opera leopardiana la
parte senza dubbio
più
rappresentativa, quella in
cui il poeta ha maggior
mente ritrovato se stesso
e il suo mondo, esponen
do in forma artistica il
risu ltato del suo pensie
ro filosofico, realizzazione
vera del suo mondo. D i
questi, egli è senza dub
bio
più vicino
allo
spirito
d i Sw ift, col suo umo
rismo corrosivo e secco,
che non a
quel
blando
umorismo sterniano, che
nasconde l'acredine sono
una frequente vernice di




