superficie di un lago. A quanti dualism i non offre
appiglio Leopardi! Classico o romantico? Pessimista
o ottim i-la? Filosofo o non filosofo? Maggior poeta
nei Canti o nelle Prose? (Queste le domande più
o w ie : le altre spuntano dal loro seno e si aw ilu p -
pano ad esse come male erbe crescenti e m ultipli*
cantisi aH 'infinito. Il Tonelli ha saputo toccare i
vari punti con quella discrezione che gli viene dalla
ormai Uin*ra e magistrale competenza; e alla (ine
del suo studio gli si è prospettata una immagine di
Leopardi lim ito sim ile a quella da noi sobriamente
accennata.
Bisogna ora subito avvertire die la vera e vera
mente interessante conclusione del lib ro è forse
altra da quella che l'autore ha cercato d i portare
in primo piano.
Nel capitolo in tro du ttivo , dopo un'ampia rassegna
critico-bibliografica. egli aveva scritto:
uCodesta critica, chiam isi tainiana o liourgettiana.
crociana o delollisiana. positivista o psicologista,
idealista o stilistica, nonostante i m eriti e v a n ta c i
particolari che possa mostrare, rimane, dico, in fe
riore al suo compito. Che la vita è sintesi e movi
mento e quella critica, non volendo cogliere la sin
tesi
e movimento, non coglie la vita. D ifa tti, dalla
lettura di uu saggio critico di tal natura, usciamo
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sempre con un senso di insoddisfazione: tanto ci
pare diversa la figura d e ll'A u to re , (piale la sen
tiamo e vediamo in noi stessi: tanto più in allo,
tanto più complessa e profonda, tanto più
umana
»
( pagg. 38-39).
Sono parole importanti, e attraverso le (piali tra
sparisce chiara l'intenzione del c ritic o : ricercare il
tono ed il senso della poesia leopardiana non in
una definizione intellettualistica o comunque esclu
sivista. ma in un accento vasto e profondo che pro
rompa dalla complessa armonia di tutto il suo es
sere. G iunto a ll'u ltim o capitolo il Tonelli propone
dunque la sua definizione, che è molto ovvia ma
anche molto aderente: « poeta del dolore»,
u ('osi. di dubbio in dubbio, d'esclusione in esclu
sione. giungiamo alla definizione che. in ultima ana
lis i. ci pare la p iù vera, e anche la più ovvia:
«poeta del dolore». Giacché veramente, nella li
rica del Leopardi, il dolore non si scompagna mai
dall esplorazione del proprio petto: nè dalia con
templazione della natura, della morte. deH'amore,
del destino umano ed universale, nè dalla rievoca
zione dei rico rdi personali, nè dai m iti creati o ri
plasmati: e il dolore li colora tu tti appunto di «è,
con le sue innumerevoli sfumature: ora. cioè, sotto
la forma dello sdegno e rim pianto, ed ora della ma
lincon ia ; ora della tristezza, ed ora del terrore; ora
della nostalgia e della soavità, ed ora dell'ardore
cocente; ora deU'ebbrezza amara, ed ora della di
sperazione: ora della rassegnazione, ed ora della ri
bellione titanica: ora del dubbio tormentoso, ed
ora dello stupore del m istero; ora dell'angoscia,
ed ora dell'eroica sofferenza; ora della violenta ma
ledizione, ed ora de ll'im p ie tra to sgomento» (pa
gine 478-479).
Indubbiamente la definizione abbraccia tutta in
tiera l'opera e la personalità del Leopardi: l'ab
braccia. nel senso che la m inima particella di essa
non le può sfuggire, ed anche i momenti suoi piai
ila ri e sorridenti, sono sempre materiati, nella Io n i
sostanza, di una sconfinata tristezza. L'arte leopar
diana è sempre velata a lu tto : e perciò, se ogni altra
form ula può essere contraddetta da qualche su*
aspetto anche momentaneo, quella proposta dal To
n e lli non teme, smentite in questo senso.
Ma questa formula è poi veramente una defini
zione? Ha cioè veramente la possibilità di suscitare,
in una visione d'insieme, i tra tti incon fond ibili delll
personalità del poeta? Il T one lli ha forse voluti
o ffrirc i, più che una visione d'insieme, più che uni
immagine viva e parlante chiusa nel breve giro i
una rigorosa definizione critica , semplicemente *
sentimento fondamentale
dalla poesia leopardiana
la corda eternamente vibrante sulla cui melodia
t
accorda ogni altro suono.
« Poeta del dolore : — egli aggiunge infatti subii
dopo — e. poiché il dolore è un sentimento, la
definizione ha il \antaggio di fondarsi sii ciò che
è
prima condizione di poesia; epperò, se non pro
prio su una nota estetica, almeno su una nota ge
tter.itrice di bellezza. K poiché il dolore è la prima
e ultima panda del Leopardi, anche come pensa
tore. psicologo e moralista, questa stessa definizione
Ita il merito di trovarsi d'accordo con quella del
teorico, e di coordinarsi perfettamente nella de fini
zione complessiva della personalità leopardiana, già
da noi dichiarata intimamente cristiana » ( pag.
479
).
Khhene. noi crediamo che proprio n e ll'in tim a c ri
stianità del Leopardi, nel suo vero e proprio « c ri
stianesimo senza fede» il critico avrebbe potuto ri-
solvere, chiarificandola, la complessa e mutevole
psicologia leopardiana. Certo, la costanza di un ge
mito e di un anelito che sempre riecheggiano per
fino nella deserta aridità di certe sue prose, è un
fatto unico forse nella letteratura mondiale, e segno
di riconoscimento bastante per un tale autore. Ma
dolore è panda ancor troppo vaga e astratta, anche
se rivelatrice di realtà spaventosamente concrete.
Nell'espressione « cristianesimo senza fede» a noi
sembra invece di veramente toccare, d i sentire, di
respirare
Leopardi. Non è una definizione in te lle t
tualistica. perchè in una sfera di pure concatena
zioni ideali « cristianesimo senza fede » è espres
sione priva di significato. Ma quando si ripensa che
il cuore possiede le
sue
verità, e che si può uccidere
un'idea nella propria mente; e tuttavia proiettarne
l'ombra, ingigantendola, nel proprio spirito, allora
*i capisce come un'anima possa rifiutare i con forti
di mia fede, e contemporaneamente accettarne i più
amari insegnamenti.
Amari, perchè il senso della vanità del tutto , e l'in
guaribile ansia di felicità che il cristianesimo
inculca debbono essere riem p iti di tutte le sue con
solazioni. Kd essi invece restano radicati nello spi
rito leopardiano come piante ammalate che chie
devano la sommità delle vette, e furono um ilia le
nel fondo tetro di una palude.
* • *
La luna sorge e tramonta, le stagioni nascono e
muoiono, le grandi età scompaiono e si circondano
nei .proli d 'un silenzio d'alta ruina. Solo nella notte,
no;t** eterna che ottenebra anche i giorni p iù lum i-
no-i. Leopardi guarda e pensa. La sua nostalgia è
di -entirsi
uomo,
spirito dominatore che piega gli
^'•■nti. creatura eletta che eleva il suo trono nel-
I universo; e invece è suo il destino della form ica,
del l'insetto, del verme strisciante al suolo che un
nulla calpesta e distrugge.
Leopardi non si rassegna. La natura che lo circonda,
per quanto invitante rimane da lui éci»»a, immobile
e straniera. P recipitato dal cielo sulla terra, affra
tellato a tutte le creature viventi da uu comune de
stino di nascita e di morte, egli è ben lontano da)
l'in eb bria rsi in quel senso panico della natura, in
quel ritorn o alla terra madre che lo ha generato,
che sarà ricantato in varie forme da tanta parte
della letteratura contemporanea. Il suo sospiro con
tinua a rivolgersi verso un ideale di felicità irrag
giungibile e p iù che umana; e ne cerca i riflessi nel
riso della natura aprica, nel baleno d i un sorriso
sul viso di una bella donna; ansietà vana! Si sente
nato per l ’ in fin ito e per l'eterno, e un'oscura cala
mità lo ha inchiodato alla sua sventura, che è la
sventura d i tu tti gli esseri, l'arresto di ogni palpito
di gioia e d i amore.
Egli resta così sospeso, fra terra e cielo, a quel suo
grande ideale inafferrab ile ; caduto in una buia valle
di disperazione, si arrampica e si aggrappa alle
sue falde, e canta alle stelle infinitamente lontane
il suo dolore nostalgico e sconsolato.
È il ribelle d i tutte le fedi e d i tutte le certezze;
ha rifiu ta to D io e il mondo, la fede divina e quella
umana. Ma guardate bene in fondo, nello spirito
dell'opera sua: egli riplasma tu tti gli id o li i>.
nella fiamma del suo amore, e li trae lim p id i e tersi
come cristallo, sereni e quieti nell'unica primavera
della sua vita, la primavera della poesia.
FILIPPO PIEMONTESE




