Nella -uà seconda fase, l'a rte nazionalista italiana
è. dunque, tutta sogpiopata dal problema di dare
uno sfopo a questi fo rti ai qu a li, per l'im p o n ib ilità
di porre la loro energia al servizio della patria, era
venuto a mancare il sens«» medesimo della \ ita.
Nella his«»pua disperata. si alternano i valori del
l ’ amore e d e ll’ arte, della gloria e «Iella morte, e.
in questa sua travagliata ricerca. l'Ita lia è di nuovo
collocata nel mezzo del dramma europeo. presente
e fraterna all'aiisia delle nuove penerazioni te
desche e francesi, incatenata con esse. fin dalle ori-
pini. da una prandi* «lata: il IK70.
Fra disceso. in «piello stesso anno, nelle anime in
fa n tili delle tre prandi stirp i europee uno stesso
frapore «li a rm i: ma in Germania era stata l'e b
brezza della vitto ria , il «liritt«» di c om p iila nuova
mente imposti» dal super-uomo prussiano a ll'im p e
ratore liberale. In Francia era stala la
debacle
e.
poi. la rassegnata mediocrità della repubblica de
mocratica. Da noi. era stato « il nome di Koma
ricevuto fra il ro to re delle fiaccole da lie \i anime
sbipottite » ancora impronte a dominarne il sipni-
ficaio fatale.
A lla Germania lepava, <*osi. i nostri piovani un co
mune o«li«> della democrazia, una sete di dom inio
e di distinzione, un nietzschiano
io
proiettato al «li
là del bene e del male: alla Francia li lepava la
disperazione di un destino nazionale mancato, un
hisopno di evasione e la chiusura di opni varco alla
libertà dei fo rti.
In Ita lia , come in Francia, sembra che all'uomo
delibo nel suo amore per la patria. quasi scacciato
da e«s<». non resti altro amore che quello per la
donna. Il sensualismo traboccò, quindi. neH'arte
italiana del princip io del secolo, sia cattolica che
nazionalista: ma non fu un sensualismo sereno e
compiaciuto, fu un sensualismo di reazione e di
risarcimento. A questo amore, che doveva essere
compenso alla n u llità «Iella patria,
m
chiese di es
sere tapliente come una fe rita , profondo come una
dottrina, dobtroso come l'an im a m utilata: «D imm i
— pri«la Isabella in
Forse che si forse che no
—
una panda «‘he m i apiti, che m i sconvolpa. e che
trappa dal mio pn»f«»ndo «piemia mia forza ipnota di
cui 7>on«» inferma ». K la drammaticità delle «buine
dannunziane, alle quali il poeta chiede di essere
potenti d i passione e d i perdizione.
Iu un primo momento, fra tanta desolata indipenza
spirituale, la d«»nna è seutita come superiore al-
l'uomo.
0
nella dichiarata accettazmne di un tra
gico dentino, come nella Annunziata del G«»rradini :
« la fronte di Annunziata appariva superba di
fronte ad Aldo. c«»me in atto di ricevere una co
n tila. perché epli non era ««mie lei ribelle alla vita
ed alla morte ».
() in una fascinatrice voluttà d i d e litto : «Non te
mete per me — dice la Gomnena a Ruppero Fiamma
in
Gloria
— non sarò divorata, m i sento in fa llib ile .
Il rischio mi è fam iliare come un martino che abbia
manpiato nelle mie mani ». E l'uom o ne è avvinto
e pauroso: Ruppero Fiamma del «I*Annunzio non
meno «li Pietro Silvestri del G orradini. « Per ine
briarm i — epli prida disperati». quasi supplice alla
moplie. — invece «li p ro fum i. hai ?»«*elt«» la morte.
Tu mi sbatti in faccia lo spettro della m orte».
O. infine, dom inatrici e vittoriose per un misterioso
potere come l'A nn a Grey del C orradini e la Gio-
conda D iauti del «l'A iiiiun zio che l'O cch in i ha,
profondameute. avv icinate.
I)u
sanfi. de
la volupie et
de
la mort.
soim i tre
vortici m isteriosi e paurosi attraverso i «piali dovrà
passare l«» scrittore nazionali'ta francese Maurizi))
Barrés per rappiunpere la purezza d e ll‘ em ina «li
Metz. Gidetle Raudoche. rinunciando aH'amore,
riserva intatta alla stirpe la propria femm in ilità .
Sul sanpue. sulla voluttà e sulla morte dovranno
trattenersi a luupo anche il Gorradini e il d 'A n
nunzio. ansiosi di strappare a«l essi «pialche riposto
sepreto. A v«dte come se al di là dell'am ore delit-
tuoso dovesse svelarsi «pialche leppe cosmica rimasta
sconosciuta, a v«dte come se dovesse nascerne una
nuova pramle leppe estetica capace di reppere l'u n i
verso. K iu questa ricerca che comincia il stipe
ramento deH'ainore. Stelio Fflreua cerca nella
Foscarina non la donna, ma i « vestipi di cento
maschere», ma « il \<dto che ha simulati» il furore
«Ielle passhmi m ortali ». Fpli la « amava per le in a t
tese visioni che ella faceva nascere iu lu i. per il
sens«» misterioso «lepli eventi in te rio ri che ella pii
comunicava, con le vicende «lei suoi sembianti».
N e ll'ill usione estetica sembra per un moment*» su
perati» il dramma dell *Ita lia e dell'ora. Gon « l'a rte
liberatrice» sembra di nuovo essere riservata una
prande missione «a l p«»eta n e ll'a tto d i rispondere
all anima innumerevole iuterropanle in to rno al va-
l«»re della vita ».
Ma. in f«»nd«». epli non può altro <*he elarpire per
un attimi» « il d«»n«> divino d e ll'o b lio ». E ne ha la
dolorosa coscienza. Oliando l'anim atore «lei
Fuoco
\ede nei discepoli «eccitato il senso della vita sino
alla febbre... m oltiplicata la potenza d i pioire,
...n e trema a dentro... attraversato da un flutto
subitaneo di tristezza, pensando alla cenere di «juel
fuoco fupace... pensando ai crudeli risvepli dei
piorni venturi ».
FI torna, in fa tti, a dom inare ammaliatrice sulle
anime «lei discepoli la \isione «Iella morte come
obli*» totale e insieme come trion fo .
Il M arinetti vu«»l sottrarre il su«» Mafarka alla
donna e alla « poesia, putredine d d l'a n im a ». vuol
sottrarlo alla luce «{'Africa che « lo ad«»ra appa
sinuatamente». IV r avvicinarlo al sui» dolore di
futurista e di nazionalista sente il hisopno di
lan
ciarb» verso l'im possibile. « Bilancia della vita
t
della morte! A ffre tta ti a pesare i m iei p io rn i!» .
«Finalmente eccomi «]ual volevo essere: votato
al
suicidio e pronto a penerare il Dio che opnune
porta nelle sue viscere!
La
mia morte è necessaria
alla mia vita ».
Ma tei pipante meccanico costruito da Mafarka.
ne?- m D io, i«> temi», si riconoscerebbe, e lo sforzi»
eroi
<>
del pensiero precipita nell'assurdo e nella
iiii|>"tenza.
* * ♦
In '|tiesto hisopno di realizzare si fa nuovamente
palc-e l'in fe rio rità e la superittrità d e ll'Ita lia di
frt.iit«* al momento europei». In i|uanto cercano co-
iiiiiiique uno sbocco al loro v ipore in potenza, i per
s o n a li del il*A nnun zio , del G orrad in i, del Mari-
netti. sembrano inferi«»ri ai pipanti del moralismo
ibsfiiiano che contemplano un fallim en to senza
compensi. In quanto i protaponisti ita lia n i, in v irtù
del loro ideale concreto della patria, non si sentono
assolti dalla irrealizzab ilità d i questa o quella uto
pia ma sono assillati daH'ansia d i apire, il loro tra-
vaplio apre nuove vie. si fa dinam ico e fecondo.
NellTbsen l'evoluzione naturale de ll'o d io per la
mappioranza si era riassunta nella fipura del pastore
Brami il ijuale proclama, in antitesi al democratico
diritto de ll'uom o, l'aristocratico d iritto del super
uomo: « Posto al sole a cohiro che vopliono essere
veramente se stessi!».
Lo spasimo del pastore Brand è la sua ansia di Dio
elle lo rende rip ido come un «piat'chero. scalfito
dapli scrupoli, mapnifict» insieme e m iserabile nella
?ua follia infeconda. Il superuomo nordico è votato
ad essere vin to . Per i personappi dannunziani e cor-
ratliiiiani lo spasimo è. invece, direttamente «juesta
infecondità, è contro di lei che essi lotteranno sino
al sacrificio e sino al delitto.
Il delitto è, cosi, la prima soluzi«»ne che si affaccia
nell'arte nazionalista come liberazione dalla n u llità
dell'ora.
Mentre nel
Trionfo della morte
e in
Maria Silvestri
I infecondità deM'amore si conclude nell'ebbrezza
dell.i perdizione e della nmrte. il G orradini in
Car-
lott>i Corday
vuole nel de litto superare e risolvere
la stessa infecondità della morte. « Passano le ore,
Anna. passano i p io rn i. p ii anni passam» te rrib il
mente e non ho fa tto n u lla » dice l'e ro in a d i Gaen.
«Coinè altre «'ercano lo sposo, io cerc«> che cosa
far. di questa m ia vita, di questo attim o d i luce
fra due silenzi senza fine ».
Nel a interpretazione d i Garlotta Gorday data dal
Corradini v i è, però, ancora qualche cosa d e ll'in -
div lualismo o rig in a rio : è il sacrifìcio volontario
del
io
per la glorificazione e l'im m o rta lità d i se
>te--o.
Neiia /Vare del d 'A n nun zio , che riproduce in Marco
'
Si rpio G rafico la vicenda di Romolo e Remo, il
«<*1
Mio è invece involontario, e giustificato dalla sua
nei .v-sità fatale. « Non io farò l'ammenda con di-
fiiiiu» con cenere e con sacco. Il peccato m 'è dive
nuto ardore. Io m i bandisco dalla patria m ia. Io
mi recido dalla m ia radice. Prendo la Nave che
fost russe il m io anim o; col m io animo m i parto. E
la fortuna non m i può più nuocere. M i ribattessero
•‘ella tempesta ».
Tuttavia anche nella
Nave
come in
Carlotta Corday,
la favola è sostanzialmente imprestata alla st«»ria.
Soltanto con Gorrado Brandi» il d'Annunzio ha
l'audacia d i svolpere il tema del delitto in piena
contemporaneità di passioni e di problem i, di
« p a rifica rn e l'efficacia e la dipnità » c«>ncepend<»l«»
«come v irtù prometea». Il delitto d i Gorrado
Rramh» non può avere né pentimento né espia
zione. « Forse non comprendo — pii dice V irg in io ,
il fraterno amico — ma n«»u piudico: ...sen to...
vivere l'eroe che è nella tua anima e riconosco una
sola necessità imm inente : che la causa del tuo atto
ti illu m in i, che tu abbia il modo di trasmutare la
tua frenesia in eroismo, d i riscattare il tuo de litto
col tuo prodigio. Tu hai bisogno dell'oceano e del
deserto per rivivere puro, lo non grido rim ani, ti
grido p a rti, va, cop riti d i gloria , vinci la nmrte ».
Ma l'eroe africanista è arrestato prima d i iniziare
la sua opera : non gli è dato d i compiere nel deserto
il su<» prodigio.
Il delitti» sarà, dunque, infecondo? No. « Destinato
a scomparire, l'eroe diffonde e perpetua intorno a
sè la sua vtdontà eroica, che la colpa non può d i
struggere nè menomare». In chi si perpetuerà? Il
d ’ Annunzio lascia supporre che si perpetui nel f i
glio, nell'essere innocente in cui è « entrata
fulgida fa v illa » dello s p irito d i Corrado Brando.
Dopo avere ubbidito al fascino machiavellico del
de litto che sempre si accompagna all'urgenza re
pressa dell'azione, il d 'A n n u n zio , però, non osa
fa r cominciare di li la ricostruzione.
Nella ricerca d i un forte che sia nello stesso tempo
un puro, culm inerà l'a rte nazionalista.
È questo il problema che Enrico Gorradini affronta
nei due fondamentali romanzi :
La guerra lontana
e
La iHitria lontana.
Nel prim o , il protagonista Ercole Gola, preda d i
tutta la sete d i ricchezza e d i potenza, d i tutta la
lussuria e d i tutta l ’ambizione che ave\a dilaniato
i giovani durante gli u ltim i decenni dell'O ttocento,
aveva vissuto senza com prenderli gli anni della
guerra d 'A fric a . D irettore d i un giornale romano,
egli era stato disposto a combattere o a sostenere
il ('.rispi secondo che g li fosse dato o negato pub
blico denaro, o secondo la ventura dei talam i d i
fortuna ai qu a li approdava nella sua vita d i d i
sordine e d i rapina. A riscuoterlo dalla sua morale
e nazionale inefficenza, giunge la tragedia d i Adua,
fi quello il momento della sua illum inazione. Ma
egli rinasce, diciamo cosi, per morire. Rovinato
finanziariamente, egli non può nemmeno rimanere
a difendere il C rispi durante la dura campagna
giornalistica succeduta alla sconfitta.
In Ercole Gola, Enrico Gorradini ha provato il bi
sogno di riassumere il malo genio dell'epoca pre
cedente e di se stesso per potere, con lui e col suo
pentimento, umiliare tutta una generatane al co
spetto della patria. In Ercole Gola sono dannate
tutte le solusioni dell'amore, delParte e della morte
che abbiamo esaminate fin qui, tutte le elucubra
zioni sofistiche dell'egoismo unianarchico.
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