Il ih « m o llo
fili «lice lo /io elle lo ama e lo
mi :prende
è ionie ima maeeliiua dimenticala
in
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i\ita da^li operai uscendo dalla fabbrica, irle
ruote girano girano e non producono nu lla » . K
peri lié non producono nulla ? Perché — continua
In /io
ii sentimenti magnanimi il tempo non ne
comporta... uu uomo come te si rovinerà nei pia
ceri o correrà tutta la vita dietro a una chimera».
L i prima magnanimità «li \ ittore Hodia sta. «luti-
<
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e. iu questo .«ilo odiare la gioia ; sta nel fatto che
il mio scetticismo non si risolve iu uu contenta-
mi ilio eihmistico. Non avreldte «••ili potuto, a «un
tempo. «posare la cugina Alessamlra ili cui era in
namorato e«l essere feli«‘e? Mo, perché «pieliti che
soprattutto litui poteva, era essere felice. Kgli odia
la ::ioia. appunto perché « sentimenti magnanimi il
tempo non ue comporta ». perché ritiene che litui
si abbia il d iritto di essere stupidamente felici
tpiantlo una grande fetle é crollata.
Ma «piale fetle é crollata? Kcco l'in d iv id u a lità del-
l'Ita lia nel momento europeo. Quella tlel «l‘ An-
nin i/io . tlel (lo rra d iu i etl iu genere dei nazionalisti,
è la generazione nata «ul fin ire del Risorgimento;
è la generazione «-he concepita — come scrisse il
M o ra to — iu una « esplosone di gioia e tli v it
toria». dovette, invece, vivere nella meschinità ilei
prim i decenni post-unitari, a p p u ra n d o n e sino iu
fonilo l'amarezza. K la generazione che « S veg liata
nei p ro p rii le tti in fa n tili dalle fanfare e dalle grilla
die celebravano la sublime conquista » di Koma.
aveva, poi. fatta adulta, ricevuto nelle redazioni
ilei giornali l'annuncio «Iella «confitta ili Adua,
mentre dalle .«traile e dalle piazze giungeva di
quando in quando, lo sconcio grido tli «viva Me*
lielik ».
La lede crollata ili V itto rio Hotlia e ili « q u e lli che
gli «oniigliano » è, dunque, la fetle nella grandezza
della Patria.
Crollata veramente? Nella negazione medesima es«a
è -einpre presente e dominante. K questo m ito
reale, «dire che ideale. distingue l'anim a e i per
sonaggi nazionalisti tla quelli ihseniaui.
N i' loro male vi é qualche cosa d e ll
*Enfant ilu
*iè<le
«li De Musset e del G iuliano ili Stendhal : é
l.i lisperazione ili chi é nato troppo ta rili per la
gl- ria «gloria tu passi. noi ti chiamammo invano»;
nia vi é qualche cosa «li più, pen'hé la granile ven-
Ima tli forza e di potenza non fu perduta soltanto
pe. essi: atl averla perduta è soprattutto lei, la nata
co; immenso dolore, l'Ita lia .
'I itre. qu in di, il moralista nordico é colpito dal
fai imento tlel proprio sogno d i bontà e tli giustizia
in -è stesso. i nazionalisti ita lian i sono ctdpiti «lai
perniciosi effetti «*he il moralismo e l'umanitarismo
hanno avuto sui destini e sullo spirito del paese:
<*"i non rimpiangono l'u to p ia , fieramente la
•nliano.
Il -no Werle sta. per Ihsen. come un magnanimo
c o n fìtto ; Romolo P ie ri, l'utop ista visionario di
''aii'amaura.
è inseguito da un inconfessato rancore
del (!«irradini. Kgli ha d is trib u ito tutta la sua terra
ai coloni; ma. to lti dalla ricchezza e dallo stato
nel quale erano nati e fu o ri ilei quale non potevano
vivere», la moglie e la figlia muoiono, il figlio pre
cipita ncH'abbiezionc e nel de litto. Dal cim itero,
«laila casa che brucia, dal figlio che fugge fra il
paese ili rivo lta. Romolo non sente elevarsi che una
sola voce:
’l u ci hai derubati — . La rovina della
fam iglia é sentita come p rincip io e come .«imbolo
tlel la rovina della patria.
Tuttavia, in u u 'lta iia meschinamente democratica
e rinunciataria, che cosa restava tla fare alle granili
iudividualità se non volevano essere né scettiche
come \ ittore Rotlia, né utopiste come Romolo
Pieri?
* * *
Il tradizionale bisogno detrazione afferra l'anim a
nazionalista, e per sé stesso la tortura.
Il ricordo degli anni epici del Risorgimento la
adunghia, non soltanto come una delusione, anche
come un rim p ia n to : non potendo essere p a trio tti
camente a ltru isti, questi giovani vogliono almeno
trionfare come indiv iduali'ticam ente egoarchi. Que
sta generazione concepita nel fragore delle arm i fu
modellata iu atteggiamento guerriero, ma il
>
non è di fronte , ma non vi è polvere nei fu c ili, e
tla ogni parte si leva la disperata «hmianda: — Ma
perché, allora, siamo ilei guerrieri? Ma perché, al
lora. siamo dei fo rti? —
Il suo spasimo è «piellt* espresso dal d*Annunzio,
il Poeta che i giovani nazionalisti «amano e vene
rano sopra ogni a ltro » : trovare alfine «una ra
gione eroica tli vivere».
(Ionie il De Musset. essi invidiano «‘«doro a cui è
dato tli («dessiner «a destiuée au tranchant du sabre
et ile l'épée », ma come il G iuliano e il Fabrizio di
Stendhal, non avendo avuto la ventura d i dim o
strare in una guerra l'audacia per cui erano nati,
sono preda del senso esacerbato tli un d iritto al
dom inio senza perché.
Paolo Tarsis — in
Forse che si forse che no
— si
sente forte e beliti come un Dio ellenico, ma non
vi è meta per l'aviere , e la sua unica grandezza è
ia panda corsa, al tli sopra delle nubi, fra la morte
e lu i. Anche Stelio Kffrena nel
Fuoco
non si ac-
contenta di essere un Poeta: « tu tti dit'ono che io
sono un grande poeta ma min sanno «'he io sarei
anche un gran re». Kgli vorrebbe essere un fon-
datore di religione, l'animatore di un qualche
c«>sa che. f«irse. lo supera : « la mia tragedia è un
combattimento, essa celebra la rinnovazione del
dramma con la sconfìtta della volontà mostruosa
che travtdse le stirp i di Lahdaco e A treo ».
Il M arinetti, le cui prime manifestazioni si colle
gano in parte a quelle nazionaliste, colloca con
Mafarka
il suo bisogno incendiario in A fric a ; con
questo giovane nudo « v iv o e... frenetico sotto la
peluria fulva e una pelle chiazzata come d i ser
ic o le », « armato per mordere, per strangolare e
|H*r atterrare ».
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