X A T r li A CON SOL A T li I C
(Quando Beiti scrive de ll'a rte leopardiana: «Non è
p u n ib ile immaginare quelle poesie nate altrove che
in quelle cittadine silenziose «ili colli, elle guardano,
«■il a ltri colli, altre cittadine eguali, i cui vetri s'ac-
cendono ai tramonti: e in quelle case. ed a (jnelle
finestre da m i entra tanto spazio, pace, il mare lon
tanissimo. e il suono. più nelle stradette. di pa»*i
consueti». \ è pià coscienza d e ll'in tim o rapporto
naturale ed umano onde s'avviva la creazione del
Recanatese. Il quale ebbe per sorte di maledire sino
a ll'u ltim o addolorato canto quella matrigna che «ili
si era nel tempo disegnata siccome oscura ed in
flessibile nemica: e pu r tuttavia di ricevere dalle
più dolci apparenze l'in a u d ito lievito della conso
lazione. Benché appaia irreale questa affermata o f
ferta di pace, a prima considerazione, per attento
esame tuttavia risulterà essere natura immediata
amica al poeta clic la esaltò e cantò con ineffabile
amore. K non è questo *:ioco di term ini poiché ben
si può dire che una astratta figura ris u lti, «rata e
angelica, della (.oiisolatrice. siccome «piell altra.
ombra lontana fredda ed assorta. Ed ecco conse
guirne una non avventata definizione dell'arte leo
pardiana quale
contemplativa:
come il W ord'tvorth.
ben oserei denominare anche il Nostro
poeta della
natura.
(.o litiliu a riappare nell'opera poetica di Lui la
feconda calma della natura dinanzi alla quale ->i
annebbia la coscienza della menzogna e d e ll'in
dauno posti a velame dell'umana vista: quello
stesso incanno risulta e«»ere carissimo, indispen
sabile. L infelicità di Saffo non sarà tale da im
pedire la contemplazione — ecco ancora ritorna il
«•entrale motivo, forse uno dei profondi -epreti:
Planila noi(•- e verecondo ra ^ io
della radente luna: e tu che spunti
fra
la tacita selva iu
sii
la rupe,
nunzio del p o rn o : o dilettole e care
mentre ignote m i tu r (‘ E rinni c il lato
. s a g l i occhi m iei...
e inutilmente lamenterà:
.............."iu non arride
spettacol molle ai disperati alTetti
e s'illude d'una disperata reclusione dalle naturali
dolcezze :
..............V tuoi superbi remili
vile, o natura, e prave ospite addetta,
e dispregiata amante, alle vezzose
tue forme il cuore e le pupilli* invano
supplichevole intendo. A me non ride
I aprico inar»n e dall'eterea porta
il mattutino alhor; me non il canto
de colorati augelli, e non de* faggi
il murmurc saluta............................
poiché questo possente abbarbicato amore non po
trebbe scindersi dapli ideali di vita, prima ancora
che d arte: e infine noi non sapremmo intarmare
nè Saffo, nè tutta l'a rte di Leopardi senza il vivo
dolcissimo comune palpito. Anche se una subita tri
stezza pravi il piovane del «P rim o amore», si av
verte che immensa pacatezza 'i stende su anim i e
cose, non ostante la « bilica doglia ». quando Egli
annota :
— ('.om’é quando a di»te»a O limpo piove
malinconicamente e i campi lavi.
Nè la solitudine sarà intollerabile se
— . . . erra l'armonia per questa valle.
Primavera d'intorno
brilla ncU’aria e per li campi esulta,
si ch'a mirarla intenerisce il core. —
Ma sempre, se Leopardi si rivolpa alla « praziosa
luna ». o. la 'era del di di festa, ascolti un canto
per i sentieri, o confessi fra « lieti colli e spaziosi
campi » la vita solitaria, o esalti la stia ideale donna,
pianpa Silv ia, sepua il notturno errante pastore, lodi
la m ite pincstra. sempre una suprema serenità
aleppia sublime e composta sui ventosi paesappi.
sui c ris ta llin i cieli aperti fra colli.
M i pare che l'essenza di questa alta, nobile e cara
consolazione, pienamente si esprima n e ll'in fin ito :
« . . .e il naufragar m’è dolce in questo mare».
Nelle Ricordanze, la più «contemplata» la più
«consolata» fra le sue creazioni, è il poetico
racconto
della trapica e pure serena esistenza.
E quando dico « serena » io cenno a quel supe
riore dono che Epli. tormentato, ebbe come po
chissim i. «saper uaufrapare ». «aper «m irare» .
Eorse condizione unica di poesia. Per questo ado
riamo quelle ricordanze, delicatissime ricordanze, la
cui suprema bellezza è proprio nella scoperta della
pura, piena, inesauribile natura consolatrice.
L'am ore si è in questa stessa trasfuso e ravvivato,
senza asprezze e acerbità e pene. Leopardi ha la
-uà ora perfetta vissuta in una in tim ità necessaria
ed assiduta:
.............................allora
che, tacito, seduto in verde zolla,
delle -ere io solca passar gran parte
mirando il ciclo, ed ascoltando il canto
della rana rimota alla campagna! ».
Guardate coinè si placa, pure afflitto per ÌSerina.
come sepue. con un raccoplimento quasi divino,
quasi estraneo a vita e sentimenti, il vento che vienf
« . . . recando il stion de l'ora
dalla torre del liorgo ».
Ma se cerchiamo questa facoltà di raccoplimento in i
Goethe, ci potrà illudere , appena, quella praziosis*
sima «Luce rna» (eiepia X IV ) o q u e ll'a ltra eiepia
ancora, autunnale (eiepia IX). In effetti mai. forse,
altro poeta oltre Leopardi seppe
inconu-iamente
dischiudere
il p iù potente sepreto della natura :
« ................Cosi tra questa
im m en sità s annega il pensier m io >.
EZIO S A I*
SS




