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pur tanto reale F ilip p o O lton ie ri « nato alle opere

virtuose e alla gloria, vissuto ozioso e disutile e

morto senza fatua, non ignaro della natura nè della

fortuna *ua ».

L'esperienza morale leopardiana culm ina, anzi, co­

scientemente per la dimensione d'universalità e di

cosmicità sempre chiaramente contenutavi, in una

negazione del dolore autobiografico. (Quando con­

templa il dolore del mondo. Leopardi è dimentico

di sè stesso. Invece di rammaricarsi sui p ro p ri casi,

egli ragiona. La vera storia di Leopardi, storia ili

un dolore trio n fa to , superato, è nel

Risorgimento.

più che nel

Urtilo Minore,

nell*/

Itimo canto di

Saffi»

o nel

('auto Notturno (l'un /tastare errante

ilell'Asia alla luna,

documenti del dolore trionfante.

Non è più un maledire la v ita ; è un a\erla capita

così Itene da perdonarle, un accettare la vita per

qualcosa che sia p iù alto di essa e che sia tutto

umano.

Porfirio, che ha deliberato il suiciditi, è il primo

Leopardi: P lotino che lo dissuade, è un Leopardi

definitivo, un Leopardi, per così d ire , immunizzato

contro il nichilism o morale per averne messe alla

prova, spietatamente, tutte le ragioni. Il patetico,

nel sublime dialogo leopardiano d i P orfirio e Pio­

tino. deriva dalla solenne augusta compostezza del

razionale. D ivina soavità della ragione. Catarsi in ­

tima. proiettata sul cosmo. Sublimazione dei più

nobili tempi dello Stoicismo. Poche letterature pos­

seggono una così squisitamente dignitosa, delicata

e amorosa apologia del pensiero.

La ragione d i questa solidarietà umana, grazie a cui

il dovere d'agire, d i proteggere, di sopportare,

riesce tutto santificato, è l'A ltru is in o , la necessità

di non essere « non curante d 'a ltru i » nè « troppa

curante di sè medesimo». I nostri do lo ri personali

ci farebbero disistim ar l'esistenza ma la contempla­

zione del dolore degli a ltri uom ini ed il necessario

affratellarci con essi, ce la fanno stimare qual mezzo

per educarci. D i conseguenza, la solidarietà fra i

mortali ria b ilita l'U n ive rso . Quest'ispirazione si

attua, ne

I

a i

Ginestra

, in un m iracolo di venustà

d'espressione. Il neo-hegelismo etici» inglese, che

è anch'esso una filosofia deU 'A ltruism o, doveva

venire assai più tardi e più faticosamente alla

giustificazione filosofica d'una fratellanza d'una

co-espiazione dello stato umano, che- ha ben poco

ad aggiungere alla sublim ità — pu r diversamente

ispirata — d e ll'in tu izione etica leopardiana.

* * *

L'atteggiamento di Leopardi implicava, coni"è ov­

vio. un giudizio spietato a carico dell'educazione

del tempo suo. Kgli la chiamò « un formale tradi­

mento ordinato dalla debolezza contro la forza,

dalla vecchiezza contro la gioventù». Il padre, i

pedagoghi — che dovette abbandonare prestissimo,

facendosi quel portentoso autodidatta che tutti

sanno — e. in sommo grado, la madre stolta e cru­

dele, glie ne avevano ben fo rn ite le prove. A nome

di tu tti i pro p ri coetanei, scrisse pu re: « I l gran

torto degli educatori è di volere che ai giovani

piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla ma

tu rità ». L 'Ita lia da lu i vagheggiata è l'Ita lia dei

giovani, che possano risuscitare l'antica v irtù dei

giovani C reci caduti alle T e rm o p ili nel volgere

fuga i Persiani invasori.

Come per 1"A ltie ri e per il Foscolo, i giovani deb­

bono per Leopardi rifarsi coetanei della gioventù

antica, se sta loro a cuore di rinnovare l'Italia.

Come sarà cantato ne ll'in n o di («aribaldi il mito

delle tombe che «si scoprono» trion fa sull oscura

mento «Iella vita nazionale del temp«i. Quei morti

insegnino la dignità, l'in flessib ilità del carattere,

la morale. i sensi della libertà, la coscienza del

d iritto , il sentimento del dovere, l'ideale dell'uomo

epico-classico, rinnovato ideale di Dante e del IV

trarca. a rifa rsi attuale, in u n 'Ita lia smembrata

dalla Restaurazione.

A lh ira la retorica ottim ista cosmopolita, e tu tto l'i

b rillo sociologismo metafisici originato «la galliche

mode, e i vani sogni di riconciliazione fra liberali

e gesuiti, e la fiacchezza morale degli ip o criti e degli

accomoilanti e la franca ferocia «l'un (lanosa e il

«|uiiitesseuziale reazionarismo d 'u n Francesco IV di

Modena, tu tto un mondo, insomma. che sta su per

forza e che marcisce per d i dentro, si sfascia ( per

non parlare che di poeti, e per

11011

parlar che di

due tanto diversi fra loro) sotto l'attacco c«tnver­

gente di due elementi etico-letterari corro«litori

popolaresco, l'u n o , ed è la risata sferzante «lei Giù

sti; p iù signorile, l'a ltro , e p iù compassato e tutta

dolorosamente involuto in una sua oscura maestà,

ed è il poderoso travagliti critico e la malinconici

meditazione lirica di Giacomo Leopardi.

Transizione, i cui fru tti non si colsero senza pa­

garli a carissimo prezzo, nè tu tti d 'u n tra tto : idi

ciò «*he eleva quella crisi ad un significato supe*

rio re . d«ive i valori p o litici e q u e lli morali cerca»

di raggiungersi idealmente oltre i lim iti che «li volti

in volta li differenziano, o,

q uan to

meno, li di­

stanziano e graduano in quanto a m aturità ed al-

in ab ilità , è un finalismo etico dedotto d a ll’ aziont

umana. Vale a tlire che nel pessimismo leopafj

diano, pur infirm ato il valore «diiettivo (ontologi

e pu r messa da parte l'ob ie ttiva necessità di ul

p rin cip io ili finalità del reale, ciononpertanto

mondo non va a pezzi: e che, tlal superamento

rinnegamento stesso del crepUs«*olare stadio um a i

de ll'appe tito di felicità, l'uom o scopre la vera ini

sura nella resptmsabilità umana non in una tesi d

felicità bensì in una tesi di libertà : e su tale

sponsahilità fonda la ragion d'essere della vita

quanto intelligente azione.

Lucrezio. Spinoza, Schopenhauer e Leopardi fi

sono, ripensati, beninteso, con intelligenza sto ri

costruire concordemente. nell'educazi«inc mor

un ideale del santo e dell'eroe capaci di resisi

a più di un assalto delle morali eteronome e

quelle individualistiche.

FAUSTO M. BONG tOA

1>Il E SENZ A D I L EOPARD I

Tutta la vera arte e d i «jualsiasi epoca, si sa, è

poc'ia pura; nè potrebbe essere a ltrim e n ti; ma sic­

come nessun autore è perfetto, e nemmeno i

«grandi » lo sono, perchè essendo l'a rte u n 'a ttiv ità

umana rimane un oscillare lento e continuo tra

perfezione e imperfezione (e ognuno si forma in

mente un'ideale ili perfezione); nessun artista è

sempre « p u ro » ; ma avrà anche lu i le sue cadute;

•ara insomma uomo come gli a ltri, anche nella sua

«tes»a arte. Per esempio:

E il naufragar

111

*è dolce in questo mare

l'ultim o verso d e ll'in fin ito , è un abbandono al con­

tingente. è un'astrazione in confronto agli a ltr i:

Sempre caro mi fu quest'ermo eolie

e «piesta siepe, che ila tanta parte

tle iru llim o orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e m irando, interm inati

spazi di là da quella, e sovrumani

s ile n z i...................................

che posseggono una meravigliosa e ben maggiore

cosmicità: in cui le «cose» sul serio vivono... e

«questa siepe»... ecco una realtà veramente

creata... «Ma sedendo e m irando in term inati

spazi »... non c'è più ombra d i sfogo liric o ; ma i

«fatti» invece risultano concreti.

Vitando si giunge a una sim ile concreta cosmicità di

«fatti » e di « «-<»se », ci si può permettere di espri­

mere in poesia «pialsiasi sentimento, «{ualsiasi « og­

getto >»: tutto diventa assolutamente « p u ro » . K il

contingente che talvolta non può non apparire di

un grande artista, è ancora sempre tanto nobile, da

aiutarci spesso almeno come nelle sue pa rti più riu -

'cite. a determ inare le qualità della sua arte.

\n«-lie là «love un poetastri» è completamente sco­

perto,

1111

poeta mostra ancora delPingegno, o, al-

menu, della buona ab ilità , perchè appunto ci sono

|(!ell< cadute assai sopportabili, e soprattutto utilis-

*im« sia per l'artista «'he per gli sviluppi cu ltu ra li.

La l>u«»na critica è appunto «|uella che insieme ad

altre, e p iù ... sistematiche nonché metodologiche

»'servazi«»ni... fa pure rilevare queste cose.

re*

i # i l . | l

pion esistono forse — tra le varie opere d ’ arte, tra

ca>M»lavori soprattutto, progressi o regressi; ma

ist .no nel tortuoso e difficile sviluppo in te lle t­

ti. dei m«»vimenti che permettono nuovi s vilupp i:

r deile stasi che sono il nulla. L'artista statico, cioè

*«» p ciido-artista. è appunto Tessere p iù in u tile e

io c ìh

».

d ifa tti non ci saranno mai nelle sue opere

meli.- .«titanio quei brevi a ttim i d i poesia, per

cui.

~ he se lim itandolo, ne (tossiamo salvare un altro,

•timi d i poesia cioè d'ispirazione (quando non

si

£ *s e e p iù ad intendere

se

c'è

canto, se

c'è

ispira-

'Oc. troppo facilmente,

oggi, ci si salva coi «gu­

sto » nel significato complesso che ha preso questo

vo«'alt«do) e «lupo m ille parole, ed è bene che non

sia prima di m ille partile, veniamo ad intendere che

il discusso e il discutibile problema delPunità

s'identifica col canto; quando un'autentica isp ira­

zione è bloccata, non esiste più frammento o d i­

spersione, bensì opera completa, perchè anche sol­

tanto tre versi sono sufficienti a mostrarci una realtà

artistica.

Ma è nella psicologia complessa che si riversano le

sorgenti della poesia; perciò anche la quantità oltre

alla qualità ha la sua immensa importanza, potremo

anzi dire che è tutto, anche perchè si dimostra così

più facilmente l'au te n ticità di u n ’opera, o delle sue

parti m igliori.

È ovvio che deve trattarsi di una quantità di qualità.

L'eccesso di « desiderata » purezza o perfezione,

conduce spesso ad espressami ostiche e oscure

ressantissime, per la loro intelligenza); ma passato

il periodo intellettualistico, la grandezza e la con­

quista del proprio io sempre esistito, — colti si

nasce, eru d iti si diventa. — s'eguaglia con una sco­

perta, con una rivelazione; e l'eccesso d i «deside­

rata » perfezione può divenire una debolezza, che

spesso non riesce a nascondere un anim«i comune:

e fu per m«ilti, e lo è ancora, un vero lim ite prio-

ristico. dove invece il lim ite per l'a rtista svincolato

d«»vrebbe essere nel su«» mondo; fu soltanto una

polemica; e per alcuni intelligentissim i così estrema,

così esasperata, così in bu«»na fede, che ottennero

già con essa dei risu lta ti interessantissimi.

La polemica della poesia pura in Ungaretti per

esempio — e anche la polemica della sua stessa poe­

sia — fu un dato talmente serio da farci credere,

che la sua stessa poetica, fosse già diventata nuova

espressione, cioè arte. K sui più attenti esercitò un

fascino effettivo, perchè appunto rappresentò un

momento del gusto e dello spirito.

Ungaretti talvolta cantò, svuotata la poesia d i tu tto

quello che aveva d i roboante per giungere a una

espressione più aderente ed essenziale; il che po­

teva significare anche un ritorno a Leopardi, o

almeno lo si disse in m o lti: nè discuteremo oggi

intorno a ciò.

Soltanto Leopardi fece della poesia « pura », cioè

ebbe dei momenti perfetti; ma non ebbe mai dei

simili presupposti, nè si perse in un'eccessiva di­

mostrazione formalistica; mise invece il suo genio,

la sua forza a concretare soprattutto il suo mondo

interno, così come gli veniva di volta in volta umil­

mente si potrebbe dire, anche se usava di tutte le

scaltrente del filologo, del letterato, del critico con­

sumato ed espertissimo.