Di sventura in v e n tu ra , in tempi inetti a rieono*
scergli la gloria da lu i meritata e saputa «li m eri
tare. Leopardi esercitò l'eroismo tutta la v ita : e
l ’ esereitò non solo
scrivendo
(ehe par troppo fa
cile). ma propriamente
vivendo.
C’è un vigoroso
volontarismo etico nel ((disperato» Leopardi, ed
un ampio attivismo umano compendia il pensiero
di questo disilluso e didente analista delle miserie
dell'uom o.
La figura di Leopardi risplende come quella d i un
efficace maestro all'alba del rinnovamento morale
italiano, che precedette e promosse quello politico.
In u n 'Ita lia infranciosata, esterofila, provinciale.
dema<'ogizzanle. Leopardi è stato, col Foscolo, uno
strenuissimo e generoso restauratore di u n 'ita lia
nità di pensiero che spontaneamente traesse partito
da una henintesa tradizione classica.
Pochi hanno saputo, come lu i. demolire con sottile
meditazione storica le illu sion i sociali del tempo
suo. non meno il codinismo reazionario che la fa
ciloneria progressista. Nè questa demolizione r i
mane priva di un risultato positivo: la morale del
Leopardi è morale del dovere, dell'incoraggiarsi
l ’ uno con l'a ltro , del non appagarsi di troppo age
voli acquiescenze; la conquista della dignità s p iri
tuale per sé e per
i
p ropri
s im ili,
il non compatire
chi non se lo merita, il non intenerirsi sui p ro p ri
fa tti personali, il nini anteporre, cioè, l'in d iv id u o
all'uom o, costituiscono il sommo term ine delle esi
genze leopardiane: e la loro «liustificazione è
Amore; il loro intento è celebrare il \alore p riv i
legiato deH'Azione umana contro la n u llità d'ogni
altra lusinga.
Ma come è possibile estrarre tale contenuto edu
cativo. un'elevatezza di s p iriti c iv ili, un senso della
moralità fondato sull'agire. un mettersi addirittu ra
al disopra della gloria ma non al disopra della
pietà, dalle meditazioni di un pessimista? Innanzi
tutto, bisogna leggerlo con intenti di completezza,
questo pessimista, questo annichilatore di tanti va
lo ri ai quali comunemente non sa rinunciare chi
teme le verità troppo fo rti. E vedere in che con
sistono i
valori nuovi, da lu i collocati sulla maceria
dei d is tru tti; intenderci sul significato di ((pessi
mismo ; domandarci perchè le poesie e le prose di
Leopardi ahhiano meritato fortuna fra i p a trio tti
del Risorgimento. che furono non solo gli uom ini
dell'A zione, bensì anche gli uom ini della Sventura,
più sovente provati dalla vanità delle attese e dal
disgusto d i passar incompresi, di quanto non fos
sero confortati dall'esperienza di un'immediata u ti
lità del loro travaglio.
Ne è diffìcile ascendere a quest'impostazione etico
politica della critica leopardiana, pur partendo dai
più divulgati motivi del pensiero di lu i. sempreehè
hoinmes — egli scrive a un corrispondente stra
nici i - ip ii ont besoin d'ètre persuade» du inerite
si te lila presente che la genesi del coraggio d i vi
vere del Leopardi si riallaccia alla sua meditazione
sulla difficoltà del vivere: difficoltà non tecnica-
mente intesa bensì filosoficamente risolta nella pro
blematicità d 'u n pensiero che investe i dubbi ed i
valori più pro fond i dell'essere e dell'agire. Dal
riesame odierno della fortuna letteraria e civile di
Leopardi noi possiamo, cosi, trarre conclusioni sul
punto a cui il nostro costume morale, il nostro
gusto poetico e la nostra coscienza filosofico-peda
gogica hanno saputo giuugere.
Negletto dai p iù lo stupendo giudizio che, nel 1898,
centenario della nascita, di lu i pronunciava il Car
ducei, nocque a Leopardi presso la m oltitudine, t
(non sembri impossibile) gli nuoce tuttora — per
certa pigrizia dei sem idotti, ritrosi, una volta acqui
sita un'opinione, dal verificarne q u in d 'inn an zi Ili
validità — , l'apprezzamento della vecchia criticai
pseudo-scientifica e moralistica.
Dalle ((celebrazioni marchigiane» del 1934 all'at
tuale ricorrenza del Centenario della morte d i Leo
pardi. l'Ita lia va riscoprendo nel poeta d i Reca-
nati il pensatore, il filosofo civile, il moralista,
l'educatore; ma questa rivalutazione, alla quale
concorre, con le iniziative ed itoriali, critiche e filo
logiche, il superiore appoggio dello Stato e dell*Ac
cademia d 'Ita lia — dove recentemente S. E. Fari
nelli ha commemorato Leopardi alla presenza (U f
Re con m irabile impeto, con profonda sapienza
con religioso sentimento del contenuto eroico dela
Poesia e della Filosofia leopardiana — questa rij
valutazione, dico, non perfezionerà il suo t r io n f i
nella coscienza di tu tti gli Ita lia n i finché sarà a l
cora vivo qualcuno che continui a pensare ed a se*
tenziar di poesia sulla falsariga degli usurpatori (fai
compiti d'una critica letteraria, la quale, per ess
critica nel giusto senso della parola, o è ripens*
mento delle ragioni di vita d'un popolo e d e ll’
inanità illum inate dal genio di un Crande. o è (XQ
tente contumelia allo Spirito.
Per comprendere nel suo significato educativo
rifio rire odierno degli studi leopardiani, non è d
que vano riportarsi a « fa r il punto» alla fìsionotri
tipo « stampa deH’ Ottocento » d'una vecchia poi
mica. La patologia aveva fatto un vero scempio
Leopardi. S'era visto in lu i un malato, un infe lk
rachitico che nessuna donna amò perchè tropf
tim ido e troppo superilo, un vinto che sfogò i pfl
pri rancori sentimentali e l'amarezza d e ll'in fe im ìfl -
e della miseria col maledire la vita. Adoprerena^
per spiegare la situazione, le parole medesime
sventurato recanatese, che in tu ì assai per tempo
incomprensioni a cui andava incontro, e che
conoscer se stesso così a fondo come forse
nesso!
osò mai. «Ce n*a été que par efifet de la làcheté d
ile I existence. que l'o n a voulu considérer mes
opinion»
philosophiques cornine le resultai de mes
m ourir. je
•unii rances particulières... Avaut de
vai- protester contre cette invention de la faihlesse
et ile la vulgarité, et p rie r mes lecteurs de s'atta-
cliei à dé tru ire mes observations et mes raisonne-
nienls p lu tò t que d'accuser mes maladies ». Per un
uomo che ha patito addirittu ra la fame e le cui
innumerevoli um ilia zioni avrebbero schiacciato
chiunque, questo vanto della propria libertà di
peu-iero è il massimo della dignità e della venera
zione per la giustizia. Del re-to, pessimista è stato
anche il Foscolo, che in fe licità corporali non ebbe
e che godette l'am o re; pessimista Michelangelo,
cui. da vivo, non venne meno nè la gloria nè la
ricchezza; pessimista Leonardo da V in ci, l'im pec
cabile uomo di Corte; pessimista il benestante
Montaigne.
* * ♦
Vale dunque la pena, si domanda Leopardi, di cre
dere nel inondo della natura? d'affidarci. rasse
gnati. a quest'ordine naturale che combacia da
ogni parte con noi e che tuttavia non è il nostro,
che. in a ltri te rm in i, non è quello per il quale in
realtà siamo nati? No, egli risponde, non ne vale
la pena. Nelle cose, prese così come stanno, non
troveremmo che l'indifferenza o la disperazione,
h allora, chi ci salva? l Tna fede ci salverà, fede
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in un a ltro mondo; ma quale? Un mondo che sia
tutto opera nostra, che ris u lti da una volontà d i
venuta libera ed u n 'a ttiv ità in te lligente: il mondo
del sentimento umano, deH'amore, della cultura,
consolato d a ll'a rte , redento dalla gentilezza, tem
perato dalla sapienza, illum in a to dalla m iseri
cordia.
Il progresso — e nell'età di Leopardi in fin iti sogni
e strani deliram enti pullulano intorno a questa
parola nella scia rivoluzionaria lasciatasi addietro
daH 'imperialismo napoleonico — . il progresso non
si fa da sè. e non matura per tu tti. Oh. sarebbe
troppo fa cile ; non gioverebbe nemmeno più il me
ritarselo. Se vogliamo una vita veramente de^na di
essere vissuta dobbiamo costruircela da noi.
Da questa incontentabilità e da questa ambizione
al merito nasce l'a ttiv ism o etico del Risorgimento
Italiano. Nei m a rtiri e nei combattenti della lib e
razione d 'Ita lia , il suo atteggiamento p iù seducente
è la dovizia da ll'im peto epico -lirico , l'irre s is tib ile
sincerità sentimentale. L'opera d i Leopardi costi
tuisce un completo atto d i accusa contro una c u l
tura impastoiata ed una civiltà languente, contro
il filisteismo anti-rom antico, l'ignoranza e la tira n
nide. I p a trio tti dell'O ttocento. specialmente
vani, ravvisavano nei lamenti d i Leopardi, insieme
teneri e austeri, il lo ro p ro p rio disgusto contro con
dizion i d i vita culturale e politica divenute ormai
in sop po rtab ili; rib e lli contro una generazione bot
tegaia e libe rticida , essi imparavano da Leopardi
a non voler fare la fine d i quel suo immaginario e
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