CONTRIBUTO ALLO STUDIO
DELLA MORTALITÀ TOR INESE
N
ormalmente, nelle statistiche ufficiali e nei giornali,
viene considerato esclusivamente il movimento na
turale che si verìfica nella popolazione presente.
Il dato sulla mortalità riferentesi alla popolazione pre
sente risulta dal numero dei decessi verificatisi fra i
residenti presenti e fra gli occasionali.
Quindi una città avente istituti di cura per qualsiasi
specialità e fornita di molti ospedali, richiamerà anzi
tutto numerosi infermi da altri comuni e sarà in grado
di offrire tutte le cure alla sua popolazione abituale
evitando l’afflusso di essa agli ospedali di altri comuni.
Di conseguenza alta sarà la mortalità fra la popolazione
presente, poiché, salvo rare eccezioni, tutti i residenti
infermi non si recheranno in altri comuni, mentre le
persone inferme residenti altrove qui converranno per
le cure necessarie.
Inoltre per valutare il fenomeno nel suo complesso
occorre tener presente la popolazione della regione di
cui la Città è capoluogo e le rispettive attrezzature ospi
taliere.
Ora. mentre le città di Genova e di Torino hanno popo
lazioni quasi uguali, le rispettive regioni - Liguria e
Piemonte - hanno una popolazione che presenta un
forte divario numerico in quanto la prima raggiunge
1.436.958 unità presenti, mentre la seconda raggiunge
3.497.799 unità (cifre riferite al 21 aprile 1931).
È quindi ovvio che la regione più popolata riversi in
maggior numero gli infermi nel capoluogo megUo attrez
zato per le cure, che non le altre città minori.
Il Piemonte ha una popolazione quasi due volte e
mezzo quella della Liguria e quindi ha più probabilità
di riversare a Torino un maggior numero di infermi.
Al 1° luglio 1936 la città di Milano (1.118.731 abitanti)
ha una popolazione quasi doppia di quella di Torino
(«>38.572 abitanti); la Lombardia ha una popolazione su
periore per circa la metà a quella del Piemonte (5.545.307
abitanti contro 3.497.799; dati riferiti al 21 aprile 1931).
Tuttavia nel 1936 Torino ha avuto fra gli occasionali
un maggior numero di morti che non Milano (1468
contro 1295).
G ò va essenzialmente ricercato nel fatto che Torino
da secoli è sede di Regia Università con annesse cliniche
mediche e chirurgiche, mentre la creazione della Regia
Università in Milano è r<. onte; in Piei*.
non esi
stono altre cliniche universitarie alTinfuorì di quelle di
Torino mentre in Lombardia si hanno cliniche a Milano
ed a Pavia, nonché centri ospitalieri a Como e Brescia;
a Torino ha sede un Sanatorio mentre Milano non è
sede di simili istituti; a Torino poi hanno sede numero
sissime istituzioni una delle quali è unica al mondo: la
« Piccola Casa della Divina Provvidenza » fondata da
S. Giuseppe Benedetto Cottolengo.
Quanto è stato sopra esposto resta avvalorato dalle
seguenti cifre:
T
avola
n
. 1.
MORTI NELLA POPOLAZIONE PRESENTE
L\NO CITTÀ
Popolazione
RESIDENTI
OCCASIONALI
IN COMPLESSO
presente al
1° luglio
Cifre
assolute
Per 1000 ab.
popol. pres.
Cifre
assolute
Per 1000ab.
T i r
Cifre
assolute
Per 1000ab.
T ì T
ì
2
s
«
t
•
T
s
•
Torino
633.375
6855
10,823
1415
2.234
8270
13,057
1935 Genova
644.155
7680
11,936
471
0.731
8160
12,667
Milano 1.072.249 11401
10,633
1428
1,331
12829
11,964
Torno
631572
6949
10,882
1468
2J98
8417
13,180
1936 Genova
630.058
7498
11,900
466
0,740
7964
12,640
u n ___ 1.11L731 1S885
10,731
129S
1057
13988
11JH




