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Tenente INCISA BECCARIA DI SANTO STEFANO

INCISA BECCARIA DI SANTO

STEFANO Marchese Aleramo, di

Ferdinando nato a Roma l'11-3*1901.

Avvocato procuratori*.

Decorato del brevetto della Marcia

su Roma. Capo Manipolo della M. V.

S. N.

Discendente da vecchia famiglia del

patriziato piemontese. figlio di uffi­

ciale generale, patriota fervente, si

arruolò per la grande guerra, appena

diciassettenne, nel 4° Regg. Bersa­

glieri e fu congedato, dopo la cam­

pagna del 1918. col grado di Tenente

di complemento di Fanteria.

Nel 1920 partì volontario per l'Al­

bania: nel 1921 e 22 fu Squadrista

e Comandante di »quadre d'azione

dei Fasci di Combattimento di To­

rino. Nel 1923 emigrò neU'Amerìca

del Sud ove. conseguito il diploma

di ingegnere, compì esplorazioni e

studi per conto del Governo Brasi­

liano.

Scoppiata la guerra in A. 0. fece

domanda per partire vtriontario e

venne assegnato al IX Battaglione

Arabo-Somalo.

Sprezzante del pericolo, partecipò

con grande entusiasmo a numerosi

fatti d'arme, (oidde eroicamente per

la Patria il 19 maggio 1936-XIV sui

monte Dunum durante una accanita

battaglia contro le truppe di Ras

Desti.

Venne decorato della medaglia

d'oro al Valor Militare alla memorìl

con la seguente motivazione:

« Ancora febbricitante abbando

1

nava. all'insaputa dei Sanitari, l'ospe­

dale nel quale trovavasi ricoverato,

per partecipare ad un'azione col sui

plotone mitraglieri.

Impegnatosi un aspro e sangui­

noso combattimento, dirigeva co*

rara perizia ed esemplare sprezzo de

pericolo il fuoco delle sue ara

infliggendo aU'avversarìo gravi per­

dite.

Circondato da forze preponile

ranti continuava con i superstiti I

combattere animosamente, fincbt

colpito in più parti del corpo,lasciavi

gloriosamente la vita sul campo*

Padre Reginaldo G IU L IAN I nac­

qui* a Torino il 28 agosto 1887; il

21 dicembre 1911 venne ordinato sa­

cerdote, l'anno seguente conseguì la

laurea in Teologia col titolo di « Let­

ture » e per un anno insegnò a Chieri.

Chiamato nel 1916 in servizio m i­

litare, venne nominato, dopo pochi

rne^i di permanenza nei Reparti di

Saniti, Tenente Cappellano del 55°

Fanteria, e il 4 novembre 1916 pel

combattimento di Hudi Log gli venne

conferita la prima medaglia di bronzo

al Valor Militare.

Sulla fine del 1917 ottenne di

essere nominato Cappellano dei Re­

parti di assalto della I I I Armata, e

come Ardito guadagnò, il 26 ottobre

1918, un’altra medaglia di bronzo al

Valor Militare a Fornace dove fece

prigionieri trenta austriaci: il 30

dello stesso mese, a Romanxiol, ot­

tenne nna medaglia d’argento.

Nel settembre 1919 fu Cappellano

dei Legionari a Fiume e — dopo

Padre REGINALDO GIULIANI

alcuni mesi di permanenza nel con­

vento di Trino Vercellese e dopo una

breve parentesi d'insegnamento a

Chieri — venne assegnato, nel 1921,

al convento di S. Domenico di To­

rino.

Nel 1924 iniziò l’Ufficio di Cap­

pellano alla Regia Accademia di Ar­

tiglieria e Genio a Torino.

Nel 1927 venne insignito del grado

di Predicatore generale, e nello stesso

anno iniziò all'Universiti di Torino

il corso di cultura religiosa per gli

studenti del GUF ed ebbe la carica

di Cappellano dell’O. N. B.

Nel febbraio 1935 chiese di essere

Cappellano delle CC. NN. e nell’aprile

partì per FA. 0 . 1. col grado di Cen­

turione Cappellano del primo gruppo

Battaglione CC. NN. Eritrea, coman­

dato dal Console Generale Diamanti.

Cadde eroicamente nella battaglia

del Tembien il 21 gennaio 1936 a

Mai-Beles presso il Passo Uarieu.

Venne concessa alla meaoria

di

Lui la medaglia d’oro con la seguente

motivazione: « Durante lungo acca­

nito combattimento in campo aperto

sostenuto contro forze

6

overchianti,

si prodigava nell'assistenza dei feriti

e nel ricupero dei Caduti. Di fronte

all’incalzare del nemico alimentava

con la parola e con l’esempio l’ardore

delle Camicie Nere gridando: “ Dob­

biamo vincere, il Duce vuole così,,.

Chinato su di un Caduto mentre ne

assicurava l’anima a Dio, veniva

gra­

vemente ferito. Raccolte le sue ultime

forze partecipava ancora con eroico

ardimento all’azione per impedire al

nemico di gettarsi sui moribonti, alto

agitando un piccolo crocifisso di

legno. Un colpo

di

scimitarra, da

barbara mano vibrato, troncava la

sua terrestre

esistenza

chiudendo

la

vita di un apostolo e dando inizio a

quella di un martire ■.

Padre Reginaldo GIULIANI fu

anche un fervente propagandista delle

idealità fasciste.