tenendo cioè d'occhio lo svilupfHi della città. Ac
canto al piano regolatore urbanistico, c'è per i no-
stri giardinieri un altro piano: quello di atlornare
di belle e ombrose alberate ogni corso, o piazza, o
giardino della Torino che si rinnova e che si svi-
lup/ta. Cosicché fra cinque anni tutti i corsi di To
rino, anche quelli ret'enti della lontana (teriferia
saranno alberati.
Naturalmente questo vivaio di verde giovinezza
e anche le mature e imponenti alberate di città
hanno i loro fiericoli: l'inclemenza delle stagioni,
le malattie insidiose e... l'Azienda Tramviaria.
Dove itassa una linea di tram, qualche volta sembra
per certuni sia /tassato un flagello. Di regola è un
male opfxirtimamente contenuto, indisfiensabile e
misurato col metro.
Sulle migliaia d'alberi della nostra Torino im-
Itera e abbonda il platano in numero di 8.990 esem
plari. Una volta l'albero classico di Torino era
l'olmo. Corso Vittorio Emanuele cento anni fa era
fiancheggiato di filari d'olmi e fu fter molti lustri
la ftasseggiala classica della nobiltà. Re Vittorio
Emanuele I e poi Re Carlo Felice solevano /tercor-
rerlo la domenica nei monumentali cocchi della
Corte di quel tempo.
Quest'albero era sovrano pure in molte grandi
città dell'Italia e dell'estero. Ma in questi anni è
colpito da un male che non fterdona e che la scienza
sta studiando per debellarlo. Lo chiamano « gra-
phium ulmi » e per ora è inguaribile, una s/tecie
di etisia prodotta da un bacterio che si intntduce
nel fascio vasale, cioè nel sangue della pianta. In
due anni anche la più robusta pianta che ha sfi
dato gli anni e le internitene se ne va. Muore come
Violetta Valerv...
Intere alberate anche da noi se ne sono andate
in questi ultimi anni. Man mano che muoiono gli
olmi vengono sostituiti con altre piante finora im
muni da malattie, tra cui l'olmo siberiano, cosidetto
perchè di /trovenienza asiatica. Resiste ancora il
bellissimo viale che va dalla ex barriera daziaria
a Stupinigi. Ma gli olmi che s'allineano verso To
rino presentarono già i sintomi del male.
Un sano, robusto esemfilare è invece il bagolaro
di cui ne abbiamo 2.540. È insomma un albero
destinato a fare della strada. Tuttavia gli olmi at
tualmente esistenti e... resistenti sono 4.136; gli
ippocastani 4.365; gli aceri 2.546; le robinie 1.156.
Anche il tiglio, il [poetico tiglio, non ha più l'av
venire sicuro. Soffre il caldo e fterciò si cerca amo
revolmente di piantarlo in zone fretlde. Attual
mente ne abbiamo 1.646 ma è un albero che ha
trovato pure un nemico nella nuova ftavimeniazione
stradale. Le sue radici soffrono: la sua esistenza è.
insomma, minata alla base.
Un nuovo albero vergine di mali e promettente
ha fatto da qualche anno la sua apparizione a To
rino. È il « cenis siliquastrum • dello mf albero di
Giuda ». Misericordia, non perchè sia l'albero dove
s'impiccò il traditore ma fterchè proviene dalla
Giudea.
Seguono nei registri dello stato civile degli al
beri 386 pioppi e 118 acacie. La città ha infine una
dozzina di esemplari di una pianta pregevolissima
che dà un legno detto noce d'india, fc la Juglan
nigra.
Nel 1922 Torino aveva 628.870 metri quatlrati di
suiterfide coltivata a verde. Col Parco della Rimem
branza e con Villa Genero la sufterfice è salita a
metri quadrali 1.500.000 circa.
La coltivazione di questo ingente ftalrimonio di
piante dà luogo ad esfierienze singolari. Il Parco
di Villa Genero atl esempio, /tossiate piante che
non resistono al clima di Torino. E Villa Genero
non è /m i... ai tropici!
Ancora più singolari esiterienze si hanno nel vi
vaio munii ifiale di Grugliasco. la Casa-Mailre delle
piante dei nostri giardini, degli olezzanti rosai t*
di tulle le altre numerose piante da fiori che coni-
pongono le belle aiuole della città rinnovantesi ad
ogni stagione. (Juesto vivaio ha seile nel /tarai
d'una ipalazzina famosa nei tempi d'oro della ci
nematografia torinese, dove un giorno ebbe sede
una siH'ietà cinematografica che fu un vivaio di
altro genere, di promettenti stelle della decima
Musa. Ma « quanlum mutalus ab ilio ! ».
La jtalazzina degli sviluppi è diventata un deci
silo di vasi, cassoni e strumenti da lavoro. Il caseg
giato rustico che servì alle più fantasiose scene
della « ftanifias
» e di altre località esotiche è oggi
un banale dejtttsilo di terra concimata. Di cinema
tografico è rimasta una tuja. un pittoresco albero che
ha l'apftarenza e l'altezza di una torre e che ha fi
gurato onoratamente in molte ftellictde. fc l'unico
cimelio di quel primo temfto della nostra industria
cinematografica fterchè anche del gran teatro di /iosa
ora non ci sono più tracce. Era tutto a cristalli che
servirono fiero fter la costruzione delle serre di
questo vivaio nel quale crescono circa 250 mila
piante di fiori all'anno delle quali 200 mila sono
mandate ad ornare Torino tra marzo e novembre.
Il vivaio alimenta circa 500 varietà di piante
delle quali 200 sono comunemente utilizzate. La
pianta che esige meno cure è la Calendola, mentre
quella più difficile da mantenere è la Cineraria.
Ma la Città di Torino sufiera questi ostacoli e le
belle cinerarie sono i primi fiori che hanno fatto
sorridente vista in questa primavera davanti alla
stazione di Porta Nuova quasi a ftorgere ai fore
stieri che arrivanti il primo saluto dei torinesi.
Ci sono delle aiuole che hanno bisogna di cure
s/iecitdi. soggette a sei o sette cambi all'anno, non
soltanto fter adeguare i fiori alle stagioni, ma fter
chè queste località di traffico sono logoranti anche
per la tenera costituzione delle piante. A Porta
Nuova, per esempio, bisogna effettuare dieci-do
dici cambi all'anno.




