fondazione d illi convento ili monache. \oleva lai'
sapere d ir sciogliete IIII Consiglio <'«HI)Il li;i !<• è più
facile clic .•><>|i|»l'illl«‘l'«‘ llll convento. Altro caso in cui
i Domenicani torinesi si Ii;i11«*r«ilio culi ;iI»iIit ;i e riso
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1•*//:i |M*r unti sparir»*. si diede nel isti»», quando,
privati ili personalità giuridica ilalla Legge di i 7 L u
glio. seppero impedire elle la loro chiesa venisse piota
all’asta pubblica, ed ottennero, grazie alle traversie
sopportate, uu accrescimento di popolarità.
Kssi ne attribuiscono il merito alla Madonna del
Rosario, loro protettrice.
In r n tim i / n s lt iliii.
in tonilo
alla navata destra, le hanno dedicato una cappella,
nella (piale ini d ip in to del (ìuereino ratligura la M a
donna in atto di porgere uu rosario a S. Domenico,
mentre ticsù lìunihilio , ch'ella tiene ili braccio, fa
la stessa offerta a S. ( aterina da Siena. Il ipiadro.
di cui Knrico Thovez am ava rivendicarsi il merito
della scoperta critica, ha del <ìuereino molte ca
ratteristiche nell'im piego delle luci c nel ritm o co
struttivo del gruppo, nonché nel valore psicologico
della ligula di S. < aterina.
Nella cappella di sinistra, simmetrica a ipiella ora
nom inata, chi am a la pittura dei Prim itivi può tio-
varc im portanti elementi di studio in un vasto
a 1T-esco della tine del Duecento. La chiesa era ancora
per metà in costruzione, e la cappella serviva da cella
cam panaria, (piando un ignoto, tolse uno dei frati,
dipinse là im 'A nnuncia/.ionc. un Redentore con i
(Juattro Anim ali simboleggiam i gli Evangelisti, San
Tommaso che niella i divoti a Maria, e due Apostoli.
Senza prospettiva, (piasi senza chiaroscuro, questo
affresco ha mi posto im portante nella storia dell'arte
piemontese, i cui docum enti d'origine soli così scarsi.
Non siilu l'affresco. ma. si può dire, tu tta la chiesa
di S. Domenico deve la sua vita al restauro clic, in
anni recenti, ne ha ripristinata la tisionom ia originaria.
L'autentico San Domenico era morto: bisognava ri
suscitarlo. Dal Cinquecento in pui. m utilazio ni, spo
gliazioni. aggiunte, rovine, l'avevano sfigurato; suc
cessivi rifacimenti avevano reso ancor piii grave il
danno. l ’n'incrostazione di ritinti del piii pervertito
barocco aveva seppellito la fabbrica sotti» lo stucco.
Ter dentro e per fuori, la chiesa era m ascherata da
m urature additizic, da intonaci, da lastroni, da ca
pitelli, rosoni, cornici, spigoli, riquadrature ili gesso
e di cartapesta. S'era li turate le ogive per aprile
altrove dei tinestrolli a foggia di doppia ernia; di
lia neo al portale, disfai lo dal piccone, era stala aperta,
chissà perchè, un'altra porta; i pilastri erano staii
coperti da spessi e grossolani intonaci; gli alVreschi
erano stati cancellati con una m ano di calce, in occa
sione di qualche epidem ia, perchè era credenza co
mune clic i colori propagassero (chissà m ai come) il
contagio della peste. Tale era lo stato della chiesa
all'inizio del liMMl.
Ai lavori di restauro, allora deliberati, co ntrib ui
rono il ( inverilo, il Comuni*, la Camera di Commercio,
Luti svariati, e com itati di benefattori sollecitati da
Leonardo Itisiolti. Finalmente, il 11! settembre 11MI.S
i Domenicani poterono riaprire al cu lto la chiesa
rifatta nella sua originale bellezza. Solo i (mestruili
della navata di destra furono lasciati come erano.
Molte altre sono le particolarità della storia dom e
nicana a Torino. Ila origini certamente leggendarie
la vecchia usanza di esporre, il .*» Novembre, la reliquia
del I». M artino ile
I’o i t c s ,
terziario. Patrono contro
le infestazioni dei topi nelle case, e non so, orm ai,
quanti devoti accorrano in sagrestia a farsi maledire
i topi ed a procurarsi imm agini del Meato clic, esposte
nelle case, ne allo ntan ino i roditori. Mentre quelle
usanze cadevano iu oblio, i Domenicani installavano
il tcrniosifouc e il telefono, ed organizzavano sii uu
piede moderno, con palestra e bigliardo, il circolo della
gioventù cattolica. L'attualizzazione e l'aggiorna
mento delle istituzioni chiesastiche si svolgono peren
nemente senza ledere il patrim onio sentimentale delle
tradizioni popolari; m irano al moderno senza pole
mizzare con la m e ntalità antica, anzi a s s o re llilo la
m entalità stessa e modificandola gradualm ente.
Perciò
è modernissima e. in pari
tem|M>.
autentica
mente dom enicana, la tigura di P. Kcginaldo (in d ia n i.
La raccolta dei cimeli del Cap|>ellano degli A rditi
costituisce, nel convento nato quasi 7«H» an ni fa,
una nota storica degna dcll'A uiio XV .
REMIGIO NOVALESA




