R A S S E G N A D I P O L I T I C A E S T E R A
CONTROLLARE I C0NTR0LL0BI
In una «Ielle prem ienti rassegne si accennò all'idea,
'bocciata in un cervello societario, di far affidare
dalla Lega delle Nazioni alla Francia e all'Inghil
terra il compito di controllare il non intervento in
Spagna, l/id e a era sorta in un clima straordinaria
mente propizio, visto che non molte settimane dopo
Francia ed Inghilterra, anche senza Lega, si sono
fatte avanti proponendo di prendere per sè tutto
il controllo, dopo il ritiro della Germania e dell'I
talia.
K chi controllerà i controllori?
K noto il motivo per cui l'Italia e la Germania si
sono ritirate. Dopo i bombardamenti alle nostre
navi e a quelle tedesche da parte degli aeroplani
rossi, s'era faticosamente raggiunto un accordo su
le misure da prendersi per rispondere a simili ag
gressioni. Sopravvenne tosto un attacco sottomarino
all'incrociatore tedesco « Leipzig ». In tale occa
sione l'accordo si dimostrò inoperante. In effetto
i siluri contro il « Leipzig » non colsero il bersa
glio. Fare un'inchiesta sul caso, come volevano gli
inglesi, prima di prendere decisioni, non avrebbe
serv ito a nulla, dato che la nave presa di mira non
portava segni di attacco: avrebbe servito a sottrarsi
agli obblighi dell'accordo: questo sì. La Germania
non s'è prestata a questo gioco, in cui fra l'altro
aveva ragione di vedere un segno chiaro di sfiducia.
Davanti all'ostruzionistica cavillosità franco-britan
nica, che nasconde un programma premeditato di
intervento mascherato e dosato a favore di Valencia,
l'Italia e la Germania si sono ritirate dal sistema di
controllo.
« Noi prenderemo il loro posto » hanno detto subito
la Francia e l'Inghilterra, con una sollecitudine
che dimostra essere da un pezzo che ne aspettavano
l'occasione. « Adagio », hanno risposto l'Italia e
la Germania, « del vostro controllo non ci fidiamo.
E poi, come la nostra presenza nel Mediterraneo
occidentale e sull'Atlantico dà tanto noia a voi, la
vostra presenza spadroneggiatrice in quelle acque
dà a noialtri una noia per lo meno uguale alla vo
stra. Quindi se volete che andiamo d'accordo cer
cate qualche altro sistema. Tanto più che il con
trollo navale, così com'era organizzato, era una
burla. Fatta la legge, trovato l'inganno. Intanto
perchè non riconoscere a tutte e due le parti in
conflitto la qualità di belligeranti? ».
Quest'ultima proposta garba poco ai patrocinatori
del non intervento, amici dei rossi. Perchè, siccome
la forza navale dei nazionali è più potente di quella
dei rossi, riconoscendo la qualità di belligeranti
ai nazionali questi avrebbero facolti di controllare
le navi che riforniscono i rossi, e impedire i rifor
nimenti. Insomma, è la vecchia storia: il non in
tervento deve solo servire ai danni di Franco.
Tutto ciò avrà una conclusione? È difficile rispon
dere. La conclusione che dovrebbe concludere tutto
è la vittoria di Franco. Di notevole in tutti questi
maneggi è lo sforzo dell'Inghilterra per rendere
tale vittoria il più possibile lontana. Con un occhio
segue i progressi di Franco, con l'altro la celerità
dei proprii armamenti. La pace d'Europa dipen
derà dal seguito che avrà questo atteggiamento.
L'ultima conferenza imperiale britannica — sono
riunioni di ministri e capi di governo dei vari stati
dell'impero — si è chiusa, a quanto pare, con
scarsi risultati. Qui, però, non conviene fidarsi
troppo delle apparenze. E non dedurne quindi che
ci siano tendenze più o meno centrifugb*'
*
incli
nazioni all'indifferenza, in questa o quciia parte
dell'impero britannico. Ognuna delle parti si con
vince sempre più che la sua propria forza dipende
dalla forza della compagine imperiale. La maggior
parte degli oneri che ne derivano pesa ancor sempre
sulle spalle della metropoli europea, ma il contri
buto dei dominii va crescendo col crescere delle
particolari inquietudini di ciascuno. Fino a che la
potenza inglese fu presso che indiscussa, i dominii
si curarono poco di contribuire alla conservazione
e all'accrescimento della forza imperiale. Prende
vano molto e davano poco. Ora i tempi sono cam
biati. Gli armamenti enormi che l'Inghilterra va
apprestando, sono appena sufficienti alla protezione
dei vasti e sparsi territori dell'impero. Il proposito
di vivere e lasciar vivere, che Eden ha proclamato,
dovrà essere attuato con sincerità. Lasciar vivere
gli altri a modo loro, e non nel modo che fa comodo
agli inglesi. Se è questo secondo modo che essi vo
gliono, i loro armamenti dovrebbero essere tali che
neppure tutti i loro denari, che amano tanto far
luccicare, basterebbero.
A
meno che gli altri rinun*
zino a combattere. Cosa un po' difficile.
Il capo del governo belga Van Zeeland
è
tornato
dall'America, dove ha conferito con Roosevelt, e
potrebbe anche darsi che qualcuno speri che egli
sia riuscito a scoprire qualche ricetta buona per al*
leviare i mali economici dell'Europa, dato che que
sto appunto
è
il compito assegnatogli confidenzial
mente dal governo inglese e da quello francese. In
questa faccenda ci sono due cose incomprensibili.
Primo. Quali possibilità abbia il capo del governo
belga di scoprire di queste ricette. Secondo. A cosa
serva, per raggiungere tale scopo, andare a parlare
a Roosevelt. Saremmo tutti contenti, però, se i fatti
ci chiarissero così deusi misteri.
■BUMAMO «O VM M I




