larei angoli di riposo. Del periodo 1927 è al nostro
Civico Mu>eo una solida e mirabile natura morta,
elie è forse tra le migliori di tutta la >ua produzione,
o almeno di quella elle giunge «ino all'ultimo pe
riodo. quando, abbandonate queste evidenze pitto
riche e naturali, cercò «pia>i in un etereo aralie>co
di fondere tutte le sofferte esperienze.
Nelle ultime cose dipinte. Gigi ave\a trovato la
natura della Mia arte ed aveva creato un mondo che
era suo. di delicati sogni.
Gigi Chessa fu un decoratore di gu«to raffinato
e squisito.
Dai mobili dileguati nel 1922 per una conosciti-
tissiina Ditta di Torino, alla graziosa « Farmacia »
della triennale di Monza del 1927; dalle delicate
stoffe alle ceramiche, dai cartelli reclame alle c a
riate disposizioni ed ambientazioni di vetrine, ne
gozi e bar. il Chessa ha sempre saputo portare una
nota nuova ed originale.
Healizzò nuove architetture (Padiglione degli
Orafi. K'po«izione Torino 19:28) d ire te i restauri
del teatro di Torino, armonizzando bene la !>ala con
sobrio gu^to: ideò fcene e costumi per « 1, Italiana
iu Algeri » di Rossini, per l*« Abramo ed Isacco » di
Pizzetti. per l‘« Alces»te » tli Gluck e per la « Giara »
«li ('.ascella, per incarico «lei teatro Metropolitan di
.New ^ ork.
Pannelli decorativi elitisti alla Biennale d’Arte
Dec«»rativa «lei 1933. interni di >ale. dUegni di tap
peti. ricami, ecc.. dicono «pianto è stata varia la
produzione artistica «li G igi Chessa.
Ma le pitture rimarranno a testimoniare «pianto
era di più puro della sua v e la tile produzione : in
e » e troviamo Kartista che ci c«>nimuove e persuade
con una intensità, etl una sincerità che som» il «lon«>
«lell’arte autentica e ferma nel tempo.
A. C.
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