mezzo personale e indispensabile d’espressione, è
come se ri confessasse la preoccupazione dominante
nell'ultima fase della sua attività di scrittore.
Giustificare e glorificare sè medesimo nell'opera
dei grandi è sempre stata una delle sue predile
zioni; ma ora egli lascia trapelare, dietro lo splen-
dorè «Ielle immagini, una penombra di accorata
mestizia. Questa familiarità quotidiana con i fri
santi dell'arte e del pensiero è ormai, insieme alla
sua Fede e alla sua Poesia, il vanto e il conforto
della sua vita; non priva quindi, di accoramento,
come ogni gioia conquistata a prezzo di lacerazioni
e di disinganni.
K forse è questo nuovo stato d'animo che gli lia
concesso una più intima comunione colla poesia
petrarchesca :
« A vent’anni si può essere scossi e conquisi da
poeti più grandi del Petrarca e soprattutto da quelli
assai men poeti di lui: a quaranta, come avviene
per il Manzoni, si comincia ad assaporare la sua
squisitissima perfezione; a cinquanta e dopo siamo
soggetti alla tentazione di anteporre il Petrarca
perfino ai geni giganti per diritto di nascita » (pa
gina 294).
Parole che assumono, collocate nell'intiero capi
tolo di cui fan parte, un evidente rilievo auto-
biografico.
* * *
Non si può tener chiuso sul tavolo questo libro,
senza cedere al desiderio di riaprirlo ogni tanto e
abbandonarsi a una lettura per brani e per fram
menti, secondo il vario desiderio del momento.
Anzi il godimento maggiore è proprio in questa
rilettura ad apertura di pagina, più che nella let
tura per disteso. La sua bellezza più avvincente è
nella maestria della parola e dell'immagine, isolata
nella sua purezza espressiva e contemplata nel suo
robusto vigore.
Ha fatto il tempo suo la fama di «r becero » rega
lata a Papini. Certi realismi linguistici sono com
pletamente scomparsi. Negli ultimi scritti egli è
riuscito definitivamente a fondere e a plasmare un
suo stile rilevato e scultorio, che sembra a volta a
volta colato nell'oro, effigiato nel bronzo e sbozzato
nel macigno. La sua lingua ha espulso tutto il se
dimento terroso accolto abbondantemente in pas
sato; è divenuta un impasto mirabile, fatto di
colore, di suono e di luce, calda come una zolla
impregnata di sole, ricca di riflessi e di tepori come
un fiume scorrente in una pianura,
fc in grazia a una così ricca padronanza del lin
guaggio ch'egli può forgiare certe « analisi este
tiche » sul tipo di questa:
« Poeti mediocri fanno bigio anche un meriggio di
giugno. Dante, lucifero della parola, sa estrarre
splendori anche dalle oscurità sotterranee, anche
dall'aer nero delle spelonche e dei botri: luce fosca
di cripta e di fucina; luce tetra di carnaio e di ca
stigo; luce, se potesse dirsi, tenebrosa.
« A volte la sua parola è come un sottil velo di
cristallo che appena divide l'occhio dalla realtà;
a volte
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baleno di fuoco che ritaglia e strappa un
brano del mondo per mostrarlo più evidente e ter
ribile. in un fulgore metallico o roggio; a volte una
sonora carezza che fa nascer fiori anche sugli sterpi
secchi, e inalza l'umiltà dell'ordinario alla zona
del solenne e del sublime.
« Vi sono scrittori coloristi; altri scultori: altri an
cora son musici. Dante aduna in sè tutte le virtù
di tutte le arti. Le sue figure son rutilanti come
quelle dei mosaici ravennati, monumentali come
sculture romaniche o persone di Giotto, plastiche
e divincolanti come creature vive » (pp. 224-225).
E certe sue similitudini racchiudono in poche im
magini l'atmosfera di un libro o di un'anima.
« ... l'effettivo valore della Vita Nuova è tutto nei
momenti poetici che fulgono qua e là come stelle
riflesse in un lago notturno » (pag. 167).
« Duttile e trasmutabile il Petrarca potrebbe dirsi
di natura acquatile piuttosto che aerea o terrosa.
Ci son creature, come Dante, che fanno pensare al
ferro e al macigno, altre, come Santa Caterina,
son tutte ardore e fiamma di fuoco. Il Petrarca,
invece, ci richiama piuttosto all'acqua, all’acqua
che prende tutte le forme e rispecchia tutte le im
magini; all’acqua che si tinge di ogni colore —
lago azzurro, stagno verde, fiume giallo, palude
bigia, mare purpureo — all’acqua che ha tutte le
voci: muggito deH’oceano. rombo della cascata,
sussurro di ruscello, chioccolio di sorgente. Il Pe
trarca è. al par dell’acqua, mobile, fluido, armo
nioso, nomade e volubile » (pp. 267-268).
Il fatto è che Papini ha ormai raggiunto la calma
pienezza della maturità, il sicuro dominio della sua
arte. E il mvido frutto apre ora la sua scorza e
mostra la sua tenera polpa impastata di amarezza
e di amore.
R U M PIEMONTESE
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