lavoratori ne risultano occupati 368.000 in lavori
artigiani. Per brevità omettiamo, con dati di molti
altri Paesi, quelli che riguardano l'Italia, perchè
recenti pubblicazioni li hanno resi di pubblico do
minio.
E non basta: l'asserto del Sombart è suffragato da
Karl Bucher, il quale afferma testualmente: « Se
si potesse stabilire la statistica dei prodotti indu
striali della Germania, separando ciò che è dovuto
alla fabbrica, all'industria a domicilio, ai lavori
affittati e all'industria casalinga, si vedrebbe, senza
dubbio, che la maggior parte degli articoli di fab
brica consistono in beni che non sono mai stati
ottenuti con un altro modo di esercizio e che il
mestiere produce attualmente una quantità di merce
più grande che mai.
Certo, la fabbrica collettiva e l'officina hanno as
sorbito interamente alcuni piccoli mestieri e tolto
a molti altri una parte della loro produzione, ma
tutti i grandi mestieri che formavano le corpora
zioni alla fine del XVII secolo — ad eccezione forse
delle industrie tessili — esistono ancora oggi ».
Anche per le industrie tessili, però, è stato molto
acutamente rilevato che tanto per la filatura quanto
per la tessitura, vi sono delle esigenze produttive
che rendono indispensabile l'artigiano. E ciò per
una duplice ragione: tecnica ed economica.
Il Rodier proprietario di una fabbrica collettiva
sparsa in 32 villaggi della Piccardia, così si esprime :
« All'armistizio, nel 1918, quando tutti i nostri
telai erano stati distrutti, si presentava per noi la
questione: che conviene fare? Bisogna volgersi
verso la tessitura meccanica e sembrare progredire,
o bisogna, sembrando retrocedere, ricostruire i telai
a braccia che nostro padre aveva sempre fatto ma
novrare? Ci siamo conformati a quest'ultima solu
zione e ne abbiamo avuto vantaggio ».
Abbiamo di proposito abbondato in citazioni per
conferire un'indiscutibile autorità agli argomenti
di carattere tecnico elencati. Stimiamo tuttavia op
portuno aggiungere che fino ad ora sono state ac
cennate questioni di carattere accessorio, trala
sciando di illustrare la ragione essenziale cui è
dovuta la prosperità dell'artigianato. Questa, in
fatti, risulta come la diretta conseguenza di talune
invenzioni sopraggiunte ad innovare l'attrezzatura
di talune industrie.
È un fatto noto: l'impulso delle grandi industrie
fu originariamente dovuto alla necessità di accer
tare la forza motrice, onde poterne fruire ad un
prezzo minore. In seguito, le inesauste risorse della
scienza, hanno consentito un maggiore fraziona
mento della forza motrice, per modo che essa potè
diffondersi assai intensamente.
Seguiamo levarie fasi dell'evoluzione: dal motore
a gas si passò ai cosidetti motori a esplosione, per
giungere al minuscolo motore elettrico, autore di
una vera e propria rivoluzione tecnico-industriale.
Non sembri arrischiato l'assesto, giacché, a questo
punto, siamo autorizzati a domandarci se l'energia
elettrica non stia largamente compensando gli arti
giani di quanto ha loro defraudato il vapore. A
questo interrogativo offre precisa risposta un com
petente. « È sopratutto l'elettricità — afferma egli
— che ha prestato nuova forma all'artigianato fin
nelle circoscrizioni rurali. Il piccolo motore elet
trico sarà certamente un fattore tecnico che favorirà
maggiormente la creazione e l'incremento
pic
coli laboratori d'artigiani, focolai di questa produ
zione decentrata, tanto desiderabile dal punto di
vista economico sociale ».
La stessa elettrificazione nelle campagne ha contri
buito — specie nel campo tessile — a diffondere
ognor più il lavoro a domicilio. Inoltre, con il mo
tore elettrico l'artigianato — ed ecco il nuovo aspetto
della questione — non ha soltanto riconquistato le
posizioni perdute: si è posto in grado di intaccare
la stessa potenzialità ddl'opificio industriale: sono
innumerevoli i frazionamenti delle grandi fabbri
che, determinati dal motore elettrico. Quale mera
viglia, dunque, quando si sappia che tale processo
di smembramento dell'opificio moderno fu previsto
e salutato con gioia da un gigante della plutocrazia
mondiale: Henry Ford. Fu questi che, fra lo scan
dalo dei suoi stessi partigiani, così si espresse:
« Non è affatto giustificata la credenza che un Paese
debba concentrare le proprie industrie » e parlò di
dislocamento fatale dei grandi stabilimenti, elo
giando la superiorità delle modeste imprese.
Il giudizio deirindustriale americano trova nell'e-
sperìenza il più persuasivo suffragio. L'artigianato,
quindi, non soltanto ha abbandonato l'umiliante
posizione della... Cenerentola, ma più agguerrito
che mai sta preparando nuove sorprese a quanti da
molti decenni ne attendono la scomparsa.
UOOOLPO AMATA




