Scheda: Tema - Tipo: Cultura e istruzione

I Convitti Nazionali a Torino

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Creati in epoca preunitaria da Carlo Alberto, sono stati più volte accusati di diffondere un’educazione militaresca e allineata al potere.


Periodo di riferimento: XIX secolo

Con la legge del 4 ottobre 1848 re Carlo Alberto decreta la nascita dei collegi nazionali nelle città di Torino, Genova, Ciamberi, Novara, Nizza e Voghera e assegna loro quella che un tempo era la sede dei convitti diretti dai Gesuiti. A Torino la storia del Convitto Nazionale Umberto I in via della Scuola (via Bligny) e via del Carmine prende avvio nell’antico convento dei Padri Carmelitani eretto nel 1729. Il convitto è amministrato da un Consiglio Ordinario e uno Straordinario e gli alunni sono seguiti da un direttore spirituale, un preside, un direttore degli studi e un censore della disciplina.
All’interno del convitto-collegio vengono aperti corsi elementari, corsi di Grammatica latina e Composizione italiana, di Retorica applicata a entrambe le lingue, di Filosofia. Ai corsi principali se ne affiancano altri definiti “accessori” Storia antica e moderna, Geografia, Aritmetica, Geometria e Disegno, Storia Naturale, Grammatica greca e Lingua francese.
In via sperimentale, nel Convitto torinese si avvia anche un corso speciale della durata di 5 anni per i ragazzi che non intendono proseguire negli studi classici.
Con la legge Casati del 1859 i Convitti perdono le scuole interne e si occupano solo dei corsi elementari destinati ai convittori, non aperti agli alunni esterni: a Torino l’Umberto I perde il corso di filosofia elementare, che viene convertito in corso triennale autonomo, cui viene assegnato il nome di Liceo del Carmine e poi, a partire dal 1865, di Liceo Cavour. La stessa legge fissa in ogni collegio dodici posti gratuiti da assegnare, tramite concorso, ai “giovani regnicoli di ristretta fortuna applicati agli studi secondari, con preferenza, a parità di merito, ai figli degl’impiegati governativi, civili e militari”¹. Con questi cambiamenti i convittori torinesi negli anni immediatamente successivi all’Unitdiventano 85, mentre gli allievi che hanno istruzione direttamente nella scuola elementare interna sono 25.
Il regolamento dei Convitti stabilisce inoltre che essi abbiano come scopo “l’educazione religiosa, intellettuale e civile degli Alunni, insieme coi buoni abiti corporali, affinché riescano cittadini costumati, assennati e vigorosi. Vogliono altresì infondere un amore immenso alla patria italiana, coordinato con tutti i doveri dell’uomo, e fortificato dalla pietà verso Dio, e da un puro ed alto senso morale” (R. Decreto n. 4292, 25 agosto 1860). Indicati spesso come luoghi di istruzione “militaresca” forzatamente patriottica e di subordinazione al potere, subiscono una serie di riforme, tra le più significative nel 1923.


Note

1. Pietro Baricco, L’istruzione popolare di Torino, Torino, Eredi Botta, 1865, p. 91.

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Ente Responsabile

  • Fondazione Tancredi di Barolo