Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Villa Bracco, già Vigna Il Cergnasco

Questa vigna sul piano documentale è la più antica della collina. Sulle carte del '600 e del primo settecento è chiamata Sargnasco, mentre oggi è detta Cergnasco dal nome usato dal Grossi per definire la zona collinare in cui è situata, nome che designa questa zona fin dalle mappe del '400. Avendo quella denominazione, la vigna dovette essere il primo, il più importante edificio della località.


Lat: 45.03657229807116 Long: 7.69417405128479

Notizie dal: 1523

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Il Grossi nell'elenco delle proprietà la cita come: «Il Sargnasco villa del signor fondichiere Goffi...».
L'aspetto dell'edificio è severo e disadorno con una torre, quasi a ricordare una casaforte medioevale da cui probabilmente trae origine e che, come altri castelli medioevali, nel corso del '500 venne trasformata in luogo di villeggiatura.
Nelle antiche mappe il Sargnasco è sempre designato come la vigna più grande della collina, ora a corpo unico, ora spezzettata in più edifici quasi a formare un piccolo borgo.
Nel 1523 è di proprietà di Giorgio d'Antiochia, giureconsulto inviato con delicati compiti presso il Re di Francia, Francesco I, la cui illustre famiglia mantenne la proprietà della vigna per quasi due secoli.
Dal 1870 fino al '900 visse la famiglia Bracco, banchieri.

Note

Da Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984:
VILLA BRACCO, GIÀ VIGNA IL CERGNASCO
Strada Val Pattonera 204, 208

Vigna.
L'edificio, di valore ambientale e documentario, risulta struttura fondamentale nell'insediamento storico collinare, partecipa inoltre alla definizione ambientale dell'alta Val Pattonera.
La vigna, già citata nel 1523 come proprietà degli Antiochia, rimase alla famiglia fino alla metà del Settecento. La Carta topografica della Caccia la indica come proprietà «Gof» con impianto grandioso con corte chiusa di origine antica (rustici) e con un corpo di fabbrica civile parallelo. Il Grossi la ricorda come vigna del «fondichiere Goffi [...] con grossa fabbrica e Cappella». Nella mappa napoleonica è confermato l'impianto precedente e nella Rabbini viene allungata la manica rustica a Nord Ovest. Il rilevamento del 1940, riporta l'impianto ottocentesco. Solo recentemente sono stati ristrutturati i rustici.

Carta topografica della Caccia [1762]; A. GROSSI, 1791, p. 159; PLAN GEOMÉTRIQUE [...], 1805; [Catasto RABBINI], 1866, fol. XXXII; E. GRIBAUDI ROSSI, 1975, pp. 587 sgg.
Tavola: 67

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