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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Castello di Rivoli

Castello dinastico dei Savoia di origine medievale, viene trasformato in residenza di corte tra Cinquecento e Seicento con interventi degli architetti e ingegneri ducali Francesco Paciotto, Ascanio Vitozzi, Carlo e Amedeo di Castellamonte. Tra il 1716 e il 1734 è oggetto di un grandioso progetto di riplasmazione, rimasto incompiuto, da parte del Primo Architetto di S. M. Filippo Juvarra per volontà di Vittorio Amedeo II, che vuole promuoverlo a reggia extraurbana. Oggi è sede del Museo d’Arte Contemporanea.


Lat: 45.07008892004474 Long: 7.510354288360608

Costruzione: XI Sec. (1000-1099)
impianto per volontà di Amedeo IV di Savoia

Trasformazione: XVII Sec. (1600-1699) - XVIII Sec. (1700-1799)
seconda metà del XVII secolo - inizio XVIII secolo, adattamento a residenza ad opera dell’ingegnere militare Francesco Paciotto e dell’architetto ducale Ascanio Vitozzi

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  • residenza sabauda
  • castello
    • Tag
  • mostra moderna
  • Castello dinastico dei Savoia di origine medievale voluto da Amedeo IV (1198-1253) come struttura fortificata, in posizione strategica all’imbocco della valle di Susa, viene adattato a residenza da Emanuele Filiberto (1528-1580) e da Carlo Emanuele I (1562-1630) e ampliato e totalmente riplasmato nel Seicento dagli architetti ducali Carlo e Amedeo di Castellamonte (1560-1641; 1610-1683).

    All’inizio del Settecento Vittorio Amedeo II (1666-1732) incarica il Primo Architetto Michelangelo Garove (1648-1713) di un progetto di ampliamento e di aggiornamento stilistico del castello, che prevede il raddoppio simmetrico della manica verso la collina; nel 1711 lo stesso Garove collega direttamente la residenza al disegno territoriale suburbano tramite la realizzazione della nuova strada di Torino (attuale corso Francia). Alla morte di Garove (1713) i lavori vengono proseguiti dall’architetto e ingegnere militare Antonio Bertola (1647-1719).

    Dopo il trattato di Utrecht (1713), che segna il passaggio dello Stato sabaudo da ducato a regno, Vittorio Amedeo II incarica il Primo Architetto Regio Filippo Juvarra (1678-1736) di un grandioso progetto di ampliamento e totale riplasmazione, finalizzato a conferire all’antico castello la funzione di reggia (nel senso di sede permanente del sovrano e delle istituzioni dello stato), secondo  i modelli dell’assolutismo europeo, che – come Versailles o Schönbrunn – avevano attuato il decentramento delle sedi del potere all’esterno della capitale. L’idea juvarriana prende le mosse dal progetto del Garove, e prevede un ulteriore sviluppo longitudinale dello schema planimetrico, con la costruzione di due ali simmetriche di pari altezza unite da un corpo centrale più elevato, destinato a contenere su più livelli sovrapposti un ampio atrio passante affiancato da due scaloni aulici contrapposti di accesso agli appartamenti e un grandioso salone preceduto da un vestibolo; un’ala doveva occupare la parte di castello in cui Garove aveva già iniziato a operare, l’altra, speculare, doveva sorgere al posto della Manica Lunga seicentesca, destinata a essere demolita. Tutta la costruzione si raccorda con l’ambiente circostante tramite un basamento terrazzato in cui si aprono grandi scalinate; il progetto interessa anche i versanti collinari, dove è prevista la realizzazione di ampi giardini che collegano la residenza e il borgo.

    I lavori, avviati nel 1716, subiscono un inesorabile rallentamento dovuto alla scarsità di risorse economiche, che porta al definitivo arresto del cantiere nel 1734. Del grandioso progetto juvarriano viene realizzata – e non in maniera completa – solo la metà che insiste sull’area dove sorgeva il castello di Castellamonte; essa viene decorata e arredata per consentire ai Savoia un uso almeno parziale dell’edificio.

    Ulteriori lavori di adattamento saranno eseguiti dall’architetto Carlo Randoni (1755-1831) nel 1793-1794 per volontà di Vittorio Amedeo III (1726-1796). A seguito di usi impropri e di un lungo periodo di abbandono, i lavori di restauro attuati negli anni Settanta del XX secolo hanno restituito il castello, che oggi ospita il Museo d’Arte Contemporanea, a un’idonea fruizione.

    Cronologia

    1606-1670, ampliamento e totale riplasmazione su progetto degli architetti ducali Carlo e Amedeo di Castellamonte; 1693, viene incendiato dalle truppe francesi;

    1711, realizzazione della nuova strada di collegamento con Torino su progetto dell’architetto ducale Michelangelo Garove;

    1700 ca.-1713, interventi di ampliamento e riplasmazione ad opera degli architetti Michelangelo Garove e Antonio Bertola;

    1716-1734, lavori di ampliamento e totale riplasmazione su progetto del Primo Architetto di S. M. Filippo Juvarra per committenza di Vittorio Amedeo II;

    1793-1794, lavori di restauro e adattamento dell’edificio diretti dall’architetto Carlo Randoni;

    XIX secolo, destinazione ad uso militare, abbandono e progressivo degrado;

    anni Settanta - Ottanta del XX secolo, restauro e inaugurazione del Museo d’Arte Contemporanea al suo interno.

    • Bibliografia
    • Ente Responsabile
    • Mostra Torino: storia di una città