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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Castello del Valentino

Il Castello del Valentino sorge nel parco omonimo sulle rive del fiume Po. Le prime origini dell’edificio risalgono al XVI secolo ma il suo aspetto attuale si deve in gran parte agli interventi voluti dal 1620 dalla duchessa Cristina di Francia.


VIALE PIER ANDREA MATTIOLI 39

Costruzione: XVI Sec. (1500-1599)

Variazione: 1858
sede della VI Esposizione Nazionale dei Prodotti per l'Industria

Bombardamento: 11 Novembre 1942

Bombardamento: 12 Dicembre 1942

Bombardamento: 13 Luglio 1943

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  • 1. Dimora di “delizia”

    Il castello del Valentino venne edificato a partire dal XVI secolo come dimora suburbana di “delizia”. La residenza, divenuta proprietà di Casa Savoia, venne ampliata ed arricchita con interventi voluti dal duca Emanuele Filiberto (1528-1580) e dal suo successore Carlo Emanuele I (1562-1630). Quest’ultimo donò il palazzo alla nuora, Cristina di Francia (1606-1663), probabilmente nel 1620 in occasione del matrimonio con l’erede Vittorio Amedeo I (1587-1637). All’indomani della salita al trono del marito (1630) la duchessa diede avvio ad una lunga stagione di lavori, diretti prima dall’architetto e conte Carlo di Castellamonte (1560-1641) poi da suo figlio Amedeo (1618-1683), che si intensificarono in particolare durante il periodo della Reggenza (dal 1637). La prima campagna decorativa del Valentino riguardò l’appartamento del primo piano verso Moncalieri, costituito dalle stanze “Verde”, “delle Rose”, “dello Zodiaco”, “della Nascita dei Fiori”, “dei Gigli” e dal gabinetto “dei Fiori indorato”. I fregi e le volte di questi ambienti vennero ornati da affreschi e stucchi realizzati da artisti di origine luganese, come Isidoro Bianchi (1581-1662) e i suoi figli Francesco e Pompeo, Tommaso Carlone e Carlo Solaro. Questi maestri diedero vita alle invenzioni poetiche, incentrate su temi alchemici e floreali, ideate dal conte Filippo San Martino d’Agliè (1604-1667). Il Salone centrale venne affrescato da Isidoro Bianchi con temi storici che sottolinearono lo stretto rapporto della corte sabauda con il regno di Francia.
    I lavori di decorazione del castello del Valentino vennero ripresi nel 1642, al termine del drammatico conflitto tra la reggente del ducato sabaudo, Madama Reale Cristina di Francia, e i cognati filo-spagnoli, il principe di Carignano Tommaso Francesco di Savoia e il cardinale Maurizio. All’inizio del sesto decennio del Seicento l’esterno della reggia verso la corte venne modificato con l’aggiunta di un finto secondo piano, utilizzato per celare parzialmente il ripido tetto a spiovente “alla francese” e sul nuovo frontone venne istallata una lapide commemorativa dettata dal retore di corte Emanuele Tesauro (1592-1675). L’intellettuale delineò anche i temi retorici che caratterizzarono le decorazioni delle sale dell’appartamento del primo piano verso Torino, ovvero le stanze “della Guerra”, “del Negozio”, “delle Magnificenze”, “della Caccia”, “delle Feste” e il gabinetto “delle Fatiche d’Ercole”. Per l’occasione vennero richiamati a Torino gli artisti luganesi della famiglia Bianchi che realizzarono le ricche partiture in stucco, nelle quali ebbero una parte determinante anche Alessandro e Carlo Casella, Bernardino Quadri, Elia Castelli e Giovan Luca Corbellino, e si affidarono le pitture ad artisti come Giovanni Paolo e Giovanni Antonio Recchi.

    2. Il castello nell'Ottocento e la destinazione militare

    Al pari di un buon numero delle altre residenze sabaude, l’età contemporanea assegnò al Castello del Valentino una funzione militare. Il 19 dicembre 1805, infatti, il governo francese stabiliva che il complesso fosse assegnato all’esercito e vi fosse insediata una scuola di Veterinaria. Resta traccia di questa pur breve destinazione d’uso nelle decorazioni delle aperture del padiglione sud-orientale che, in origine, consentivano l’accesso alla terrazza di collegamento con il padiglione occidentale.
    Con la Restaurazione, i Savoia sostanzialmente confermavano l’utilizzo militare della residenza: nel 1824 vi furono insediate due compagnie di Artiglieria leggera, mentre a partire dal 1831 fu sede del neonato corpo Pontieri del Genio, che divideva l’uso degli ex appartamenti reali con la Regia Camera di Agricoltura e Commercio, la quale poteva disporne per organizzare periodiche esposizioni industriali.
    L’uso militare, ribadito in qualche modo anche dal passaggio della proprietà dell’edificio dalla Corona al demanio dello Stato nel 1850, perdurò sino al 1857, quando, in previsione della VI Esposizione Nazionale dei Prodotti per l’Industria dell’anno successivo, il Ministero delle Finanze, dopo averne approvato il progetto, assegnò l’incarico a Luigi Tonta e Domenico Ferri della complessiva trasformazione del castello, il quale, nell’occasione, acquisì la forma che tuttora mostra.

    3. Bombardamenti

    Il castello del Valentino, che negli anni Quaranta del Novecento già ospitava, nell'ala nord-ovest, l'Istituto Superiore d'Ingegneria (Politecnico), fu colpito in più occasioni, nell'autunno 1942 e nell'estate 1943, dagli attacchi aerei alleati. Bombe dirompenti e incendiarie procurarono il distacco della copertura del tetto e lesioni a soffitti, muricci e infissi. Nell'ottobre 1944 risultavano in corso lavori di ripristino.

    4. Cronologia

    Dal 1620: allestimento dell’appartamento meridionale verso Moncalieri;

    1642: Ripresa dei lavori;

    Anni Sessanta del XVII secolo: aggiunta del finto secondo piano verso il cortile e completamento della decorazione dell’appartamento verso Torino

    1805: destinazione del complesso all'Esercito e insediamento della Scuola di Veterinaria

    1831: sede dei Pontieri del Genio

    1850-57: proprietà al Demanio dello Stato

    5. Castello del Valentino - Design e arredi

    All’interno di alcune sale degli appartamenti del primo piano del Castello è ospitata una serie di capolavori del design del Novecento italiano, a seguito di un progetto di allestimento “Interventi per miglioramenti organizzativi e fruitivi nell’aula aulica del Castello del Valentino” attuato dal Politecnico di Torino e avviato nel 2000. L’insieme di opere , all’interno della sede universitaria della Facoltà di Architettura, costituisce un’importante testimonianze del design industriale, nazionale e internazionale (1).

    La Stanza della Guerra ospita esemplari, riprodotti e originali, di arredi realizzati da Roberto Gabetti (1935-2000), Aimaro Oreglia d’Isola (1928) e Giorgio De Ferrari (1931), da Carlo Mollino (1905-1973) e Le Corbusier (1887-1965). La sedia disegnata da Gabetti, Oreglia d’Isola e De Ferrari nel 1962 per la Bottega d’Erasmo (in seguito prodotta da Boschis) presenta gambe rastremate terminanti a bulbo, raccordate da traverse a giorno e da bretelle in legno che fungono da braccioli. La struttura è in palissandro e la seduta e lo schienale sono in paglia di Vienna. Il “Tavolo Reale”, proveniente dalla sede della Reale Mutua di Torino, e il tavolino Arabesco ad opera di Mollino hanno struttura in legno di rovere e piano di cristallo anodizzato. Gli esemplari originali e restaurati della poltroncina pieghevole disegnata da Mollino insieme ad Aldo Morbelli (1903-1963) nel 1951 per l’Auditorium RAI di Torino, hanno una struttura in tubolare di ottone curvato, lati ovoidali con braccia allungate e rivestimento in velluto rosso. Sempre provenienti dall’Auditorium RAI sono le sedie per gli orchestrali, composte anch’esse da una struttura in tubolare di acciaio con seduta e schienale in tessuto imbottito rivestito in velluto rosso. Tali sedie sono anche presenti all’interno del Salone d’Onore, nella Stanza dei Gigli, nella Stanza dello Zodiaco e nella Stanza delle Rose. Il “Table tube d’avion, section ovoïd” disegnato da Le Corbusier, Pierre Jeanneret (1896-1967) e Charlotte Perriand (1903-1999) nel 1928, e prodotto da Cassina nel 1974, ha basamento in acciaio verniciato grigio, con quattro gambe e quattro supporti in acciaio che sostengono un piano in cristallo.

    Oltre agli esemplari originali delle sedie in legno scolpito progettate da Mollino nel 1959, la Stanza delle Rose ospita arredi, riprodotti e originali, realizzati da Achille (1918-2002) e Pier Giacomo Castiglioni (1913-1968), Charles (1907-1978) e Ray Eames (1912-1988), Nicolaj Diulgheroff (1902-1982), Gino Levi Montalcini (1902-1974) e Giuseppe Pagano Pogatschin (1896-1945), Gino Sarfatti (1912-1985), Joe Colombo (1930-1971) e Franco Albini (1905-1977). Anche la lampada ad arco del 1962, ad opera dei fratelli Castiglioni, è ospitata all’interno della stanza delle Rose, sala adibita a Presidenza della Facoltà di Architettura: è una lampada da terra, con base in marmo bianco di Carrara, stelo telescopico in acciaio inossidabile satinato e riflettore orientabile in alluminio stampato, lucidato e zapponato. Inoltre, in tutte le sale del castello sono presenti complementi di arredo della serie “Servi” di Castiglioni, come il gli appendiabiti “Servomanto” e “Servotutto”, o il portaombrelli “Servopluvio”. La sedia Aluminium Group, disegnata negli anni cinquanta dai coniugi Eames per l’abitazione di un collezionista statunitense, è una delle sedie più note del design del secondo Novecento. Il modello scelto per il Castello del Valentino, quello EA110, è formato da una struttura in acciaio con seduta e schienale in tessuto piegato e imbottito e regolabile nella posizione. Il tavolo a un piano realizzato da Diulgheroff nel 1949, con gamba e capitello tornito, si appoggia a un basamento anch’esso tornito e rivestito in marmo. Il tavolo a due piani realizzato da Levi Montalcini e Pagano nel 1928 è composto da una base ottagonale in legno smaltato che sostiene due piani circolari. Il portaoggetti o portatelefono “Chichibio” realizzato su disegno dei due architetti torinese all’inizio degli anni trenta, e poi prodotto da Zanotta, è composto a una struttura in acciaio cromato curvato con piani rotondi in laminato plastico verniciato. La lampada di Sarfatti è una lampada da terra a luce diretta con stelo in acciaio e base e riflettore in alluminio verniciato con luce orientabile. La lampada Coupé 3320 firmata da Colombo nel 1967, e in seguito riprodotta da Oluce, è una lampada da terra a luce diretta con base e struttura in metallo verniciato, stelo piegato ad arco cromato girevole e regolabile in altezza e riflettore in alluminio verniciato. La poltrona “Fiorenza” progettata da Albini nella versione realizzata da Arflex nel 1967 è composta da una struttura in legno incrociato con sostegno per la seduta. La struttura in legno a croci è ripetuta anche nello schienale con struttura piegata e braccioli in metallo rivestito a sua volta in tessuto.

    La Stanza della Caccia ospita l’esemplare originale della scrivania disegnata da Gabetti, Oreglia d’Isola e Raineri per il Palazzo della Borsa Valori di Torino nel 1952. Tale scrivania è composta da sette gambe in scatolato di ottone a sezione rettangolare che sostengono un piano in laminato nero, con pannelli disposti a creare vani interni e cassetti.

    La Stanza della Magnificenza ospita alcuni esemplari di arredi realizzati da Enzo Mari (1932), Alvar Aalto (1898-1976) e Fritz Haller (1924-2012). Il tavolo Frate disegnato Mari e prodotto in seguito da Driade è composto da una struttura in acciaio verniciato collegato da una trave in massello e piano rettangolare in vetro temperato. Attribuito al progetto di Aalto è la cassettiera Pedestal, riprodotta in seguito da Artek nell’ambito di un progetto di riproduzione degli arredi disegnati dall’architetto finlandese, ed è interamente in legno con cinque cassetti. Anche il tavolo componibile detto 80B è ad opera dell’architetto finlandese ed è in legno con un piano sostenuto da quattro ritti. La versione del tavolo componibile detto 95 è invece di forma circolare, in legno con un piano sostenuto da tre ritti. La sedia detta 611 è formata da una seduta sostenuta da quattro gambe lisce e lineari, con seduta e schienale in tessuto intrecciato. L’armadio componibile, progettato da Haller nel 1963, è ottenuto assemblando elementi utili a creare contenitori diversi, con struttura in tubolari di acciaio che sostiene ante a cassetti in metallo.

    Oltre alle già citate sedie orchestrali di Mollino, all’interno della Stanza dello Zodiaco è presente un tavolo fratino in legno, probabilmente realizzato alla fine del XIX secolo, composto da un piano appoggiato su due gambe tornite e intarsiate con racemi e motivi naturalistici. I due sostegni verticali sono collegati da una traversa anch’essa tornita e intarsiata.

    Nella Stanza dei Gigli è collocato l’armadio a sei ante, realizzato da Ettore Stampini (1855-1930) tra il secondo Ottocento e il primo Novecento, con cornici e modanature che delimitano le ante, della stessa dimensione, realizzate con un pannello ligneo impiallacciato collocato entro una cornice modanata. All’interno della stessa Stanza è presente inoltre un tavolo fratino in legno composto da due grosse gambe in legno lavorato collegate da un travetto longitudinale, probabilmente realizzato alla fine del XIX secolo.

    All’interno del Salone d’Onore è collocato un tavolo in legno realizzato da Stampini, caratterizzato dalla disposizione delle otto gambe, due coppie alle estremità e quattro utilizzate come sostegno intermedio. Anche il lampadario a bracci in vetro di Murano, che con tre ordini di luci collocate in molteplici bracci, singoli o multipli definiscono un disegno a foglie e petali realizzati in vetro soffiato a stampo, è ad opera di Stampini.

    Nella Stanza delle Feste e dei Fasti si trova l’appendiabiti “servomanto” realizzato da Castiglioni e prodotto da Zanotta ha una base rotonda in polipropilene verniciato con asta in acciaio verniciato nero e appendiabito a gancio. Il tavolo disegnato dai coniugi Eames intorno alla metà del Novecento è realizzato da una struttura in acciaio con due montanti collegati da una traversa che sostengono un piano. La sedia Plywood Group modello DCM progettata ancora dai coniugi Eames è costituita da una struttura in acciaio con seduta e schienale in plastica.

    La Stanza del Negozio ospita una scrivania, con struttura interamente in legno, composta da un piano appoggiato su due cavalletti con ingranaggi a sistema bloccato, e una panca, anch’essa con struttura interamente in legno, e composta da un piano appoggiato su un telaio a tre appoggi e dallo schienale, risolto con due assi sostenuti da tre elementi verticali.

    La Stanza dei Fiori ospita una sedia in legno rivestita in pelle di produzione tardo ottocentesca che interpreta il modello neorinascimentale con gambe davanti tornite retro lisce, lo schienale è in pelle cin, telaio in legno con scanalature e volute terminali. La scrivania, con tre cassetti per lato e tre sotto il piano di scrittura, è databile ai primi decenni del novecento a fronte di un confronto con la produzione industriale coeva, è in legno con piano rivestito. E’ presente una seconda scrivania con piano in legno poggiato su quattro gambe tornite collegate da traverse con due cassetti sovrapposti. Il tavolo in legno è composto da un piano appoggiato su quattro gambe e sezione parallelepipeda non tornite, con una doppia scanalatura come unico motivo ornamentale. Il tavolo ovale in legno, collocato originariamente nello studio del Direttore del Regio Museo Industriale, è caratterizzato da un piano ricoperto da un panno, sostenuto da mensole modanate e scanalate sostenute da sei gambe tornite, con scanalature verticali e ripartizioni orizzontali. Un esemplare dell'armadio, a quattro ante, realizzato da Stampini, è presente anche all’interno di questa Stanza

     

    Note

    Da Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984:
    CASTELLO DEL VALENTINO
    Viale Mattioli 39

    Villa suburbana dei duchi di Savoja, ora sede della Facoltà di Architettura.
    L'edificio, di valore storico-artistico ed ambientale, costituisce esempio emblematico di "maison de plaisance" suburbana sulle sponde del Po.
    La proprietà del Valentino (residenza, giardini, orti e boschi) fu acquistata da Emanuele Filiberto di Savoja nel 1564: della villa fluviale cinquecentesca esistono resti materiali nelle strutture del corpo centrale.
    In relazione alla nuova funzione di "maison de plaisance", l'edificio fu trasformato da Maria Cristina di Francia a partire dal 1620-21, sotto la direzione degli architetti Carlo ed Amedeo di Castellamonte. Con riferimento a modelli e cultura d'oltralpe, venne rifatto il sistema di copertura (opera di maestranze savoiarde), furono ampliate le torri esistenti e costruiti due nuovi padiglioni anteriori collegati da maniche porticate concluse in forma di emiciclo. Contemporaneamente si lavorò alla decorazione degli interni. Non più utilizzato come sede di corte, l'edificio fu trasformato nel 1858 su progetto dell'ing. Luigi Tonta, come sede di Esposizione Industriale. Il sistema porticato fu sostituito da due nuove maniche laterali collegate ai padiglioni anteriori. Fu demolito l'emiciclo porticato (1864-67) sostituito da una cancellata in ferro, e furono costituiti due avancorpi porticati a terrazzo (1869-72).
    Divenuto il Valentino sede ufficiale della R. Scuola di Applicazione per gli Ingegneri, fu costruita una nuova manica verso Sud su progetto dell'ing. Pecco (1869).

    G. VICO, 1858; L. BELTRAMI, 1888; P. VERZONE, in "Torino", 1942, n. 3, pp. 2-I5 e n. 8, pp. 3-15; AA.VV., Il Castello del Valentino, 1949; M.F. ROGGERO, 1978, pp. 69-80; B. SIGNORELLI, 1971, pp. 109-I32.
    Tavola: 58

    (1) Roggero, Costanza, Gianasso Elena, Politecnico di Torino. Il Castello del Valentino, Scheda registro inventario patrimoniale, Politecnico di Torino, giugno 2016; Cavaglià, Gianfranco, Lacirignola, Angela, Interventi per miglioramenti organizzativi e fruitivi nell’ala aulica del castello del Valentino. Progetto e realizzazione dell’allestimento delle sale auliche. Diario dei lavori, Politecnico di Torino, 2000/2009.

    • Bibliografia
    • Sitografia
    • Fonti Archivistiche
    • ASCT, Fondo danni di guerra, inv. 362, cart. 6, fasc. 1, n. ord. 5
    • Fototeca
    • Ente Responsabile
    • Mostra Torino: storia di una città
    • CeSRAMP
    • Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà
    • MuseoTorino
    • DAD Politecnico di Torino