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Le riunioni del Gran Consiglio

11 Mediterraneo ed il viaggio del Duee

Tra il 1“ e l'8 marzo si è riunito, sotto la presi­

denza del Duce, il Gran Consiglio. Il Gran Con­

siglio, supremo consesso del Regime, ha il com­

pito di coordinare ed integrare l'attività di tutti

gli organi dello Stato e soprattutto di fissarne le

direttive. Sessione eccezionale per l'importanza

dei temi discussi e la gravità delle decisioni.

Il Gran Consiglio si è riunito cinque volte ed

ha preso in esame la situazione estera e militare,

demografica e finanziaria. Infine ha ascoltato la

relazione di S. E. Starace sull'attività del Par­

tito in guerra ed in pace e sull'azione svolta nel

settore corporativo ed in quello dei prezzi.

Dal primo comunicato, dopo la seduta del

1* marzo, si rileva un'affermazione particolar­

mente grave: Ogni

eventualità anche remota di

limitazione defili armamenti è ormai da esclu­

dersi.

Questa diagnosi non conosce che un ri­

medio: prepararsi, per esser pronti ad ogni

•orpresa.

I Paesi ricchi di denaro e di risorse naturali par­

lano ogni giorno di pace. Un solo ideale, affer­

mano, anima il loro spirito: la fratellanza fra i

popoli attraverso la Lega delle Nazioni cui viene

•fidato il compito di imporre al mondo, e parti­

colarmente all'Europa, la volontà anglo-francese.

Queste parole di pace sono accompagnate da gi­

ganteschi preparativi militari; la sola Gran Bre­

tagna ha previsto, in cinque anni, una spesa di

150 miliardi di lire.

La nostra replica non si è fatta attendere. L 'I ­

talia ha deciso l'integrale militariuazione di tutte

■le forse attive della Nazione dai 18 ai 55 anni e

li mobilitazione della scienza e della tecnica na-

. Roma non vuole la guerra, ma poiché

questa ipotesi non può essere esclusa, i più pes­

simisti la ritengono perfin probabile, nulla sarà

trascurato perchè la Nazione sia pronta se il

giorno della prova dovesse venire.

Nella seduta successiva del 3 marzo il Gran Con­

siglio ha studiato un problema collegato alla di­

fesa militare ed alla costruzione dell’ impero :

quello demografico.

Dieci anni di azione metodica hanno concluso

con uno scacco. Forse senza l'opera svolta dal

Regime la sconfitta sarebbe 6tata ben più grave,

ma per ora non vi è segno di miglioramento. L..

malattia dilaga con i suoi aspetti cronici. Il nu­

mero delle nascite continua a diminuire di anno

in anno, i minimi diventano sempre più bassi.

Come porre un argine a questa sventura?

Le statistiche dimostrano che il male si diffonde

dalle città alle campagne, dalle regioni più col­

pite a quelle più prospere. Naturalmente la

percentuale minima del Piemonte o della To­

scana non può essere paragonata a quella mas­

sima della Sicilia o della Campania, tuttavia

anche in alcuni settori di quelle zone si inco­

mincia ad osservare un ripiegamento.

Il problema, delicato e difficile, ha molteplici

aspetti. L'interesse della collettività nazionale

reclama un aumento di nascite, mentre, eviden­

temente, il singolo, capo di famiglia, teme di

assumersi maggiori oneri e più severe respon­

sabilità.

Sul terreno strettamente economico il Gran Con­

siglio, per mitigare questa contraddizione, ha

deciso di creare una situazione di privilegio ai

padri di famiglia. Sarà molto più facile per loro,

presso lo Stato e presso i privati, trovare lavoro