A
spirazione logica, onesta, legittima di ogni uomo
e di ogni famiglia è quella di avere una casa,
sia pure modesta e piccola, ma dove la famiglia
si raccolga sicura a riposare, a ritemprare le forze
per il domani, riunita intorno al capo in serenità di
spirito e di animi.
Aspirazione del Regime Fascista che tanto ha fatto
e fa per il popolo è quella di soddisfare in maniera
totalitaria questa legittima esigenza dando a tutti i
cittadini italiani la casa sana, a buon mercato, acco
gliente. atta a dar gioia e serenità ai lavoratori stanchi
per la quotidiana fatica in modo che sia veramente
per tutti il santuario intimo della famiglia.
Ambizione degli uomini che dal Regime, in basso
od in alto, sono preposti a questo compito, è di
accelerare al massimo l'esecuzione dei programmi che
nelle varie città sono in via di attuazione o in progetto
per risolverlo.
Già
prima della guerra — nel periodo « idil
liaco» che
va dal 1900al Ì9I4 — nelle principali città
d'Italia
erano sorte e si erano attuate ottime ini
ziative
per cercare di affrontare il problema della
casa
popolare. Esaminiamo che cosa si è fatto e cosa
si
intende fare nella nostra Torino che è sempre
stata
« antesignana di civile progresso » come recen
temente
ha scritto S. E. Orestano.
L’Istituto per le Case Popolari di Torino è sorto
nel 1907 per iniziativa del Municipio e con un capi
tale iniziale di fondazione di tre milioni (uno del
Municipio, uno della Cassa di Risparmio ed uno
dell'istituto Opere Pie di S. Paolo), e fu eretto in
Ente morale I'8 Dicembre 1907.
I primi quartieri di case fabbricate dall'Ente sono
costituiti da grandi edifici a 4 o 5 piani fuori terra
con disposizione pianimetrica a padiglioni isolati.
Quelli invece costruiti nel dopoguerra, ma essenzial
mente dopo l'avvento del Fascismo, sono per lo più
formati da casette di poche camere disposte in grandi
isolati con ampi cortili sistemati a giardino. Ogni
quartiere ha alloggi di una. due. tre camere ed ecce
zionalmente di quattro, tutti con latrine proprie ed
accesso diretto dal pianerottolo con esclusione com
pleta di passaggi in comune.
Particolarmente notevoli sono le costruzioni ese
guite nel 1929-30-31. Si è tornati per esse ai 5 piani
fuori terra ma la vastità dell'area destinata a cortili
e a giardini annulla lo svantaggio igienico della co
struzione intensiva — mantenuta del resto in limiti
ridotti —che invece diminuisce il costo per camera.
Sul terreno ceduto dalla Fiat e sempre con l’appoggio
del Municipio di Torino ed il concorso finanziario
della Cassa di Risparmio, l'istituto ha costruito un
grosso quartiere di 1870camere nell'isolato compreso
tra via Bibiana, via Chiesa della Salute e corso Gros
seto. (Vedi planimetria).
II gruppo che ha nome « Vittorio Veneto » com
prende 18 corpi di fabbricato a 5 piani con 581 al
loggi composti di 2-3-4 e 5 camere. Vi sono inoltre
dei bassi fabbricati per negozi e portinerie.
Gli alloggi sono riscaldati da una centrale di di
stribuzione che rappresenta il primo impianto di cosi




