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Che cosa deve essere un Istituto delle case popolari o degli impiegati?

Un organismo il quale consenta di vivere in un ambiente igienicamente, e quindi moralmente,

sano, ove i bambini, e quindi la famiglia, trovino che la vita vale la pena di essere vissuta.

Quando l'operaio o il modesto impiegato — il cui guadagno globale mensile o settimanale con- I

sente di spendere poco — tornando dal suo lavoro entra in una casa ove tutto

è

buio e confusione d•

cenci sciorinati sotto gli occhi, quasi a documentazione della propria inferiorità, si crea m lui uno stato

d'animo che non incita, che non preme, che non fa sperare nella giornata migliore che verrà.

È la casa la determinante del bene e del male.

Non basta dunque dare una cosa a buon mercato.

Bisogno che essa sia come un piccolo mondo proprio, ove ci si possa rinchiudere col nostro bene

ed anche col nostro affanno, ma ove — aprendo la finestra per ritrovarsi nel mondo circostante — si

| possa notare non il senso ed il segno dell'arido sconforto altrui, ma quello della solidarietà collettiva.

Ecco perchè quando entrate in un quartiere delle nuove costruzioni popolari di Trieste o rii Mes­

sina, di Torino, di Bologna o di Milano, e nei cortili ampi, accanto al nido dei bambini, ritrovate la

piccola, sia pure embrionale, palestra ove i più grandi si allenano e si ritrovano senza il bontolio sordo

del padrone di casa, ma con l'invito della Direzione dell'istituto — che

è

assistenza — e più in là

ì accanto al bagno ed al lavatoio disciplinati, c'è l'uffcio per gli assistiti, per i disoccupati, per quelli

che hanno bisogno di consiglio e di aiuto per i quali interviene il PADRONE DI (. ASA che non esige

soltanto la rata dell'afftto, ma si interessa delle vicende quotidiane della vita col^'.'iva degli inquilini,

pur lasciando ognuno tranquillo nello svolgimento della sua vita individuale entro la casa, ecco che voi

sentite tutta una atmosfera nuova che della «caso a buon mercato e decorosa» fa una istituzione

solida e amata.

Questo è l'istituto o /Ente della casa poppiere intesa come funzione sociale.

L'altro quello antico che dà sì lo casa a buon mercato, ma poi abbandona i suoi inquilini all'esat- \

j tore, e magari ewa i mcttoni smossi e le stuccature e gli infissi, ma non sente le anime di cui la casa

i è riempita, non è più del nostro stile e del nostro tempo.

S. E. K izn , caduto («tila via dall'impero, coai arava riaaMMto II eoo panaiaro

w fti latitati faadatl doli* eia* popolari

zioni lo costringono a vivere in una camera sola o

cerca di eludere le sacre leggi di Dio e della Patria o

nel migliore dei casi i figli devono esser tenuti in modo

non consono alle esigenze dell'igiene con grave pre­

giudizio fisico e morale della stirpe.

Ecco che gli aiuti che lo Stato (agevolazioni fi­

scali. ecc.) e gli Enti finanziatori, danno agli Istituti

per Case popolari diventano un formidabile apporto

alla progressiva soluzione di vasti problemi nazio­

nali; in primo luogo quello della sanità e della pro­

lificità del popolo italiano.

Ho sentito dire che a Torino non occorre più

costruire perchè ci sono molti alloggi sfitti. Alloggi

sfitti a Torino ce ne sono. La statistica municipale

del mese di ottobre 1936 ci dice che sono 2081,

vediamo però dove sono: nelle vecchie case del

centro prive di comodità (circa 1500 degli alloggi

sfitti sono compresi nel centro o nel corpo della

città) con ambienti di grandi dimensioni da riscal­

dare e da ammobiliare, tetre, senza sole. ecc.. op­

pure in case nuove alla periferia (circa 500 alloggi),

lontani dai centri industriali ed anche qui in gran

parte per alloggi superiori alle 4 camere.

A confermare cito il fatto avvenuto nel gruppo

delie Case popolari della borgata Vittoria dove due

anni fa erano ancora sfitti più di 100 alloggi di 4-5 ca­

mere e ciò malgrado le notevoli riduzioni nel prezzo

di afTitto (30-35 lire per camera). In questi ultimi due

anni sono stati divisi tali alloggi ottenendo alloggi di

2 e 3 camere e si sono im­

mediatamente affittati tutti

e la ricerca continua ed è

insistente.

Quindi, mentre esistono

sfitti degli alloggi grandi, vi è

una effettiva enorme richie­

sta, specialmente nelle vici­

nanze delle zone industriali,

di alloggi di 2 e 3 camere.

Come si può e si deve

risolvere il problema?

Un contributo notevole

si ha e si avrà dallo svi­

luppo delle comunicazioni

tranviarie e automobilisti­

che intercomunali. In pro­

posito il Podestà ha idee

molto chiare e precise: dal­

lo

st

alla pratica realizzazione e

buoni risultati si sono già

ottenuti con l'elettrificazio-

ne di alcune linee; altri si

otterranno con la sistema­

zione. l'intensificazione e la

riorganizzazione su basi moderne del servizio in altre.

Chieri, Moncaheri. Poirmo, Orbassano, Giaveno,

Grugliasco, Rivoli, Lanzo, Settimo, Gassino, Leynì,

Chivasso. ecc., — devono diventare centri satelliti

di Torino raggiungibili — e qualcuno di essi lo è già

— in pochi minuti e con tariffe eque,a mezzo del tram

intèrcomunale.

Si eviterà così l'inurbamento di vaste masse che

lavorano in città e che non avranno più la convenienza

di cercare alloggio a Torino, non solo, ma si potrà

anche ottenere che altri lavoratori trovino alloggio

nei centri suddetti dove pagheranno meno d'affitto e

la famiglia crescerà in un ambiente più sano. Senza

contare che in caso di crisi o di disoccupazione chi

abita nei piccoli centri troverà sempre più facilmente

il modo di vivere e di dedicarsi al piccolo commercio

o intensificare la cura dell'eventuale orto a sua dispo­

sizione.

Naturalmente quanto sopra, se aiuta, non serve

a risolvere in pieno il problema. E allora l'istituto

Fascista Autonomo per le Case popolari della Pro­

vincia di Torino, d'accordo con il Municipio, dopo

oltre 5 anni -di raccoglimento e di sosta costruttiva

riprenderà a costruire.

Come e dove?

Lo vedremo in un prossimo articolo quando le

trattative iniziate per il finanziamento del mutuo oc­

corrente avranno dato, come si spera, esito positivo.

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