Table of Contents Table of Contents
Previous Page  155 / 1801 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 155 / 1801 Next Page
Page Background

—qualcuno in pM I dentro II carnicci* I* (pine* con II patta a la rotalla ofcbadUnti _

folla

non di persone, ma «li anime diuturnamente

dedite aU'n|M‘ra magnifica vigilata dalla direzione

siniiaria cui presiede il Prof. V. Madon.

Dal febbraio «lei l'.Un qui funzionano il Nido,

il

Consultorio ed il Refettorio materno; una grande

|*aee

41

nasi monastica che non si turba se non alle

otto

del mattino quando i bimbi accompagnati

dalle

mamme vengono ospitati, per sostarvi tino

alle

ore 17. Il bimbo lascia gli indumenti nel ean-

<li*l<» spogliatoio in cassette isolate, aerate. Poi

ili

un altro ambiente ritrova tutto ciò clic

è

neces­

sario

per il bagno |>criodico vigilato e di <|ui nella

Ino- elie inonda le sale invase da un buon tepore

c<.o|o

giunto nel ricreatorio dove le governanti

>or\egliano la gioconda pattuglia di quelli che,

Mqierato l'anno, giocano nell'attesa della buona

reiezione. Ma qualcuno con la voce infantile chiama

d alla

camera delle culle; sul vasto rettangolo del

pavimento pulito come uno specchio si allineano

i

Lincili nidi; qualche uccellino dorme, qualcuno

strilla prcjMitente e roseo. Mi accosto alle cucce;

dulia

vicina camera di allattamento dove le madri

i son passate ad offrire ai bimbi il seno, i batuf­

foli

biondi e bruni d e is t i fra il tiepido candore

•l« i lini si sono immersi nel lienetico nirvana del

sonno. Cosi mentre nelle corsie della fabbrica la

mamma lavora, il suo lumini sente nel sonno le

custodi umbre bianche dal passo feltrato che lo

vigilano maternamente.

1

dormitori dei più grandini sfoggiano tettucci

bianchi e sponde mobili, per il riposo di due ore

dopo il pranzo. Sono ora vuoti nella chiarità del

tepido febbraio; bimbi e bimlie giocano nel R i­

creatorio vastissimo che è tutto vetrate luminose.

Qualcuno ritto in piedi dentro il carniccio lo spinge

con il |H*tto e le rotelle obliedienti lo conducono

a zonzo seguendone l’istinto. Le inservienti vo­

gliono che mi si saluti; ho capito; mentre l'amico

Bertoglio fa scattare la macchina, io m'irrigidisco

nel gesto romano come i miei piccoli ospiti: dap­

prima una lenissima bimba bionda, poi tutti mi

gridano: « Grazie! » Ne sono commosso, tanto più

che su qualcuno di quei visetti c’è ancora lui pal­

lori* lieve: forse sono le sofferenze a me iguote

ma presenti di una mammina, al suo lavoro, lon­

tana. Nella buona stagione ampi soiarii e giardini

accolgono lo sciame: da quelli che hanno appena

un mese, agli altri che contano già tre anni; ognuno

ha il suo nome, la sua storia medica, li nel registro

e vi si parla di peno, di ossificazione, di dentizione;

13