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CITTA' DI TORINO

Prima che esistesse la fognatura comunale la nettezza

delle abitazioni si operava in Torino con quegli stessi

metodi primitivi che erano in uso presso ogni altra agglo­

merazione umana e così ogni notte si gettavano sulle

piazze e sulle vie tutti i rifiuti solidi e liquidi che rimane­

vano sparsi sul lastrico finché le piogge non si incaricas­

sero di travolgerli nelle fosse che circondavano la Città

e quindi nei corsi d’acqua vicini.

Questa condizione di cose, che durò parecchi secoli,

doveva compromettere profondamente la salubrità della

città, cinta com’era entro una cerchia di alti bastioni,

costruita con case elevate a cinque o sei piani, con vie

tortuose ed anguste, nelle quali mancava l'aria, la luce e

il sole e dove la popolazione viveva in uno spazio esiguo.

Un primo rimedio a questo malanno si ebbe col

portare entro le mura della città una parte dell'acqua

derivata dalla Dora per mezzo della diga e del canale

della Pelierina, il quale serviva a somministrare l'acqua

ai molini della Città e ad altri pubblici^stabilimenti.

nonché ai fossi delle fortificazioni in tempo di guerra.

Quest'acqua si faceva scorrere all'aperto in piccoli

rigagnoli sul mezzo delle vie per la loro quotidiana

ripulitura. Tali rigagnoli venivano denominati «doire»e

«doirette».

In certi casi, per maggiore nettezza o per lo sgombro

della neve, si aumentava il volume e quindi la velocità

del1'acqua ora in questa ed ora in quella via; tale procedi­

mento causava frequentemente l'inondazione dell'intera

strada e talvolta delle botteghe e delle cantine, mentre i

passeggeri dovevano rifugiarsi nelle case. Per rimuovere

tali inconvenienti si intraprese gradatamente, fin dalla

prima metà del '700, la costruzione di canali sotterranei

entro i quali <i introdussero !e acque di rifiuto nonché

le acque della Dora scorrenti allo scoperto per le strade

cittadine, portando così sotterra la periodica o quoti­

diana circolazione forzata, prima effettuata in superfìcie.

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