I L L I N G O T T O
f ^ i sono vie, strade che col colore e la natura del loro
impianto danno chiaramente l'annunzio ed il carat
tere di una zona. Altrove nono segni minimi, indizi in
certi, ela necessità di sceverarli fra la confusione. È come
ite inarrertitamente si carpisse
un
segreto, fi quello che
si arrerte in ria Nizza e prossimità. I riquadri aperti
sulla ferrovia in mezzo alla continuità delle mura edelle
fabbriche di un grigio logoro e polreroso oltre le sbarre di
ferro dei cancelli o ai margini di spianate coralli masto
dontici ruminanti in attesa di riprendere la fatica; di
nanzi a portoni sprangati ermeticamente, orme e tracce
di polvere di carbone; risiere brevi di tettoie, antri di
autorimesse, scritte alte ecampeggiaci su pareti sgombre
ame per
un
sillabario da miopi.
Mentre dal vano dei cancelli, lungo la
ria
agitata dalla
spola inversa del traffico la qualità dei carichi
,
la ressa
dei veicoli, tricicli avventati, automobili, sequele di
camùnt strepitosi ebofonchiarti, casse sovrapposte affa
stellate con un sensi) di pericolo, ferraglia, enormi catini
admi di limatura di ferro; lo stesso passo alacre degli
uomini, i loro modi indaffarati,
un
minuto accento da
frastuono popolare, dicono di
mn
lavoro febbrile, diven
tano i sintomi delle dimore occulte delle industrie.
Tutto questo è più avvertibile nelle eie traverse brevi
elimitate, la gran parte chiuse esenza sbocco come vicoli
ciechi. Qui il salto tra la varia statura defli edifici
diventa più marcato e sensibile. Si aprono spiazzi qua
drati o rettangolari, vi stazionano carri sgombri o le
botti oblunghe dei serbatoi. E sulla copertura dei tetti
di lavagna o degli embrici si inseriscono i punti escla
mativi delle ciminiere come segni appariscenti e cata-
gorici.
Poi ria Sizza si placa c si amplifica, s'interrompe la
catena delle piazze adorne delle tracce d'una vegetazione
timida e cupa, ed inattesa, imponente appare la mole
della Fiat. Si ha la sensazione di una scoperta inopinata.
Emerge dal collare di
ima
cinta candida con la sagoma
delle sue costruzioni a piani sezionati esovrapposti.
E così, geometrica e precisa, squadrata e razionale
,
sembra un'immensa fabbrica da meccano messa insieme
per gioco da bambini giganti. Il gran corpo centrale, le
propaggini dei lati digradanti occupano cielo e terra
con decisione e prepotenza. Un'impressione che la
«Ma
stessa struttura e materia rinforzano. Cemento, ferro e
vetro. Qualcosa di solido, ad
un
tempo, edi trasparente.
Di nervoso, di fragile e di aereo.
S'intende facilmente come qui U lavoro abbia un com
pito ordinato e intelligente, ardito e millimetrato. Echi
ci giungono dagli schermi delle vetrate da cattedrale
profana, dagli spiragli delle finestre, dalle girandole
ferme degli sfiatatoi. Sono come » ritmi sonori di un
concerto industre. Accostandoti e girando U dono detta
costruzione avendo a guida il tracciato detta ferrovia, U
timbro détta voce composita aumenta. È conte se prò-




