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Tra i più recenti contributi sull’assedio di Torino si veda F
ABIO
G
ALVANO
,
L’assedio. Torino 1706
, Torino: Utet,
2005 e D
ARIO
G
ARIGLIO
,
1706. L’assedio di Torino
, Torino: Edizioni blu, 2005.
2
In quell’anno i sindaci erano il conte Giacinto Nomis di Valfenera e l’avvocato Giovanni Boccardo.
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Con marzaschi si indicavano cereali e legumi piantati in marzo.
4
ASCT,
Ordinati
, vol. 236, c. 425 e sgg., Congregazione dell’11 dicembre 1706.
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Malumori e resistenze alle richieste del governo si erano manifestate anche in passato, in occasione dell’assedio
del 1640. Per una comparazione tra gli assedi del 1640, 1706 e 1799 si veda R
OSANNA
R
OCCIA
,
Torino assediata
nella cronaca degli «ordinati» comunali
, in
Col ferro, col fuoco. Robe di artiglieria nella Cittadella di Torino
, Mila-
no: Electa, 1995, pp. 173-184, catalogo della mostra, Torino.
Governare la città assediata
di Donatella Balani
Ai primi di dicembre, a oltre tre mesi dalla conclusione dell’assedio, Vittorio
Amedeo II faceva ritorno a Torino, dopo aver brillantemente terminato la cam-
pagna del 1706 e riportato le truppe nei quartieri d’inverno
1
. L’11 dicembre i due
sindaci della città
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, in rappresentanza della municipalità, si presentavano al
cospetto del sovrano per riverirlo e manifestare la soddisfazione di tutti i torinesi
per i successi militari dei mesi appena trascorsi. Coglievano inoltre l’occasione
per ringraziarlo di quanto fatto durante l’assedio da lui e dal comandante supre-
mo della piazza conte Wirich Daun, dal governatore della cittadella conte Pietro
de la Roche d’Allery e dal comandante generale della città marchese Angelo
Isnardi di Caraglio per garantire l’ordine in città e la tranquillità degli abitanti;
lodavano infine la lungimiranza mostrata dal principe nel suggerire una serie di
interventi poi rivelatisi provvidenziali nei momenti più difficili dell’assedio. Tra
questi veniva specificamente citato «il prudentissimo avviso che l’A.S.R. s’era
benignamente compiaciuta di dare anticipatamente a questa città di fare le prov-
visioni abbondanti di grani, granaglie, marzaschi
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, risi, farine, bestiami, et altri
commestibili», grazie a cui «circa li viveri non s’era mai scarseggiato [in città] e
non s’erano alterati i prezzi»
4
.
L’esultanza per la libertà conquistata, i doveri del cerimoniale e la volontà di com-
piacere il principe vittorioso facevano velo all’esistenza di divergenze e tensioni
tra funzionari ducali e amministratori cittadini, soprattutto su questioni finanzia-
rie, che avevano caratterizzato i lunghi e travagliati mesi appena trascorsi
5
. D’al-
tra parte divergenze e tensioni facevano parte di un copione ben noto ed erano in
vario modo collegate al processo di consolidamento del paese in senso assolutisti-
co avviato dalla dinastia sabauda fin dai tempi di Emanuele Filiberto. Per effetto
di tale politica si era verificata una lenta erosione delle autonomie di cui le comu-
nità piemontesi avevano goduto in passato. Anche la capitale aveva sperimentato
gli esiti di tale politica accentratrice e uniformante, ma aveva saputo conservare
le proprie istituzioni e alcuni importanti privilegi, grazie al sostegno finanziario




