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alle esigenze della guarnigione, alle richieste finanziarie del duca e per risolvere
i mille problemi creati dai bombardamenti e dalle emergenze sanitarie. I sinda-
ci dal canto loro svolsero un ruolo fondamentale, mediando con abilità tra le
opinioni e gli umori del corpo municipale e le decisioni ducali. Convocati con
grande frequenza da Vittorio Amedeo o dal ministro delle Finanze conte Giam-
battista Gropello, venivano informati delle decisioni del duca e incaricati di tra-
smetterle al Consiglio, ove poco spazio era lasciato alla contrattazione. Fonda-
mentale risulta infine la figura del vicario, nella persona del conte Giovan Batti-
sta Fontanella di Baldissero, non di rado arbitro delle tensioni tra città e stato:
nei mesi dell’assedio si prodigò per mantenere l’ordine in città e per fornire ai
cittadini quanto necessario al sostentamento, vigilando sulla qualità e i prezzi dei
prodotti.
UNA CITTÀ BEN FORNITA
. Fin dalla primavera del 1705, quando si temeva che i
francesi stessero per cingere d’assedio la capitale, la città era stata invitata a fare
scorte di ogni genere. Il ministro delle Finanze Gropello, uno dei più assidui
interlocutori della municipalità in quei difficili mesi, aveva avvisato il Consiglio
che, per precisa volontà del sovrano, la città doveva procurare quanto necessario
alla sussistenza dei torinesi per almeno sei mesi. Alle esitazioni dei sindaci che,
fatta una sommaria previsione di spesa, lamentavano gli elevati costi di tale ope-
razione e le scarse disponibilità finanziarie della municipalità provata dalla lunga
guerra, Gropello obiettava che la città non poteva tirarsi indietro in un momento
tanto pericoloso. Raccomandava tuttavia la massima discrezione nel cercare i pre-
stiti, deliberare le spese e procedere agli acquisti, per non creare allarme tra gli
abitanti. Per questa ragione era contrario alla convocazione di un Consiglio
straordinario, di norma indispensabile per lo stanziamento di nuovi fondi, perché
«questo avrebbe fatto strepito»
13
.
Era del resto ben fondato il timore che la fuga di notizie sull’imminente assedio e
sulla scarsità di derrate, oltre a far crescere i prezzi, potesse provocare disordini
e l’esodo dei cittadini. Nel passato, durante le guerre o le carestie, quando il cibo
scarseggiava e i prezzi salivano, le amministrazioni cittadine – e non solo quella
torinese – avevano sempre provveduto a ricercare grani anche sui mercati esteri,
a far distribuire derrate alimentari ai poveri e a calmierare i prezzi dei generi di
prima necessità: adoperavano tutti i mezzi per ridurre i disagi della popolazione
urbana, e anzitutto delle fasce più deboli, nel timore di reazioni pericolose per
l’ordine pubblico
14
. Tali interventi miravano a garantire ai cittadini cereali e
soprattutto pane di buona qualità, abbondante e a prezzo contenuto, ma l’atten-
zione degli amministratori si era appuntata anche sul vino, importante integrato-
re calorico, su carni, uova, formaggio e latticini che fornivano le necessarie pro-
teine e su legna e carbone, indispensabili alla cottura dei cibi e al riscaldamento
delle case.
In tempi normali la città, sede di vivaci commerci e abitata da una clientela ricca
ed esigente, era frequentata da numerosi produttori e fornitori che soddisfaceva-
no senza troppe difficoltà il fabbisogno dei torinesi pur in presenza di consumi
piuttosto elevati. A questo proposito le fonti indicano i consumi medi della popo-
lazione torinese, per ogni anno, in circa tre sacchi di grano
pro capite
15
, circa 500
13
ASCT,
Ordinati
, vol. 235, c. 91, Congregazione del 20 aprile 1705
.
14
R. R
OCCIA
,
Torino assediata nella cronaca degli «ordinati» comunali
cit., pp. 176-178.
15
Tre sacchi annui
pro capite
erano una quantità molto rilevante, se confrontata con i consumi del resto del Pie-
monte e con quelli di altre città. Nel 1729, nell’indicare tale quota, il vicario così ne giustificava l’entità: «qual rata,
sebbene sì abbondante, resta però adeguata se si considera lo smaltimento, che se ne fa dai forestieri» (AST, Corte,
Materie economiche
, Annona, m. 1°, nn. 20 e 26).
Giovanni Michele Graneri, [Estrazione della lotteria,
piazza delle Erbe], olio su tela, [1756] (Collezione pri-
vata).




