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prestato ai duchi in momenti di difficoltà (guerre, carestie, epidemie), e al contri-

buto che il suo ceto dirigente aveva dato alla riorganizzazione amministrativa del

paese

6

. Non aveva tuttavia potuto evitare i cambiamenti introdotti dalle riforme

ducali degli anni ottanta del Seicento

7

che provocarono un parziale ricambio nella

composizione degli organismi di governo della città, riducendo la presenza del-

l’antica élite urbana di estrazione mercantile e professionale a vantaggio di

homi-

nes novi

di nomina ducale, cresciuti al servizio del principe

8

. Questi cambiamen-

ti investirono prima di tutto il Maggior Consiglio che, con i suoi sessanta membri

divisi in due classi

9

, aveva ampi poteri regolamentari e decisionali in materia

amministrativa; le riforme coinvolsero anche la Congregazione, la più importan-

te emanazione del Consiglio: ne facevano parte ventiquattro decurioni, dodici per

classe, eletti tra i componenti del Maggior Consiglio. Alla Congregazione era affi-

dato «il maneggio delle cose giornaliere» in quanto organo esecutivo, più agile del

Consiglio e in grado di riunirsi con maggior frequenza

10

. Sarà la Congregazione

stessa, di cui erano membri d’ufficio i due sindaci e il mastro di ragione, a gesti-

re la complessa attività amministrativa nei mesi dell’assedio. I sindaci erano elet-

ti ogni anno nella seduta di Pentecoste, il 4 giugno, e, oltre a espletare una serie

di funzioni di rappresentanza nelle feste cittadine e nelle occasioni cerimoniali di

corte, sollecitavano la convocazione del Consiglio e della Congregazione e ne fis-

savano l’ordine del giorno. Il mastro di ragione e i quattro ragionieri, a loro volta

eletti ogni anno tra i consiglieri, avevano il compito di controllare le spese e rive-

6

I membri del Consiglio cittadino, che detenevano anche le maggiori cariche municipali, appartenevano a fami-

glie che nel corso del Settecento fornirono i quadri dirigenti dell’amministrazione statale (magistrati, funzionari,

diplomatici, militari): il governo della città finì per identificarsi con la politica del principe e per condividerne i

vantaggi. Su questi temi si veda D

ONATELLA

B

ALANI

,

Torino capitale nell’età dell’assolutismo: le molte facce del pri-

vilegio

, in

Dal trono all’albero della libertà

, Roma: Ministero per i beni culturali e ambientali, 1991, p. 261 e sgg.

7

I cambiamenti erano stati inaugurati dalle disposizioni della reggente Maria Giovanna Battista, negli anni settan-

ta del Seicento, che favorì l’accesso di uomini nuovi (banchieri, mercanti, funzionari) in Consiglio e furono perfe-

zionati dal figlio con l’editto del 19 dicembre 1687.

8

Per un’acuta analisi dei cambiamenti intervenuti in quegli anni si veda G

EOFFREY

S

YMCOX

,

La reggenza della

seconda madama reale

e

La città di Vittorio Amedeo II e dell’assolutismo

, in

Storia di Torino

, IV, G

IUSEPPE

R

ICUPE

-

RATI

(a cura di),

La città fra crisi e ripresa (1630-1730)

, Torino: Einaudi, 2002, pp. 240-242 e pp. 719-726.

9

Le due classi avevano ugual numero di membri e si differenziavano «per qualità di nascita e per dignità» (

ibid

.,

p. 261).

10

Le norme stabilivano che il Maggior Consiglio si riunisse almeno tre volte l’anno, mentre la Congregazione dove-

va adunarsi almeno una volta al mese. Ma non era raro che le convocazioni fossero più frequenti per fronteggia-

re le emergenze. Durante l’assedio la Congregazione teneva riunioni ogni due-tre giorni (D. B

ALANI

,

Torino capi-

tale nell’età dell’assolutismo

cit., p. 241).

Turin capitale du Piemont [...]

, incisione in rame, 1715

circa (ASCT,

Collezione Simeom

, D 150).