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litri di vino

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e tra i 30 e i 35 chilogrammi di carni bovine

17

, cui si aggiungevano

quantità notevoli di pollame, carni suine e ovine, insaccati, burro e formaggi, olio

di noci e d’oliva.

Il Piemonte aveva una produzione di cereali, vino e altre derrate alimentari superio-

re ai consumi della popolazione e nelle valli disponeva di vaste estensioni di prati e

pascoli adatti all’allevamento del bestiame. Inoltre la provincia di Torino, cui face-

vano capo i maggiori fornitori della capitale, era una delle aree del Piemonte più

intensamente coltivata. I cereali provenivano in tempi normali dalle aree pianeg-

gianti finitime

18

, mentre il vino era prodotto abbondantemente sulle colline a sud-

est della città e vi giungeva anche dall’Alessandrino e dal Monferrato

19

. Carni, latti-

cini e formaggi erano approvvigionati nelle vicine valli di Lanzo, di Susa e del Cana-

vese. Frutta e verdura erano prodotte nei dintorni della capitale e trasportate ogni

giorno sulle aree di mercato o vendute da contadine e ambulanti agli angoli delle vie.

Sulle merci che entravano ogni mattina in città i guardaporte e i gabellieri esige-

vano i diritti spettanti alla municipalità

20

; esse venivano poi portate sulle piazze

destinate alla vendita specifica dei vari generi: piazza San Carlo per i cereali

21

,

piazza Carlina per vino, legno, carbone, fieno e paglia

22

, piazza delle Erbe dinan-

zi al Municipio, con le vicine piazzetta del burro, del Corpus Domini e di San

Rocco

23

, per prodotti caseari, olio

24

, carni

25

, pesci d’acqua dolce, frutta e verdura,

l’area davanti al duomo per polli, uova e selvaggina e piazza Castello per arnesi di

legno, ferramenta e ceste. I prodotti ortofrutticoli e le derrate alimentari d’uso

corrente infine venivano smerciati nelle principali piazze di ciascun quartiere, ove

si tenevano mercati non specializzati.

Alcuni beni non transitavano per i mercati: erano le merci che i torinesi facevano

arrivare dalle loro vigne e cascine fuori città per esclusivo consumo della famiglia

e quelle acquistate all’ingrosso dai panettieri per la produzione del pane, dagli

16

Per queste stime si veda L

ELIA

P

ICCO

,

Tra filari e botti

.

Per una storia economica del vino nel Piemonte dal XVI

al XVII secolo

, Torino: Giappichelli, 1989, pp. 53-66; E

AD

.,

Gabelle, commerci e consumi: il prelievo fiscale sul vino

nel Cinquecento

, in R

INALDO

C

OMBA

(a cura di),

Vigne e vini nel Piemonte rinascimentale

, Cuneo: L’Arciere, 1991,

pp. 197-201.

17

Le fonti disponibili mostrano l’estrema variabilità dei consumi di carne. Secondo i calcoli di Luigi Einaudi rela-

tivi al 1699, il consumo medio annuo

pro capite

di carne bovina ammontava a 34,77 chili, cui andava aggiunto poco

più di mezzo agnello e capretto (L

UIGI

E

INAUDI

,

La finanza sabauda all’aprirsi del secolo XVIII e durante la guer-

ra di Successione spagnola

, Torino: Sten, 1908, p. 28)

.

Nel 1718 il

Conto generale delle carni smaltite

nei macelli

della città dava un consumo annuo di carni di 31 chili per persona (ASCT,

Carte sciolte

, n. 4878). È del tutto evi-

dente che si tratta di medie fra i consumi dei più abbienti e dei più poveri; è del pari evidente che sulle mense dei

primi giungevano soprattutto carni di sanato e di vitello di buona qualità, mentre su quelle dei meno abbienti pre-

valevano le carni di bestia grossa, le frattaglie, i tagli meno costosi.

18

Nel Settecento il territorio della capitale forniva da solo un terzo delle granaglie necessarie al consumo degli abi-

tanti. Il resto era procurato da commercianti che ne facevano acquisti sui mercati di Chivasso, Foglizzo, Volpia-

no, Riva, Poirino, Villanova, Chieri, Moncalieri e Fossano. Si veda D

ONATELLA

B

ALANI

,

Il commercio dei prodotti

agricoli nella Torino moderna

, in R

INALDO

C

OMBA

, S

TEFANO

A. B

ENEDETTO

(a cura di),

Torino, le sue montagne,

le sue campagne

, Torino: Archivio Storico della Città, 2002, p. 289 e sgg.

19

Su produzione e consumo di vini in età moderna si veda R. C

OMBA

(a cura di),

Vigne e vini nel Piemonte rina-

scimentale

cit.,

passim

, ma anche L. P

ICCO

,

Tra filari e botti

cit.,

passim.

20

La città aveva ottenuto dal duca che i torinesi fossero esentati dal pagamento del tasso, principale imposizione fon-

diaria del ducato, per i beni immobili posseduti nella capitale; ma si era impegnata a versare alle casse statali il getti-

to di alcune gabelle che pesavano su tutti gli abitanti all’acquisto di generi di prima necessità: grani, pane, vino, carne,

combustibili ecc. Ridurre i consumi significava dunque ridurre le entrate della città e dello stato, in ragione degli

accordi presi: G

IUSEPPE

B

RACCO

,

Terra e fiscalità nel Piemonte sabaudo

, Torino: Giappichelli, 1981, pp. 7-22 e L.

E

INAUDI

,

La finanza sabauda all’aprirsi del secolo XVIII e durante la guerra di Successione spagnola

cit.,

passim

.

21

Questi giungevano in farina, ma soprattutto in grani e dovevano essere macinati nei mulini di Dora e di Po

appartenenti alla città, che prelevava i previsti diritti di macina.

22

Più tardi legna, carbone e fieno verranno venduti sulla piazza antistante la cittadella.

23

A inizio Settecento i quadri sulla piazza delle Erbe (e annesse piazzette) erano 160, numerati e dati in affitto per

tre anni. Se ne veda l’elenco, comprensivo dei nomi dei venditori e dei generi venduti, in ASCT,

Carte sciolte

,

n. 1412. Vi era poi un piccolo numero di banchi di polli, sementi, tele e ferramenta. Alcuni quadri in prossimità

della Volta rossa erano poi riservati ai forestieri che, in taluni giorni della settimana, portavano merci particolari:

chincaglierie, terracotte, telerie.

24

I prodotti della Riviera ligure (olio d’oliva, agrumi, pesci di mare) si vendevano nell’osteria del Gamellotto e allo

Scudo di Francia vicino a piazza delle Erbe e ai Due cavalli bianchi in prossimità di porta Nuova.

25

Nel Seicento i macelli, in precedenza collocati in prossimità del municipio, per ragioni igieniche vennero trasfe-

riti fuori delle mura. Le venti macellerie che a fine secolo servivano i torinesi erano localizzate prevalentemente

intorno a piazza delle Erbe e vicino a porta Palazzo. Esse si limitavano a vendere le carni macellate altrove.

Consiglieri e ufficiali del Comune, 1706 (ASCT,

Ordi-

nati

, vol. 236).