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censimento delle scorte di grani stoccate nelle case dei privati e nei magazzini di

commercianti, panettieri e istituzioni ospedaliere e caritative condotto nel mese

di aprile

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rassicurò il Gropello, che ricordava al Consiglio come «vi siano 117.000

sacchi di granaglie, oltre li marzaschi, e che così vi è una abbondante e pruden-

ziale precauzione». Con una popolazione di circa 40.000 abitanti, cui andavano

aggiunti oltre 10.000 uomini della guarnigione, e un consumo medio annuo

pro

capite

di tre sacchi di cereali, le derrate presenti in città erano infatti ampiamente

sufficienti ben oltre i sei mesi previsti. Era tuttavia importante che una parte dei

cereali fosse ridotta in farina e stoccata in appositi magazzini

48

: in caso di assedio

infatti i mulini della città

49

, collocati sul Po e sulla Dora, sarebbero stati quasi cer-

tamente resi inutilizzabili. Gropello avanzava anche altre richieste: che la città si

organizzasse per prestare soccorso ai poveri e fornire pasti ai numerosi lavorato-

ri impegnati nelle opere di fortificazione e nella messa in sicurezza degli edifici

50

.

La Congregazione deliberò dunque l’acquisto di «12 caldare per 12.000 minestre

al giorno»

51

sottolineando che per la preparazione delle minestre di riso da som-

ministrare per tre mesi occorrevano poco meno di 43.000 lire al giorno

52

. Le

richieste di Gropello proseguivano: «bisognava che la città provedesse mille carra

tra fieno, e paglia, quali si sono considerati poter valere lire 15 per cadun carro,

e così rilevar detti carri mille alla somma di lire 15.000». Si trattava di una forni-

tura di gran lunga superiore alle necessità dei torinesi; ma in questo caso, come in

molti altri, la municipalità dovette acconsentire per far fronte alle esigenze delle

truppe di stanza in città. Alle proteste dei sindaci Gropello rispondeva «che la

città come buona madre non doveva esitare sopra di questa spesa quando ben li

convenisse spendere dieci, o dodici mila doppie in questa sì pericolosa congiun-

tura», ma aggiungeva che «forse non ci sarà il bisogno»

53

.

A metà giugno però il pericolo di un assedio da parte dei francesi si fece più con-

creto

54

e i preparativi alle fortificazioni e in città ripresero intensi. La municipa-

lità, le cui casse erano pressoché vuote, deliberò dunque di prendere a prestito

100.000 lire

55

per far fronte alle necessità più impellenti: 400 sacchi di riso, 250

rubbi di olio e altrettanti di lardo, 200 carra di legna da ardere, bovini da macel-

lo, 100 buoi e altrettanti manzi, da usare come animali da tiro, fieno e inoltre cal-

cina, mattoni, tegole, sabbia per il ripristino degli edifici danneggiati dai cannoni

nemici. Per rastrellare il denaro necessario si decise un’emissione di luoghi del

Monte di San Giovanni Battista

56

, secondo una prassi in uso da alcuni decenni,

della precedente annata che andavano smaltite rapidamente, pena il loro deterioramento, e programmare i succes-

sivi interventi annonari.

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Si tratta di consegne fatte da tutti gli abitanti e dalle istituzioni, secondo una prassi abbastanza consueta, sia in

anni che si prevedono scarsi, per programmare gli acquisti, sia in anni di abbondanza, per eliminare le rimanenze

che rischiavano di deteriorarsi (ASCT,

Ordinati

, vol. 235, c. 82, Congregazione del 7 aprile 1705).

48

Una parte della farina macinata nei mulini di Po e di Dora fu stivata nel convento di San Domenico, mentre

all’Ospedale San Giovanni fu immagazzinata parte dei fieni.

49

I mulini potevano macinare 400 sacchi di grani al dì, ma dovevano servire a macinare anche i cereali della guar-

nigione. Di lì a poco si decise dunque di ricorrere a mulini di altre località (ASCT,

Ordinati

, vol. 235, c. 89

r

., Con-

gregazione del 21 aprile 1705).

50

In quei mesi i lavori per rendere Torino più difesa furono imponenti: contribuirono non poco alla resistenza che

la città seppe opporre all’assedio. Impegnarono moltissimi lavoratori torinesi e non. Parecchi di essi, uomini e

donne, furono coinvolti nelle opere di rafforzamento di case e palazzi di governo e della messa in sicurezza di tali

edifici, dei loro arredi e suppellettili.

51

ASCT,

Ordinati

, vol. 235, c. 86

r

., Congregazione del 18 aprile 1705.

52

Si legge negli Ordinati «si è fatto conto che vi vogliono cadun giorno emine 3600 riso, quali a lire 3:10 caduna

emina, rilevano a lire 12.600. Più rubbi 1800 lardo; rubbi 1800 olio e rubbi 720 sale per il condimento di dette

minestre; quali rubbi 1800 lardo a lire 8 cadun rubbo fa lire 14.400 e detti rubbi 1800 olio, a ragione di lire 6 cadun

rubbo rileva a lire 10.800, et detti rubbi 720 sale a lire 5 cadun rubbo rileva a lire 3600; ed esservi necessario alme-

no carra cento di bosco per far cuocere dette minestre, quali a ragione di lire 15 per carra rilevano a lire 1500»

(

ibidem

).

53

Ibidem

.

54

Sulle vicende dell’assedio appena abbozzato nel 1705 si veda in questo stesso volume il saggio di Geoffrey Sym-

cox e F. G

ALVANO

,

L’assedio

cit., p. 31 e sgg.

55

ASCT,

Ordinati

, vol. 235, c. 115

v

., Consiglio del 21 giugno 1705.

56

Il Monte di San Giovanni Battista fu istituito nel 1681 per raccogliere i prestiti dei privati e finanziare in tal modo