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preoccupazione per l’approssimarsi dell’inverno dal momento che non si dispo-

neva di un luogo adatto al ricovero degli animali durante la brutta stagione

64

. La

municipalità proponeva dunque di venderne almeno una parte per recuperare un

po’ del denaro investito e ridurre le spese di gestione delle mandrie. A fine mese

Gropello accolse tale richiesta comunicando alla città «che disponghi delle bestie

bovine, che aveva provvisto per precauzione di questo pubblico, e ne faci quel

uso che meglio le parerà, hora che cessano le urgenze per le quali s’era fatta detta

provvisione»; riguardo poi al fieno e alla biada residui, proponeva che venissero

usati «per la manutenzione, et servizio dei cavalli delle carrette provviste per l’e-

conomia del nettamento delle strade, piazze e ponti della medesima Città»

65

. La

Congregazione deliberò che si procedesse quanto prima alla vendita delle bestie

e alla restituzione dei carri e carrette requisite a privati e commercianti e stabilì di

usare il fieno per i cavalli addetti al nettamento della città. Provvide anche a libe-

rarsi di tutte le riserve alimentari stoccate tra maggio e agosto, ordinando che «si

procuri l’esito delle farine fatte dalla città per fondo di riserva per precauzione del

pubblico, con farle rilevare da panatari per essere hora cessate l’urgenze, che ave-

vano mosso la città a far detto fondo»

66

. La stessa cosa si sarebbe fatta per i lardi,

facili a guastarsi

67

. Si decise invece di soprassedere nel caso di derrate non facil-

mente deperibili, come l’olio di Oneglia, la legna e il carbone. Nessuno si illude-

va infatti che il pericolo si fosse definitivamente allontanato: era dunque oppor-

tuno non abbassare la guardia.

A fine dicembre Gropello agitava nuovamente lo spettro dell’assedio, invitando

la città a prepararsi ad accumulare nuove provviste già a partire dal marzo 1706.

Concetto ribadito con forza a fine gennaio riferendo alla città «l’ordine preciso

che aveva da S.M., che non avendo al presente la città in fondo più di quattro mila

sacchi circa di grano, si facci dalla città con ogni prontezza provvisione di altri

sachi quattro mila grano per haverne in tutto otto mila, come pure di legumi per

dodeci mila minestre al giorno almeno per tre mesi, et altre provvisioni di marza-

schi e di salumi, per precauzione di questo pubblico nelle presenti contingenze»

68

.

Nel dichiararsi disponibile, la Congregazione chiedeva che le si indicasse «ove si

puono avere detti grani, et altre provvisioni et anche per le condotte e vetture»,

dal momento che due terzi del Piemonte erano in mano al nemico e che i france-

si avevano fatto terra bruciata tutt’intorno alla città. Con una certa impazienza il

Gropello replicava «che lui faceva venire venticinque, e più mila sachi di grano di

fuori stato, e che ha e havrebbe fatto tutto il suo potere per la città, ma che per

altro esso non poteva indicare né meno fare provvedere le vetture e condotte,

havendone esso di bisogno per servizio di S.A.R., e che la città s’ingegni di trova-

re li grani e le condotte»

69

. Le esigenze militari continuavano ad avere la premi-

nenza sulle necessità dei civili, come si era già verificato poco prima, quando il

Gropello non si era fatto scrupolo di utilizzare per le truppe una parte del fieno

64

«La congregazione stima che si debba procurare di sgravare la Città della spesa considerabile, che tuttavia li

corre della manutenzione delle bestie bovine, e dei danni che risente per il continuo consumo e deperimento d’es-

se, quali saranno sempre maggiori, mentre ora non puono più stare al scoperto, e la Città non ha alcun luogo pro-

prio per farli ricoverare, e li vengono ancora attualmente occupate le stalle de suoi magazeni nel nuovo recinto,

l’ale della Piazza Carlina, e le stalle, et altri membri vicini ai molini di Dora». Chiede dunque al ministro delle

Finanze di trovare una sistemazione adatta, che sgravi la città di tali spese (

ibid

., c. 162, Congregazione del 24 set-

tembre 1705).

65

Ibid

., c. 168, Congregazione del 29 settembre 1705.

66

Ibidem

. Si legge che «la città aveva in fondo 2000 sacchi di farine. Il prezzo di dette farine sarebbe di soldi 43 il

rubbo, conforme al calcolo fatto sopra la comune corrente dei grani». La ragioneria doveva contrattare con inter-

vento del vicario e del direttore dell’Economia dei molini.

67

A questo proposito il sindaco dell’Università dei ritagliatori, cui i lardi erano stati proposti, sostenne che in quel

momento (novembre 1705) la vendita avrebbe comportato un grave svantaggio per la città, che i lardi non rischia-

vano d’inverno di deteriorarsi e consigliò di attendere la primavera (

ibid

., c. 174

r

., Congregazione del 25 novem-

bre 1705).

68

ASCT,

Ordinati

, vol. 236, c. 10, Congregazione del 13 gennaio 1706.

69

Ibidem

.