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carra di vino (più di 150.000 litri) per l’ospedale militare, con esenzione dalle
gabelle
100
, che sarebbero state versate a guerra conclusa
101
.
A fine maggio l’armata francese aveva completato le manovre di accerchiamento
e si preparava all’assalto di Torino. La municipalità, che aveva le casse vuote, deli-
berò dunque di «mettere all’incanto l’argenteria della città, compresa quella della
sua Chiesa del Corpus Domini» e incaricò la Ragioneria di «prendere denaro a
censo, a prestito, a cambio e in ogni altra maniera che si puotrà convenire» fino
alla somma di 200.000 lire, vincolando «tutti li beni, gabelle e redditi della Città
in ogni più ampia forma»
102
. Rivolse nel contempo accorati appelli ai cittadini e
agli stessi membri del Consiglio perché offrissero generosamente prestiti
103
. Per
risollevare le finanze cittadine accettò, soluzione estrema, di vendere terreni di
proprietà comunale posti nel circondario di Torino
104
. I risultati si rivelarono tut-
tavia modesti, anche perché i torinesi più facoltosi avevano già impegnato i loro
capitali in precedenti prestiti alla città o allo stato.
Intanto le difficoltà di approvvigionamento causate dall’accerchiamento della
città fecero salire il valore delle merci: la municipalità fu costretta a trattare con
i macellai perché contenessero il prezzo delle carni di vitello e di manzo a non
più di 5 denari e 6 soldi la libbra
105
. Anche il costo del grano continuava a cre-
Facciata della chiesa de Padri di San Francesco di
Paola
, disegno a penna e acquerello (ASCT,
Collezio-
ne Simeom
, D 1702).
100
Si trattava dei diritti di entranea e di imbottato, le più importanti gabelle sul vino: rispettivamente sul vino che
entrava in città e su quello che veniva venduto nelle cantine e osterie. Si veda D. B
ALANI
,
Il commercio dei prodot-
ti agricoli nella Torino moderna
cit., p. 310.
101
ASCT,
Ordinati
, vol. 236, cc. 137-138, Congregazione del 15 maggio 1706.
102
Ibid
., c. 146, Congregazione del 24 maggio 1706.
103
Ai primi di maggio il duca aveva già invitato i cittadini più abbienti a consegnare alla Zecca l’argenteria, onde
poter battere moneta, indispensabile a pagare le truppe. In cambio vennero dati luoghi del Monte di San Giovan-
ni Battista.
104
Ibid
., c. 167, Congregazione del 26 maggio 1706. Si propose di vendere i «beni inculti della campagna di Mir-
refiori» e di stipulare mutui garantiti dai beni del territorio.
105
Ibid
., c. 172, Congregazione del 29 maggio 1706. A quel prezzo si doveva vendere un misto di carni di vitello e
di manzo.




