127
dicare. A fine luglio la città aveva già deliberato una prima tornata di soccorsi,
con «darli mezza libbra di pane composto di barbariato al giorno per caduna
bocca per un mese», cominciando «dalli primo di agosto» e di farlo distribuire
settimanalmente dai rettori dell’Ospedale di Carità; «quanto alle famiglie vergo-
gnose s’è progettato di farli dare un emina di barbariato ridotta in farina per
caduna bocca per una mesata»: tale distribuzione doveva essere affidata ai consi-
glieri
140
. Nella Congregazione del 12 agosto si stabilì di dare altri cento sacchi di
barbariato in elemosina all’Ospedale di Carità e distribuire cereali ai molti pove-
ri che non avevano goduto del precedente soccorso
141
.
Per tutto il mese di agosto le bombe, i proiettili incendiari, le pietre caddero
incessantemente su Torino, provocando danni assai gravi alle case, appiccando
incendi che i brentatori e i volontari, muniti di secchi e pompe, si affrettavano a
spegnere. Le strade, cui era stata tolta la pavimentazione per evitare che il rimbal-
zo di bombe e schegge provocasse danni maggiori, risultavano quasi impraticabi-
li per la presenza di macerie, materiali di riparazione, legna e fascine. La popola-
zione, concentrata in un’area ristretta della città risparmiata dai bombardamenti,
viveva in condizioni di sovraffollamento e di igiene precaria che, sommandosi alle
restrizioni alimentari, favorivano l’insorgere di malattie. Ai malati e ai numerosis-
simi feriti provvedevano i tanti medici e chirurghi
142
pagati dall’amministrazione
in servizio negli ospedali cittadini o dediti alla libera professione.
Nell’ultima settimana di agosto le notizie sull’avanzata dell’esercito imperiale gui-
dato dal principe Eugenio indussero i francesi a stringere i tempi dell’assedio e
indurre la città alla capitolazione
143
. Gli assediati, sottoposti ad attacchi incessan-
ti, di giorno e di notte, erano allo stremo delle forze quando si venne a sapere che
il principe Eugenio con la sua armata si stava avvicinando a Torino a tappe forza-
te
144
. Proprio la sera del 29 agosto, quando Pietro Micca sacrificò la propria vita
in difesa della città, Eugenio raggiunse Vittorio Amedeo vicino a Carmagnola e
due giorni dopo il suo esercito si congiunse con le forze ducali in prossimità di
Villastellone. Ai primi di settembre l’esercito austro-piemontese spostò l’accam-
pamento sulla riva destra della Dora (tra Rivoli e Torino), per attaccare i francesi
trincerati sul lato orientale della città. Lo scontro decisivo era ormai vicino. Il 3
settembre fu trasmesso agli assediati l’ordine «che tutta la cittadinanza, et ordi-
nanza dovesse prender l’armi e portarsi alli posti [di guardia] come si è subito
eseguito havendo immediatamente mandati due battaglioni de’ cittadini per
caduna porta, e questo è causa che si credeva che il Serenissimo Principe Euge-
nio e S.A.R. dovessero attaccare sotto questo giorno l’inimico come era venuta
nova»
145
. Benché la notizia si rivelasse poi falsa, i torinesi già speravano che la libe-
razione fosse imminente. La battaglia infuriò infine il 7 settembre: le truppe del
presidio uscirono dalle mura per dar man forte all’esercito austro-piemontese; a
mezzogiorno le sorti della battaglia erano già decise e giunse in città la notizia che
i francesi avevano tolto l’assedio e che il grosso delle truppe batteva in ritirata
verso Pinerolo.
«La Città è colma di un felice tumulto. Gli abitanti si precipitano in folla verso
la Porta Susina e straripano fuori dalle mura» scrive Solaro della Margarita
146
. I
Dragoni del Re
, in
Stendardi vecchi e nuovi [...]
, 1765
(BRT, Ms. Mil. 134, p. 7).
140
ASCT,
Ordinati
, vol. 236, c. 243, Congregazione del 27 luglio 1706.
141
Ibid
., c. 283, Congregazione del 12 agosto 1706.
142
A Torino operavano un’ottantina di medici e poco meno di cento chirurghi; 12 erano gli ospedali, di cui tre
destinati ai civili. Si veda G. A
MORETTI
, P. M
ENIETTI
,
Torino 1706
cit., p. 17.
143
Le strategie degli assedianti sono narrate con dovizia di particolari dagli autori delle varie cronache più volte
citate; per un elenco preciso si veda
ibid
., pp. 119-123.
144
Per rincuorare i soldati il conte Daun lesse una lettera del principe Eugenio in cui si assicurava che avrebbe
marciato giorno e notte per raggiungere al più presto Torino.
145
F.L. S
OLERI
,
Giornale dell’assedio e difesa di Torino li 12 maggio 1706
cit., p. 159 e sgg.
146
G.M. S
OLARO
D
ELLA
M
ARGARITA
,
Journal historique du siège de la Ville et de la Citadelle de Turin, en 1706
cit., p. 147.




