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dicare. A fine luglio la città aveva già deliberato una prima tornata di soccorsi,

con «darli mezza libbra di pane composto di barbariato al giorno per caduna

bocca per un mese», cominciando «dalli primo di agosto» e di farlo distribuire

settimanalmente dai rettori dell’Ospedale di Carità; «quanto alle famiglie vergo-

gnose s’è progettato di farli dare un emina di barbariato ridotta in farina per

caduna bocca per una mesata»: tale distribuzione doveva essere affidata ai consi-

glieri

140

. Nella Congregazione del 12 agosto si stabilì di dare altri cento sacchi di

barbariato in elemosina all’Ospedale di Carità e distribuire cereali ai molti pove-

ri che non avevano goduto del precedente soccorso

141

.

Per tutto il mese di agosto le bombe, i proiettili incendiari, le pietre caddero

incessantemente su Torino, provocando danni assai gravi alle case, appiccando

incendi che i brentatori e i volontari, muniti di secchi e pompe, si affrettavano a

spegnere. Le strade, cui era stata tolta la pavimentazione per evitare che il rimbal-

zo di bombe e schegge provocasse danni maggiori, risultavano quasi impraticabi-

li per la presenza di macerie, materiali di riparazione, legna e fascine. La popola-

zione, concentrata in un’area ristretta della città risparmiata dai bombardamenti,

viveva in condizioni di sovraffollamento e di igiene precaria che, sommandosi alle

restrizioni alimentari, favorivano l’insorgere di malattie. Ai malati e ai numerosis-

simi feriti provvedevano i tanti medici e chirurghi

142

pagati dall’amministrazione

in servizio negli ospedali cittadini o dediti alla libera professione.

Nell’ultima settimana di agosto le notizie sull’avanzata dell’esercito imperiale gui-

dato dal principe Eugenio indussero i francesi a stringere i tempi dell’assedio e

indurre la città alla capitolazione

143

. Gli assediati, sottoposti ad attacchi incessan-

ti, di giorno e di notte, erano allo stremo delle forze quando si venne a sapere che

il principe Eugenio con la sua armata si stava avvicinando a Torino a tappe forza-

te

144

. Proprio la sera del 29 agosto, quando Pietro Micca sacrificò la propria vita

in difesa della città, Eugenio raggiunse Vittorio Amedeo vicino a Carmagnola e

due giorni dopo il suo esercito si congiunse con le forze ducali in prossimità di

Villastellone. Ai primi di settembre l’esercito austro-piemontese spostò l’accam-

pamento sulla riva destra della Dora (tra Rivoli e Torino), per attaccare i francesi

trincerati sul lato orientale della città. Lo scontro decisivo era ormai vicino. Il 3

settembre fu trasmesso agli assediati l’ordine «che tutta la cittadinanza, et ordi-

nanza dovesse prender l’armi e portarsi alli posti [di guardia] come si è subito

eseguito havendo immediatamente mandati due battaglioni de’ cittadini per

caduna porta, e questo è causa che si credeva che il Serenissimo Principe Euge-

nio e S.A.R. dovessero attaccare sotto questo giorno l’inimico come era venuta

nova»

145

. Benché la notizia si rivelasse poi falsa, i torinesi già speravano che la libe-

razione fosse imminente. La battaglia infuriò infine il 7 settembre: le truppe del

presidio uscirono dalle mura per dar man forte all’esercito austro-piemontese; a

mezzogiorno le sorti della battaglia erano già decise e giunse in città la notizia che

i francesi avevano tolto l’assedio e che il grosso delle truppe batteva in ritirata

verso Pinerolo.

«La Città è colma di un felice tumulto. Gli abitanti si precipitano in folla verso

la Porta Susina e straripano fuori dalle mura» scrive Solaro della Margarita

146

. I

Dragoni del Re

, in

Stendardi vecchi e nuovi [...]

, 1765

(BRT, Ms. Mil. 134, p. 7).

140

ASCT,

Ordinati

, vol. 236, c. 243, Congregazione del 27 luglio 1706.

141

Ibid

., c. 283, Congregazione del 12 agosto 1706.

142

A Torino operavano un’ottantina di medici e poco meno di cento chirurghi; 12 erano gli ospedali, di cui tre

destinati ai civili. Si veda G. A

MORETTI

, P. M

ENIETTI

,

Torino 1706

cit., p. 17.

143

Le strategie degli assedianti sono narrate con dovizia di particolari dagli autori delle varie cronache più volte

citate; per un elenco preciso si veda

ibid

., pp. 119-123.

144

Per rincuorare i soldati il conte Daun lesse una lettera del principe Eugenio in cui si assicurava che avrebbe

marciato giorno e notte per raggiungere al più presto Torino.

145

F.L. S

OLERI

,

Giornale dell’assedio e difesa di Torino li 12 maggio 1706

cit., p. 159 e sgg.

146

G.M. S

OLARO

D

ELLA

M

ARGARITA

,

Journal historique du siège de la Ville et de la Citadelle de Turin, en 1706

cit., p. 147.