128
torinesi attendono con impazienza i vincitori: «terminata gloriosamente l’azione
S.A.R col Principe Eugenio, e gli altri Principi e Generali verso la sera entrò in
Torino fra le acclamazioni di tutta la Città giubilante al rivedere il suo Sovrano
salvo fra tanti pericoli, e vittorioso de’ suoi nemici»
147
. Una sontuosa cena prepa-
rata con vettovaglie per lo più razziate negli accampamenti francesi fu offerta dal
conte Daun ai vincitori. Dal canto suo la Congregazione volle manifestare in
modo concreto la profonda gratitudine nei confronti dei combattenti, «in que-
sta contingenza dell’imminente soccorso tanto desiderato e necessario per la
liberazione di questa Città dall’assedio e dalle angustie in quali si ritrova, con
dare un rinfresco di pane, vino e formaggio […] alle soldatesche dell’armata
ausiliaria che s’introducono in questa città et anche alla guarnigione che ha sino-
ra sostenuto e sostiene il peso»
148
. Tale «rinfresco», ricco e abbondante, seppur
con la sostituzione del lardo al formaggio
149
, venne offerto ai commissari addetti
all’approvvigionamento del contingente piemontese e degli alleati il giorno stes-
so della vittoria.
Nelle settimane che seguirono la liberazione di Torino dall’assedio si cominciò a
sanare le ferite che i francesi avevano inferto a uomini ed edifici. Si percepivano
il sollievo per lo scampato pericolo e la soddisfazione per la vittoriosa battaglia,
ma anche la preoccupazione per la guerra che ancora dilaniava il paese. A incom-
bere era sempre il problema delle risorse finanziarie indispensabili alla ricostru-
zione e al proseguimento del conflitto.
Nell’immediato si fronteggiarono le esigenze alimentari dei cittadini dando
fondo alle riserve immagazzinate in città: le più deteriorabili vennero addirittu-
ra vendute, ma si sfruttarono anche le ingenti provviste abbandonate dagli asse-
dianti in fuga. Si provvide ai feriti di tutte le parti ricoverati in gran numero
negli ospedali e ai moltissimi prigionieri rinchiusi nelle carceri senatorie: vi
rimasero in una situazione di spaventoso sovraffollamento fino al termine della
guerra. La municipalità si fece ancora una volta carico dei poveri da soccorrere
e remunerò in varia misura ufficiali pubblici e privati cittadini che si erano pro-
digati con coraggio e dedizione per la salvezza della città
150
. Negli ultimi giorni
di settembre sovvenzionò tutte le istituzioni caritative torinesi
151
, distribuì grano
ed elemosine ai più miseri e affidò a un panettiere il compito di cuocere pane
per i poveri
152
.
Più arduo fu reperire le risorse necessarie a ricostruire le infrastrutture indispen-
sabili alla ripresa dei traffici: si provvide a ripristinare il ponte sul Po e i due porti
sul fiume, cui si aggiunse un ponte di barche sulla Dora in attesa di costruirne uno
in muratura
153
; gli interventi interessarono anche le strade cittadine, cui occorre-
va restituire il selciato. Era indispensabile ripristinare i mulini sul Po e sulla Dora,
danneggiati dai francesi
154
, e in seguito lesionati da una piena straordinaria dei
fiumi. In attesa di completare i lavori si ripiegò sui venticinque mulini a mano
della città e si inviarono i grani a macinare a Moncalieri e Carignano
155
. Occorre-
va poi rimettere in funzione l’apparato amministrativo e intervenire sugli edifici
lesionati dai bombardamenti.
147
F.A. T
ARIZZO
,
Ragguaglio istorico dell’assedio, difesa e liberazione della città di Torino
cit., p. 82.
148
ASCT,
Ordinati
, vol. 236, c. 303, Congregazione del 29 agosto 1706. Si prevede di consumare 200 sacchi di
grano, 50 carra di vino e 150 rubbi di formaggio.
149
Ibid
., c. 309, Congregazione dell’8 settembre 1706.
150
Molte persone lamentarono di essersi impoverite e chiesero soccorso. Il personale amministrativo della città o
adibito a vari servizi pretese una gratifica per il lavoro in più svolto durante l’assedio; la maggior parte venne
accontentata (
ibid.,
c. 348, Congregazione del 10 ottobre 1706).
151
Ibid
., cc. 339-340, Consiglio del 29 settembre 1706.
152
Ibid
., cc. 368-369, Congregazione del 31 ottobre 1706.
153
Ibid
., c. 359, Congregazione del 26 ottobre 1706.
154
Ibid
., c. 364, Congregazione del 31 ottobre 1706.
155
Nella Congregazione del 12 novembre si torna a parlare dei mulini sulla Dora e sul Po inutilizzabili a causa delle




