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Il blocco della città, compiutosi quando la linea di circonvallazione collinare
voluta da La Feuillade si saldò con quella già presente intorno alle mura per
mezzo di un ponte di chiatte destinato a chiudere la via fluviale ai rifornimenti,
si rivelò un evento gravissimo per i torinesi. Provocò infatti l’interruzione del-
l’unica linea di comunicazione con l’esterno, attraverso cui nei primi tre mesi
dell’assedio erano passati carichi di derrate alimentari e modesti, ma preziosi,
rifornimenti di polvere nera. Ora, a scarseggiare era soprattutto quest’ultima,
nonostante le consistenti provviste ordinate da Vittorio Amedeo
132
. All’inizio
dell’assedio c’erano in città 40.000 rubbi di polvere; a fine giugno le scorte
erano quasi dimezzate. Considerati i consumi medi di quelle settimane di inten-
si bombardamenti, il conte Daun calcolava che gli 8000 rubbi di polvere anco-
ra stoccata si sarebbero esauriti entro il 12 agosto
133
. Nelle notti di luglio qual-
che carovana di muli era ancora riuscita a entrare in città con il suo prezioso
carico, ma ai primi di agosto, dopo che i piemontesi avevano fatto passare tra le
linee nemiche 250 barili di polvere provenienti da Cherasco
134
, il generale La
Feuillade aveva bloccato la città dalla parte della collina impedendo ogni scam-
bio con l’esterno. La penuria di polvere da sparo indusse i difensori a tentare il
tutto per tutto: il 19 agosto cinquecento dragoni piemontesi a cavallo provenien-
ti da Chieri, ciascuno con un sacco di polvere in groppa, cercarono di forzare le
difese nemiche, riuscendo però a farne giungere in città solo 40 sacchi
135
; falli-
mentare fu anche l’estremo tentativo di trasportare a Torino otri pieni di polve-
re affidandoli alla corrente del Po
136
. Gli insuccessi convinsero i difensori a
risparmiare ulteriormente la polvere da sparo razionalizzandone i consumi e a
incrementare la produzione
in loco
. Fino a quel momento se ne era fabbricata in
modesta quantità nel polverificio del Balôn, lungo la Dora, ma a metà luglio i
francesi avevano deviato l’acqua che lo muoveva. Si era perciò dovuto ricorrere
a macine, mosse manualmente da un centinaio di uomini, che furono messe in
funzione in un locale di fortuna nelle scuderie di Palazzo ducale. Ma la capacità
produttiva risultò assai più bassa di quella, già modesta, del polverificio di
borgo Dora
137
. Si dovette dunque adottare un piano di razionamento della pol-
vere da sparo che, senza penalizzare le difese, fosse compatibile con il protrarsi
dell’assedio.
La brusca interruzione dei rifornimenti, oltre a influire sulle strategie difensive,
causò un peggioramento delle condizioni di vita della popolazione. «Il caro vive-
ri – scriveva il Solaro – cominciò a dare affanno a tutti, e la fame si fece temere
dai miserabili; così al timore delle distruzioni, si veniva ad aggiungere quello delle
sofferenze»
138
. Alle difficoltà dei torinesi diede sollievo il vicario che si preoccupò
di arginare la salita dei prezzi
139
e di soccorrere i poveri con distribuzioni quoti-
diane di pane. I rettori dell’Ospedale di Carità, incaricati di censire i poveri, ne
avevano registrati oltre 2500, cui si aggiungevano numerose famiglie «vergogno-
se», che i casi della vita avevano impoverito e che per dignità rifiutavano di men-
Nicolas De Fer,
Introduction à la fortification
, 1690-
1694 (ASCT,
Collezione Simeom
, D 850, tav. 3, parti-
colare).
132
Non vi era preoccupazione per le palle di cannone, che all’occorrenza si potevano ricavare fondendo i tetti di
piombo degli edifici e riciclando le palle nemiche.
133
I 40.000 rubbi iniziali di polvere (pari a 368 tonnellate) a fine giugno si erano ridotti a 22.000 (pari 202 tonnel-
late). Poiché si consumavano mediamente 500 rubbi di polvere al dì (circa 4 tonnellate e mezza), le scorte pote-
vano durare poco più di 40 giorni: F. G
ALVANO
,
L’assedio
cit., p. 114 e sgg.
134
La vicenda è raccontata in F.L. S
OLERI
,
Giornale dell’assedio e difesa di Torino li 12 maggio 1706
cit., p. 14
.
135
Ibid
., p. 154.
136
Gli otri vennero infatti visti dai francesi e requisiti (
ibid
., p. 155).
137
D. G
ARIGLIO
,
1706
cit., p. 83.
138
G.M. S
OLARO
D
ELLA
M
ARGARITA
,
Journal historique du siège de la Ville et de la Citadelle de Turin, en 1706
cit.,
p. 86.
139
In pochi giorni il burro e le carni raggiunsero prezzi molto elevati: il burro, che il 6 agosto era venduto a soldi
22 la libbra, il 9 agosto era salito a 30 soldi e il 12 agosto costava 35 soldi; il vitello costava soldi 8 la libbra il 10
agosto e 10 soldi la libbra il 24 agosto (F.L. S
OLERI
,
Giornale dell’assedio e difesa di Torino li 12 maggio 1706
cit.,
pp. 149-151, 155).




