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scere insieme al numero dei poveri. Guerra e assedio avevano danneggiato molti

esercenti e ridotto i consumi; la presenza degli eserciti intorno alle mura impe-

diva i normali scambi commerciali e danneggiava i torinesi che possedevano

terre o cascinali nel circondario. Alcune ville e cascine erano state abbattute

dalle truppe sabaude per evitare che servissero da riparo al nemico; ma tra giu-

gno e agosto gran parte di quelle rimanenti furono occupate o devastate dai fran-

cesi

106

con lo scopo di fare il vuoto intorno a Torino. I cannoneggiamenti degli

assediati avrebbero fatto il resto. «Scemando di giorno in giorno li negozi, et

affari» constatava Giuseppe Maria Solaro della Margarita nel suo

Journal

107

, la

popolazione aveva perso il lavoro e si era impoverita. Poiché le risorse scarseg-

giavano anche tra i benestanti, le elemosine che di norma affluivano nelle casse

delle istituzioni caritative si erano ridotte considerevolmente. La città dovette

dunque intervenire in soccorso dei più miseri. Per ragioni d’ordine pubblico il

conte Daun decise di ricoverare i mendicanti nell’Ospedale di Carità: essi ven-

nero poi impiegati nei lavori di manutenzione delle fortificazioni e ai più giova-

ni e robusti fu affidato il gravoso compito di scavare le gallerie sotterranee da

minare in seguito.

A maggio la città donò trecento sacchi di barbariato

108

all’Ospedale di Carità,

cinquanta all’Ospedale San Giovanni e sei all’Ospedale del Santo Sudario; fece

distribuire centocinquanta rubbi di pane ai conventi e monasteri affinché conti-

nuassero a soccorrere i poveri

109

. I padri minimi di San Francesco da Paola furo-

no incaricati di distribuire ai bisognosi tre volte al giorno minestre preparate in

grandi caldaie all’aria aperta

110

. Si destinarono infine quaranta sacchi di barbaria-

to con cui preparare pane casalengo da distribuire ai poveri

111

. Per una migliore

organizzazione dei soccorsi a giugno si decise di attribuire ai rettori dell’Ospe-

dale di Carità, previo censimento dei bisognosi, il compito di distribuire le ele-

mosine

112

.

Si preparano intanto giorni sempre più difficili per i torinesi: dai primi di giugno

la città è duramente bombardata

113

e lo sarà senza tregua fino a tutto agosto.

Bombe, pietre e palle infuocate cadono sulla cittadella, le case lungo le mura,

Palazzo ducale e la cappella della Sindone, le sedi delle istituzioni. La crescente

intensità dei bombardamenti, concentrati soprattutto sulla cittadella e sui bastio-

ni nord-occidentali, impose il trasferimento di abitanti e istituzioni dalle aree più

colpite. Per ragioni di sicurezza il Senato

114

e la Camera dei conti si spostarono

verso la centrale piazza Castello e il Consiglio comunale prese a riunirsi nel mona-

stero di San Francesco da Paola, in contrada di Po. Anche molti privati cittadini

lasciarono le case lungo le mura tra la cittadella e la Consolata ove era più violen-

to il cannoneggiamento. «La maggior parte lasciando alla guardia d’Iddio le pro-

prie case» scrive Francesco Ludovico Soleri nel suo

Giornale dell’assedio

«si por-

tarono ad abitare con luoro robba nella contrada di Po et in tutti quei contorni,

e si è fatta la piazza per la vendita della robba necessaria per vivere avanti la chie-

sa dei padri di San Francesco di Paola»

115

.

106

Solaro scriveva che, a metà agosto, in pochi giorni furono bruciate più di centocinquanta vigne e case di villeg-

giatura sulle colline: G.M. S

OLARO

D

ELLA

M

ARGARITA

,

Journal historique du siège de la Ville et de la Citadelle de

Turin, en 1706

cit., p. 107.

107

Ibid

., p. 128.

108

Era frumento mescolato con cereali inferiori.

109

ASCT,

Ordinati

, vol. 236, cc. 155 e 156, Consiglio del 24 maggio 1706.

110

F.A. T

ARIZZO

,

Ragguaglio istorico dell’assedio, difesa e liberazione della città di Torino

cit

.

, p. 89.

111

ASCT,

Ordinati

, vol. 236, c. 157, Consiglio del 24 maggio 1706.

112

Ibid

., c. 203, Congregazione del 23 giugno 1706.

113

Ci fu un primo bombardamento, poco più che dimostrativo, l’8 e il 9 giugno, poche ore dopo l’offerta di salva-

condotto per la famiglia ducale; ne seguirono altri due devastanti il 16 giugno e il 24 luglio: F. G

ALVANO

,

L’assedio

cit., p. 88.

114

Solo una parte del Senato: una sezione infatti seguì la corte a Cherasco, insieme a parte della Camera dei conti.

115

F.L. S

OLERI

,

Giornale dell’assedio e difesa di Torino li 12 maggio 1706

cit., p. 131.