122
scere insieme al numero dei poveri. Guerra e assedio avevano danneggiato molti
esercenti e ridotto i consumi; la presenza degli eserciti intorno alle mura impe-
diva i normali scambi commerciali e danneggiava i torinesi che possedevano
terre o cascinali nel circondario. Alcune ville e cascine erano state abbattute
dalle truppe sabaude per evitare che servissero da riparo al nemico; ma tra giu-
gno e agosto gran parte di quelle rimanenti furono occupate o devastate dai fran-
cesi
106
con lo scopo di fare il vuoto intorno a Torino. I cannoneggiamenti degli
assediati avrebbero fatto il resto. «Scemando di giorno in giorno li negozi, et
affari» constatava Giuseppe Maria Solaro della Margarita nel suo
Journal
107
, la
popolazione aveva perso il lavoro e si era impoverita. Poiché le risorse scarseg-
giavano anche tra i benestanti, le elemosine che di norma affluivano nelle casse
delle istituzioni caritative si erano ridotte considerevolmente. La città dovette
dunque intervenire in soccorso dei più miseri. Per ragioni d’ordine pubblico il
conte Daun decise di ricoverare i mendicanti nell’Ospedale di Carità: essi ven-
nero poi impiegati nei lavori di manutenzione delle fortificazioni e ai più giova-
ni e robusti fu affidato il gravoso compito di scavare le gallerie sotterranee da
minare in seguito.
A maggio la città donò trecento sacchi di barbariato
108
all’Ospedale di Carità,
cinquanta all’Ospedale San Giovanni e sei all’Ospedale del Santo Sudario; fece
distribuire centocinquanta rubbi di pane ai conventi e monasteri affinché conti-
nuassero a soccorrere i poveri
109
. I padri minimi di San Francesco da Paola furo-
no incaricati di distribuire ai bisognosi tre volte al giorno minestre preparate in
grandi caldaie all’aria aperta
110
. Si destinarono infine quaranta sacchi di barbaria-
to con cui preparare pane casalengo da distribuire ai poveri
111
. Per una migliore
organizzazione dei soccorsi a giugno si decise di attribuire ai rettori dell’Ospe-
dale di Carità, previo censimento dei bisognosi, il compito di distribuire le ele-
mosine
112
.
Si preparano intanto giorni sempre più difficili per i torinesi: dai primi di giugno
la città è duramente bombardata
113
e lo sarà senza tregua fino a tutto agosto.
Bombe, pietre e palle infuocate cadono sulla cittadella, le case lungo le mura,
Palazzo ducale e la cappella della Sindone, le sedi delle istituzioni. La crescente
intensità dei bombardamenti, concentrati soprattutto sulla cittadella e sui bastio-
ni nord-occidentali, impose il trasferimento di abitanti e istituzioni dalle aree più
colpite. Per ragioni di sicurezza il Senato
114
e la Camera dei conti si spostarono
verso la centrale piazza Castello e il Consiglio comunale prese a riunirsi nel mona-
stero di San Francesco da Paola, in contrada di Po. Anche molti privati cittadini
lasciarono le case lungo le mura tra la cittadella e la Consolata ove era più violen-
to il cannoneggiamento. «La maggior parte lasciando alla guardia d’Iddio le pro-
prie case» scrive Francesco Ludovico Soleri nel suo
Giornale dell’assedio
«si por-
tarono ad abitare con luoro robba nella contrada di Po et in tutti quei contorni,
e si è fatta la piazza per la vendita della robba necessaria per vivere avanti la chie-
sa dei padri di San Francesco di Paola»
115
.
106
Solaro scriveva che, a metà agosto, in pochi giorni furono bruciate più di centocinquanta vigne e case di villeg-
giatura sulle colline: G.M. S
OLARO
D
ELLA
M
ARGARITA
,
Journal historique du siège de la Ville et de la Citadelle de
Turin, en 1706
cit., p. 107.
107
Ibid
., p. 128.
108
Era frumento mescolato con cereali inferiori.
109
ASCT,
Ordinati
, vol. 236, cc. 155 e 156, Consiglio del 24 maggio 1706.
110
F.A. T
ARIZZO
,
Ragguaglio istorico dell’assedio, difesa e liberazione della città di Torino
cit
.
, p. 89.
111
ASCT,
Ordinati
, vol. 236, c. 157, Consiglio del 24 maggio 1706.
112
Ibid
., c. 203, Congregazione del 23 giugno 1706.
113
Ci fu un primo bombardamento, poco più che dimostrativo, l’8 e il 9 giugno, poche ore dopo l’offerta di salva-
condotto per la famiglia ducale; ne seguirono altri due devastanti il 16 giugno e il 24 luglio: F. G
ALVANO
,
L’assedio
cit., p. 88.
114
Solo una parte del Senato: una sezione infatti seguì la corte a Cherasco, insieme a parte della Camera dei conti.
115
F.L. S
OLERI
,
Giornale dell’assedio e difesa di Torino li 12 maggio 1706
cit., p. 131.




