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Per far fronte alle necessità della cittadinanza e del presidio nei primi mesi del-
l’assedio la città svolse un’attività continua, ben testimoniata dai verbali delle
sedute consiliari e dalle numerose cronache coeve attraverso la frequenza delle
convocazioni, l’alto numero di delibere, la varietà di questioni affrontate
93
. A veni-
re in aiuto dell’amministrazione cittadina fu certamente l’efficienza del sistema di
norme e controlli che da tempo regolava la vita dei cittadini, che funzionò bene
anche nei momenti più drammatici. La disciplina cui i torinesi erano avvezzi,
unita al senso di responsabilità dei governanti e ai forti legami con la dinastia,
contribuisce a spiegare il comportamento davvero esemplare degli assediati che,
a città liberata, meritarono i lusinghieri elogi dello stesso Vittorio Amedeo
94
.
Per il Consiglio il problema più grave fu sempre la mancanza di risorse finanzia-
rie, cui cercò di far fronte con i prestiti. Ma oltre a provvedere agli acquisti di der-
rate necessarie al sostentamento dei cittadini durante l’assedio, la municipalità
dovette farsi carico delle pressanti richieste del duca che, attraverso il Gropello,
invitava il Consiglio ad assumere con coraggio nuovi impegni a sostegno delle
truppe e della guerra
95
. Già all’inizio di marzo questi aveva chiesto alla municipa-
lità di costituire un fondo di riserva di almeno 30.000 sacchi di grano per sei mesi,
cui attingere per rifornire i panettieri. Ma la città aveva dichiarato di non dispor-
re del denaro necessario e aveva proposto che il fondo fosse costituito dalla cor-
porazione dei panificatori, in grado forse di ottenere da produttori e grossisti
prezzi più vantaggiosi
96
. Alla fine acconsentì ad acquistare grani, poi rivelatisi utili
nelle settimane successive. A giugno infatti, volendo evitare la crescita dei prezzi
del pane, la città si trovò costretta a fornire ai panettieri grano e farine a prezzo
politico, prelevandoli dai propri magazzini.
Dal canto loro i macellai segnalarono una consistente crescita dei prezzi e chiese-
ro pertanto che le tasse dei vari tipi di carni venissero adeguate. La Congregazio-
ne, pur dichiarandosi disponibile a un adeguamento dei prezzi, chiese che, prima
di procedere agli aumenti, si facessero opportuni controlli sul mercato di Monca-
lieri, Giaveno e Avigliana, da cui proveniva gran parte delle carni macellate a Tori-
no
97
. A maggio si cominciò a pensare ai fieni: il ministro delle Finanze chiese alla
città di emanare disposizioni affinché tutti i proprietari o fittavoli di prati del ter-
ritorio di Torino conducessero in città un carro di fieno maggengo per ogni gior-
nata di prato posseduta, per uso delle truppe, al prezzo di 2 soldi al rubbo. La
municipalità oppose una certa resistenza, sostenendo che il prezzo era eccessiva-
mente basso, che i prati intorno a Torino erano stati devastati dagli accampamen-
ti e dal precedente tentativo di assedio; la siccità inoltre aveva peggiorato le cose.
Tuttavia fu costretta a piegarsi all’ordine perentorio del principe
98
. Il 15 maggio la
Congregazione decise l’acquisto di 300 carri di fieno e di capi bovini in numero
congruo per far fronte alle prevedibili difficoltà. Di comune accordo con i
responsabili delle fortificazioni si decise che i capi acquistati avrebbero pascolato
lungo gli spalti e nei fossati tra le mura
99
. La città autorizzò infine l’entrata di 300
Cittadini per il governo di Torino
, in
Stendardi vecchi
e nuovi [...]
, 1765 (BRT, Ms. Mil. 134, p. 32).
93
Per una cronaca dell’attività del Comune basata sui documenti coevi si veda G
UIDO
A
MORETTI
, P
IERGIUSEPPE
M
ENIETTI
,
Torino 1706. Cronache e memorie della città assediata
, Torino: Il Punto, 2005. Per un esame ragionato
degli Ordinati cittadini, si veda F
ERDINANDO
R
ONDOLINO
,
Vita torinese durante l’assedio
, Torino: Bocca, 1907.
94
Nel dicembre 1706 il duca riceveva i sindaci della città, si congratulava con loro, chiedendo che riferissero la sua
soddisfazione sia ai consiglieri sia alla cittadinanza, che aveva tenuto un comportamento ineccepibile (ASCT,
Ordi-
nati
, vol. 236, c. 423
r
., Congregazione del 12 dicembre 1706)
.
95
Oltre alle alienazioni del tasso decise il 22 febbraio e il 2 giugno, la città decise emissioni di luoghi del Monte il
25 febbraio e il 13 agosto. Sulle varie emissioni si veda G
EOFFREY
S
YMCOX
,
La trasformazione dello stato e e il rifles-
so nella capitale
, in
Storia di Torino
, IV, G. R
ICUPERATI
(a cura di),
La città fra crisi e ripresa
cit., p. 748 e sgg.
96
ASCT,
Ordinati
, vol. 236, c. 100, Congregazione del 6 marzo 1706.
97
Ibid
., c. 115, Congregazione del 30 marzo 1706.
98
Ibid
., c. 131, Congregazione del 10 maggio 1706. Suggerì allora una soluzione di compromesso: che i proprieta-
ri di prati potessero, volendo, portare i loro fieni ai magazzini della città che si impegnava a pagarli 3 soldi per
rubbo e a contrattare con l’esercito un giusto prezzo.
99
Ibid
., c. 141, Congregazione del 16 maggio 1706.




