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vigionamento di fieno, in quel periodo scarso e dunque molto costoso. Inoltre

acquisti troppo abbondanti erano sconsigliati perché questo in estate era facilmen-

te deperibile e non si sapeva dove stivarlo. Si proponeva pertanto di mandare le

bestie a pascolare nei dintorni, a Carmagnola, Chieri e centri vicini, almeno fino a

che le operazioni militari lo avessero consentito.

Nelle settimane successive il ministro delle Finanze continuò a fare pressioni sulla

municipalità prefigurando i rischi di un assedio imminente: alle resistenze del

Consiglio che faceva appello alla mancanza di denaro e alla presenza in città di

consistenti riserve pubbliche e private di derrate

61

che, se ulteriormente incre-

mentate, avrebbero rischiato di deteriorarsi, si opponevano i reiterati inviti dello

stesso Gropello a utilizzare i redditi provenienti dagli affitti delle case e addirit-

tura a tassare le case in Torino

62

. La città rifiutava risolutamente queste ultime ipo-

tesi che si diceva «avrebbero atterrito i torinesi e spopolato Torino» e ribadiva di

non essere in grado di incrementare gli acquisti nella misura richiesta.

A settembre il pericolo dell’assedio si era allontanato: la città stilava dunque un

bilancio di quanto fatto, interrogandosi sulla validità delle iniziative prese nei

mesi precedenti. L’esperimento di mandare a pascolare fuori Torino le bestie

acquistate, per il tipo di animali e il luogo scelto, si era rivelato un fallimento,

«oltre che la vicinanza dell’armate non lascia luogo comodo e sicuro»

63

. C’era poi

61

Ibid

., c. 151, Congregazione del 23 agosto 1705.

62

Ibidem

. Com’è noto le case in Torino erano esentate dal pagamento di imposte, esenzione che la città compen-

sava col pagamento di una serie di gabelle.

63

Ibid

., c. 160, Congregazione del 24 settembre 1705.