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me a molti prodotti freschi dalle vigne della collina e via acqua lungo il Po, e la

legna, stoccata in gran quantità per usi edilizi e alimentari. Più complicato si rivelò

invece l’approvvigionamento di carni, fieno e paglia. Poiché le carni non poteva-

no essere conservate a lungo, se non sotto forma di salsicce, lardi e carni affumi-

cate e salate, si dovette programmare l’acquisto e il mantenimento in città di ani-

mali vivi, con problemi di trasporto, custodia, alloggiamento e pascolo facilmente

immaginabili. In una città di oltre 50.000 abitanti (compresa la guarnigione)

occorrevano annualmente non meno di 20.000 capi di bestiame (vitelli, vitelloni e

buoi in piccola quantità), senza contare gli ovini, i caprini, i suini e il pollame

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. In

tempi normali venivano introdotti in città e macellati man mano che i consumi lo

imponevano; nell’imminenza dell’assedio, anche se gli scambi con l’esterno non

erano totalmente preclusi, si preferì tenerne un buon numero entro le mura, per

poterli macellare in caso di necessità e in quantità sufficiente ai bisogni di truppe

e cittadini. Si possono immaginare le difficoltà dell’amministrazione cittadina nel-

l’allevare in città un tal numero di animali e l’entità delle spese da affrontare.

Anche l’approvvigionamento del fieno e della paglia, di vitale importanza per l’e-

sercito, gli uomini e gli animali, creava non pochi problemi di trasporto, stoccag-

gio e conservazione, senza contare che il loro reperimento era reso difficile dalla

presenza degli assedianti, che li requisivano nelle cascine dei produttori o si impa-

dronivano dei carichi diretti in città. Le molte difficoltà tuttavia non privarono gli

assediati del necessario. Come si dirà più avanti, l’unica merce che scarseggiò real-

mente nei tre mesi dell’assedio fu la polvere da sparo, nonostante le provviste fatte

in primavera e la modesta produzione della fabbrica cittadina.

Plan van de Stadt ent Ksteel van Turin [...]

, incisione in

rame, [1720] (ASCT,

Collezione Simeom

, D 33).

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Sono questi i dati riportati da Einaudi sulla base delle quantità di animali assoggettati al pagamento delle gabel-

le. È pertanto probabile che i consumi reali fossero più alti: L. E

INAUDI

,

La finanza sabauda all’aprirsi del secolo

XVIII e durante la guerra di Successione spagnola

cit., pp. 27-29 e anche F

ERDINANDO

T

AMBURRO

,

Consumo, pro-

duzione e prezzi della carne in Torino nel XVIII

, tesi di laurea, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere,

a.a. 1982-1983, relatore Giovanni Levi, p. 44 e sgg.