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più volte utilizzata anche nei mesi successivi. Attraverso questo strumento le
finanze comunali, e ancor più spesso quelle statali
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, incameravano liquidità ven-
dendo titoli di debito pubblico al 4 o al 5 per cento di interesse. Tale iniziativa
però non sortì gli effetti sperati: ai primi di agosto le sottoscrizioni dei titoli por-
tarono nelle casse cittadine solo 17.000 lire. La città potè acquistare soltanto 200
capi di bestiame dei mille richiesti dal Gropello e fare provvista di fieno.
Il nemico intanto si avvicinava: presa Chivasso, l’8 agosto Vendôme si accampò a
Venaria con l’evidente intenzione di procedere all’assedio di Torino. Non si pote-
va più temporeggiare. Nel ribadire che le provviste fino a quel momento accumu-
late erano insufficienti a tutelare i torinesi in caso di assedio, il ministro delle
Finanze si rivolgeva alla Congregazione con una certa durezza: «La città deve
Plan de la Ville et Citadelle de Turin avec les environs
,
acquaforte acquerellata, 1729 circa (MCAA, inv.
3655/SILA).
lo stato. Emetteva titoli a un interesse che poteva andare dal 3 al 6 per cento. Ogni erezione aveva una dote costi-
tuita da redditi impegnati espressamente per il pagamento degli interessi. I prestiti erano poi garantiti dai beni
della città e talvolta dai proventi delle gabelle. Si vedano D. B
ALANI
,
Torino capitale nell’età dell’assolutismo
cit.,
p. 275 e il saggio di Enrico Stumpo in questo volume.
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Dei numerosi finanziamenti richiesti dallo stato tra 1705 e 1707, ottenuti grazie alle emissioni di luoghi di Monte
garantiti dalla città, si tratta ampiamente nel saggio di G. S
YMCOX
,
La città di Vittorio Amedeo II e dell’assolutismo
cit
.
, pp. 719-726.




